30 luglio

Ok, ci siamo sono le 20 di un martedì di fine luglio e siamo in fila per imbarcarci sul volo dell’Uzbekistan Airways direzione Tashkent la capitale. In realtà non è che siamo….sono in fila. Stavolta l’adrenalina delle partenze è minore, la paura del cosa farò non si sente…ho un mini zaino e la mia macchina fotografica, tutto bagaglio a mano.  Alle 20,45 si vola, atterrerò alle 3,40 di mattina dopo 7 ore quasi e là saranno le 6,40 (+3 rispetto all’orario italiano).  A domani buonanotte e buon viaggio.

31 luglio

Volo perfetto, arrivo puntualissimo…anche troppo, sono le 7 quando mi presento nel mio hostel di Tashkent… adesso devo aspettare le nove, provo a rilassarmi un po’ e magari dormire, ma la vedo difficile.

Camera assegnata, cambio di vestiti e si parte per la città. Fa caldo…. tanto, fortunatamente ci sono tanti alberi in giro e tante zone verdi. Prendo la Metro, moderna e pulitissima e mi dirigo verso il mercato (piccola nota: costo corsa in metropolitana 1200 Som = 0,15 €) il più famoso è il Bazar Chorsu. Qui si trova di tutto, principalmente cose da mangiare, vestiti e tessuti vari, oltre a vasi e tappeti. C’è molta gente ma tranquilla e anche incurante dei turisti (non molti).

Mi perdo nel mercato facendo foto e assaggiando prodotti locali come formaggio e una specie di calzone fritto accompagnato da salsa piccante.

Pausa relax in ostello dove conosco i miei compagni di camerata, sono pakistani che fanno tappa qui per poi andare in cerca di lavoro in Lituania per 4 anni , mi riposo un paio d’ore e poi riparto sperando che la temperatura sia leggermente calata. La cosa buona è che non è afoso, il mare da qui è lontano.

Dopo le 17 si sta abbastanza bene, giro per alcuni quartieri della città per farmi un’idea di ciò che mi circonda. La città è molto moderna, quasi tutta ricostruita dopo il terremoto, su tutto spicca la torre della TV. Attraverso alcuni grandi spazi verdi, in alcuni vi sono dei luna park e piscine.

Poi prendo la metro e sempre verso Chorsu, quando siamo  ormai al tramonto,  visito la madrasa di Kukeldash.

Uscito mi fermo al bazar per cena, fidandomi del ragazzo del chiosco lascio a lui la decisione della mia cena, ed è così che mi ritrovo a 30° e passa a mangiare noodles con una zuppa bollente e tè verde caldo! In realtà è tutto molto buono, speziato e neanche troppo pesante, è un loro piatto tipico chiamato Lagman una zuppa con tagliolini e carne di… cavallo. Costo totale cena 18000Som = quasi 2€. Vabbè lasciamo pure la mancia!!!!

Si rientra, sono 2 giorni che non dormo… Good night!!!

1 Agosto

Sveglia verso le 9, colazione in hotel e si parte.

Già il sole si fa sentire… Prima sosta il complesso di moschee del Khast Imom.

Si inizia dalla grande moschea del Venerdì Hazroti Imom con i suoi alti minareti. C’è un museo-biblioteca Moyie Mubarek ed un piccolo mausoleo del 16°sec. chiamato di Abu Bakr Kaffal Shoshi, forse il più antico di questa città, vi è poi la grande medressa di Barak Khan, dove ora all’interno ci sono tutti negozietti di souvenir. Posto molto bello, che decido di tornarci al tramonto e con meno caldo.

Prossima tappa la moschea di Minor

Costruita recentemente anche questa moschea tutta molto chiara ha due alti minareti, una cupola grande ed una enorme sala circolare.

Mentre percorro la strada lungo il fiume mi imbatto in vari gruppi di ragazzi che fanno il bagno nel fiume…la tentazione è veramente alta.

Nel pomeriggio riposo con bagnetto nella piscina dell’hotel e con il tempo più favorevole del tardo pomeriggio si riparte. Torno al tramonto al complesso visitato la mattina per alcune foto e per le mie immancabili panoramiche. Effettivamente al tramonto questo luogo è ancora più bello.

Riprendo la metro e cambio decisamente zona.

La sosta successiva è al museo di Amir Timur, anche se chiuso (qui tutto chiude alle 18) da fuori questo enorme edificio circolare è molto bello con le sue fontane. Vicino c’è il parco Amir Timur maydoni, ritoccato e stravolto da qualche anno dal presidente della Repubblica.

Tornando alla metro incontro nuovamente la TV tower che di notte ha un’altro aspetto.

Mi fermo a cena in un carino locale vicino al mio ostello, la metro chiude alle 23, ma la sera passa una ogni 20 minuti…meglio non rischiare visto che già è abbastanza tardi.

Domani ultimo giorno a Tashkent… forse 3 giorni sono troppi… Però posso girare senza meta come piace a me. Good night!

2 agosto

Sveglia verso le 8e30, colazione, chiacchierata con i ragazzi pakistani dell’ostello che oggi dovrebbero partire per la Lettonia, senonché ad uno di loro ancora non hanno rilasciato il visto per non specificati motivi sullo scopo della visita.

Comunque oggi riprova e spero per lui di non rincontrarlo al rientro.

Ci salutiamo e parto per la città. La prima sosta è al parco Navoi, un parco enorme con fontane enormi e statue enormi….diciamo che hanno un po’ esagerato. Pieno di fontane, tanto verde ma pochissima gente…

Al suo interno la madrasa Oily Majilis un edificio ristrutturato e ben curato dove all’interno trovo un piccolo spettacolo musicale.

Continuo per arrivare alla stazione della metropolitana successiva che sta all’uscita del parco.

È già quasi ora di pranzo così decido che è ora di assaggiare il piatto tipico nel posto più tipico della città…il Plov al Plov Centre.

Il plov dicono sia un piatto afrodisiaco, letteralmente significa “preliminare”, qui ne vanno fieri. Si tratta di un mega risotto cotto dentro una mega padella appoggiata direttamente su un mega braciere dove c’è olio (tanto) ,pezzi di carne e spezie per almeno 5 ore, in una altra mega padella viene cucinato il condimento e poi si aggiungono altre cose secondo i gusti (uova, cipolle, aglio, carne a pezzi…..)

Nella prima foto il riso, nella seconda il condimento e poi il piatto finito:

Sinceramente è molto buono, accompagnato con yogurt, thè verde, pane caldo e formaggio è veramente un piatto che sazia così tanto che dopo il preliminare vai direttamente a dormire…

Comunque spesa totale per un litro di thè freddo fatto in casa, Plov, contorni, e thè caldo 5€ mancia esclusa.

Continuo a girare per digerire, alla fermata della metro Alisher Navoi fotografo l’accademia della cultura Islamica, ma fa caldo allora decido che mi butto in piscina in attesa della sera.

Al mio rientro dei ragazzi pakistani nemmeno l’ombra…. In bocca al lupo!!!

Verso sera riparto, torno verso il Bazar Chorsu per riuscire a immortalare tutto il complesso coperto dalla enorme cupola, visito una moschea lì vicino, banchetto per strada ….

 

Al ritorno mi fermo in un localino per un caffè e gelato.

Si rientra domani si riparte… direzione : Samarcanda!

Byeeee

3 agosto

Allora…la giornata di oggi è qualcosa di incredibile.

Mi sveglio presto, alle 7, colazione, preparo i bagagli e mi avvio. Come consuetudine saluto il ragazzo alla reception, che poi è anche il proprietario, e così parlando chiedo per la stazione la fermata più vicina, ma già sapevo la risposta…..o meglio pensavo di sapere… perché mi fa’: dipende dalla stazione? Ed io: come???? Perché quante stazioni ci sono??? E lui: vedi sul biglietto!

Il problema è che il biglietto ha caratteri incomprensibili ai non addetti ai lavori, riesco a malapena a leggere il mio nome….che è pure sbagliato oltretutto!!! Per farla breve la stazione non è quella dove pensavo di andare io e obbligatoriamente devo andare in taxi perché non c’è fermata vicino!!

Meno male che ho domandato altrimenti mica lo so dove sarei andato!

Comunque taxi-stazione-treno e sono a bordo perché ormai domando a tutti: quale treno è, da quale binario parte…qui è scritto tutto in Uzbeco e russo!

Con circa 20€ sono in prima classe direzione Samarcanda.

Viaggio carinissimo con due amiche di oltre 50anni che si sono conosciute in viaggio insieme ad altre 2 svedesi, una di loro è mongola e ogni anno raggiunge le altre per visitare i loro paesi, quest’anno è toccato all’amica uzbeka che però vive in Danimarca!!!! (Spero si sia capito qualcosa)

Tra tutte le cose che voglio vedere a Samarcanda e dintorni c’è la Hazrat Daud Cave o grotta di David, è uno dei più famosi luoghi santi in Uzbekistan si trova a 40 km a sud-ovest da Samarcanda, nel territorio del villaggio di Aksay. È la Grotta di Hazrat Daud (St. David), venerata nelle tre religioni del mondo. La grotta è avvolta in un sudario di molte leggende, anno dopo anno, raccontate dai locali ai pellegrini che vengono lì per chiedere al santo la guarigione o la realizzazione del desiderio del loro cuore.

Secondo una leggenda araba, Lord inviò il biblico re David in Asia per predicare il monoteismo. La predicazione di Hazrat Daud, come fu chiamato dai musulmani, accese la rabbia degli zoroastriani, che vivevano lì, inducendoli a inseguirlo. Daud si rifugiò sulle montagne e, pregando Dio, fu in grado di separare le pietre con le mani e nascosto nella montagna si salvò.  E questa è la storia…

Questa la legenda: David stava cercando un posto segreto dove riposarsi prima della battaglia con Goliath. Genii lo portò in una zona montuosa vicino a Samarcanda, ma gli ifriti lo trovarono e portarono anche il gigante Golia sulla loro schiena. David fece domanda a Dio con una preghiera per nasconderlo, poiché non era ancora pronto per la battaglia con Golia. Corse fino a quando non si fece strada tra scogliere inaccessibili. Credendo che il Signore lo avrebbe protetto, David iniziò a scavare un buco in un masso che divenne improvvisamente più morbido della cera nelle sue mani. Andò in profondità nella roccia, lasciando Goliath a mani  vuote che colpì la roccia con il suo bastone con incredibile furia.

Questa la verità: Si ritiene che la grotta di Hazrat Daud soddisfi qualsiasi desiderio, anche il più incredibile. Per arrivarci devi montare 1303 gradini, fino alla cima della montagna. Lì, in cima, puoi pregare nell’antica moschea. Quindi devi scendere 200 gradini fino alla grotta vera e propria di Davide. La grotta, larga da 0,5 a 4 m, alta fino a 15 m e lunga fino a 60 m, è un tunnel buio dove è possibile vedere le impronte delle mani e le impronte di Daud alla sua estremità. Per esprimere un desiderio dovresti toccarli. PS… 1500 gradini solo andata!!!!

Arrivo alla stazione dopo 3 ore esatte di viaggio, scendo e cerco un taxi per il mio ostello.

Così tra tutti i tassisti ufficiali o meno, incontro un ragazzo giovane, carico i bagagli e partiamo, davanti a me un giornalino turistico con l’immagine della grotta di Davide!!! La mia domanda è: quanto vuoi per andare?? Con 25€ mi porta alle grotte, mi accompagna per tutti i gradini e poi mi riporta in ostello dopo non meno di 5 ore… neanche tratto…si parte!

Nonostante l’orario proibitivo sugli scalini c’è vento e si sta abbastanza bene, all’inizio della scalinata c’è un ragazzo con una bilancia che per 1000 Som ti pesa all’andata e al ritorno. Peso 78 kg e 400g vestito e con macchina fotografica.

Si parte, lungo il percorso ci sono tante bancarelle e in pratica quando ci fermiamo per riprendere fiato li conosciamo tutti, sono tutti curiosi, sono l’unico italiano qui, tutti scherzano e vogliono le foto…

Dopo un’oretta si arriva in cima per poi scendere verso la caverna.

All’interno niente foto, preghiera musulmana, giro per la grotta e si riesce. Un posto strano, dove anziani, zoppi , gente di tutte le età si mette in camino per raggiungerlo nonostante il percorso sia lungo e difficile. In realtà un metodo alternativo ci sarebbe, quello di raggiungerlo a cavallo…ma non sarebbe la stessa cosa.

Nonostante abbiamo bevuto un litro d’acqua la bilancia al rientro dice 76 kg. Dovrei farlo altre 2 o 3 volte.

Ci rinfreschiamo e si parte per la città. Arrivato in ostello mi offrono il cocomero, faccio una doccia e si riparte, destinazione Registan, il complesso di madrase più famoso al mondo.

Samarcanda è stata ,dopo un periodo fiorente in cui rappresentava il crocevia tra tutti gli scambi asiatici tra Persia Cina Oriente e Occidente, completamente distrutta da Gengis Khan e ricostruttiva da Tamerlano che qui ha la sua tomba.

Il Registan purtroppo in questo periodo è chiuso il pomeriggio perché in corso le prove per il festival di fine agosto, possibile visitarlo dalle 11 alle 16 perché troppo caldo per le prove e dopo le 21, forse, ma potrebbero esserci le prove delle luci. Così un po’ demoralizzato vado a visitare la vicina Moschea di Bibi-Khanym  considerata la più grande Mosche dell’Asia Centrale. La moschea venne costruita per ordine di Tamerlano dopo la sua campagna in India, per mostrare il suo potere e per farlo deportò a Samarcanda migliaia di artigiani indiani. Tamerlano volle costruire la grande moschea del venerdì con uno stile che doveva farla somigliare al paradiso. Oggi è un po’ malridotta a causa dei terremoti.

Per aspettare le 21 ceno in un bel ristorante lì vicino, che poi è pieno di italiani…qui a differenza di Taschkent ce ne sono diversi.

Mangio una zuppa di noodles e un piatto tipico che mi ricorda i khinkali Georgiani: i mantu.

Tutto buonissimo. Si sono fatte le 20,50 dopo un caffè americano mi avvio verso il Registan.

Sono le 21 è tutto chiuso, trovo una guardia e mi dice che devo tornare la mattina dalle 11…ma come mi avevano detto che si poteva entrare dopo le 21? Così per pura fortuna ritrovo la guardia del pomeriggio, gli dico che sarei dovuto riparte l’indomani, arrivato dall’Italia apposta… vabbè mosso a compassione mi accompagna insieme a altri due ragazzi (guarda caso italiani) per un ingresso in privato all’interno della madrasa di Ulugh Beg, per capirci quella a sinistra nelle foto del Registan. Spettacolo impressionante la notte e con la fortuna della prova luci in corso…solo le immagini possono descriverlo.

Per oggi può bastare…. Prendo un taxi e torno in ostello!!

4 agosto

Oggi si cammina!

Dopo colazione e una lunga chiacchierata che va dalla fotografia allo stato comunista, con un russo dell’ostello conosciuto ieri, si parte. Stavolta subito un taxi per raggiungere nuovamente la zona del Registan.

Piccola nota carina sui taxi: non c’è bisogno che ne aspettate uno vuoto…basta che siete più o meno di strada e a discrezione dell’autista salite, è così che lungo la poca strada da fare da 3 ci ritroviamo in 6!! Forse il bimbo l’autista non lo aveva visto…. fatto sta che tutti a bordo e via.

Nuovamente al Registan perché ieri nella piazza non sono riuscito a fermarmi, faccio il biglietto e…. miracolosamente sono nuovamente sulla balconata di un’altra medressa, la medressa Tilla-Kari , da qui riesco a vedere tutta la piazza.

Si continua verso l’antica Samarcanda, Marakanda, un sito di 2,2kmq abbandonato alle intemperie. Si passa prima nel bazar Siob, un classico bazar al coperto molto grande,

Poi si continua per un km fino al museo di Afrosiab. Il museo è pieno soprattutto di reperti trovati nell’area archeologica, ma è famoso per un affresco del VII secolo raffigurante il re Varkhuman che riceve dignitari stranieri in sella ad elefanti e cammelli, affresco che spesso si trova nei libri di scuola.

Proseguendo oltre Afrosiab si arriva (altri 800m dopo sotto il sole) alla tomba del profeta Daniele. La particolarità di questa tomba è che il sarcofago che custodisce il corpo del profeta è lungo 18m!!!

Questo perché si racconta che il corpo del profeta cresca di un cm all’anno.

Da qui si arriva con altri 600-700 m all’osservatorio del nipote di Tamerlano: Ulugbek.

Non è rimasto molto, solo il piano interrato dei 3 di cui era composto l’edificio, è comunque possibile vedere solo parte del quadrante di 30m rinvenuta agli inizi del 1900.

Si torna al centro con il taxi per proseguire verso la tomba di Tamerlano. Piccola notizia storica: Tamerlano non doveva essere sepolto qui, ma siccome quando morì improvvisamente di polmonite in Kazakistan era inverno e non si poteva raggiungere Shakhrisabz fu sepolto nel mausoleo di Gur-e-Amir.

Insieme a lui sepolti Ulugbek, i figli e un consigliere.

Da qui si prosegue per la statua enorme di Tamerlano che segna il confine tra la città vecchia e quella nuova costruita dai russi.

Per oggi basta, si rientra, dato che il mio ostello è qui vicino. Doccia e poi a cena in un posto tipico.

5 agosto

Oggi gita fuori porta: Shakhrisabz, la città di Tamerlano. Mi sono messo d’accordo con il ragazzo tassista-guida dell’altro giorno e alle 9 è davanti al mio ostello.

Per arrivare ci vogliono 1h e mezza sono almeno 90 km. Le strade sono abbastanza buone, ma ci sono spesso mucche e animali in libertà, si deve oltrepassare un passo di montagna e si ha una bella idea del territorio nonché della vita nei paesini sperduti al di fuori delle città.

Shakhrisabz è una bella cittadina, ovviamente la parte che interessa ai turisti è tutta concentrata nell’enorme piazza moderna che tanto ha fatto discutere per la bruttezza ,tanto che l’UNESCO ha messo questo luogo nei monumenti in pericolo.

In effetti al colpo d’occhio non è che renda molto, un piazzale asettico, con intorno delle casette basse. Comunque si parte dal palazzo Ak-Saray, il palazzo estivo di Tamerlano, rimasto in pratica diviso in due, è veramente enorme solo il portale rimasto è alto 38m!

Fa molto caldo e non c’è la minima ombra… Proseguo verso sud si incontra il caravanserraglio di Koba, restaurato e modernizzato che è diventato un ristorante!,

si arriva al Dorus Siyadat dove si trova la tomba di Jehangir, primogenito di Tamerlano morto a 22anni, la cripta di Tamerlano molto spoglia e il complesso termina con la moschea di Khazarati-Imom con una parte antistante (avian) sorretta da grandi colonne in legno. Qui si sta anche bene perché vi sono alberi secolari che fanno ombra ovunque.

Si arriva infine alla maestosa moschea del venerdì Kok-Gumbaz fatta da Ulugbek, il suo nome significa “cupola azzurra”, non ci vuole molta fantasia:

Di fronte le altre cupoline sono il Dorut Tilyovat, cimitero degli antenati di Tamerlano.

La calda gita a Shakhrisabz termina qua dopo un’oretta e mezza…ne è valsa la pena…? Dato che ho tempo per vedere tutto forse sì, altrimenti tra tassista (la mashrukta la sconsiglio visto le strade e il tempo per arrivare), il caldo, il tempo impiegato (3h viaggio e 1,5h visita) non so se ne vale la pena.

Comunque al ritorno ci fermiamo in un “ristorante” casareccio sui monti immerso nel verde. Si mangia distesi su un basso cuscino in una specie di baldacchino.

Si mangia quasi tutto con le mani ed è tutto veramente buono! Si torna a Samarcanda. Costo totale pranzo con birra e bevande varie 13€ in due… abbiamo esagerato.

Riposo e doccia in ostello e dopo le 5 si riparte.

Mi manca di vedere il complesso Shah-i-Zinda.

Il complesso Shah-i-Zinda comprende dei mausolei e altri edifici rituali dei secoli IX-XIV e XIX. Il nome Shah-i-Zinda ( significa “Il re vivente”) ed è collegato con la leggenda che Kusam Ibn Abbas, il cugino del profeta Maometto sia stato sepolto lì. Che fosse venuto a Samarcanda con l’invasione araba nel VII secolo a predicare l’Islam. Le leggende popolari narrano che egli, dopo essere stato decapitato per la sua fede, prese la propria testa e andò nel pozzo profondo (il Giardino del Paradiso), dove vi sta ancora vivendo.

Il complesso è formato da almeno una ventina di mausolei uno appiccicato all’altro, tutti decorati e ricchi di mosaici bellissimi. Non troppo affollato è veramente bellissimo!!!

Mi fermo a cena in un ristorante tipico al centro e poi come ultimo desiderio entrare nel Registan la notte con le luci per una panoramica fotografica….

6-7 agosto

Si riparte… direzione Bukhara, classica terza tappa del viaggio Uzbeko.

In prima mattina si prende il treno per il quale vanno fieri i: famoso Afrosiab, che per percorrere la tratta di oltre 250km impiega 1,5h con anche una fermata intermedia.

Il percorso è tutto identico, cambia solo la vegetazione in funzione della presenza d’acqua, devo dire che nonostante il caldo i fiumi sono tutti abbastanza ricchi di acqua.

Bukhara è la città più sacra dell’Asia centrale, con edifici millenari ed è quasi tutta concentrata intorno al centro storico dove si ammassano i turisti. È ricca di madrase e minareti, moschee e bazar.

Il mio hotel sta proprio nel centro, piazza Lyabi-Hauz, piazza che si sviluppa intorno alla grande vasca centrale e confinata da madrase e palazzi.

Partendo da qua si trova la mosche Maghok-i-Attar e più avanti i bazar dei cambiavalute, dei cappellani e dei gioiellieri ( Taki-Sarrafon , Taki-Telpak Furushon e Taki-Zargaron).

Proseguendo ancora a est si giunge al luogo più bello e suggestivo il Minareto Kalon alto 48m tutto intarsiato veramente stupendo e la moschea Kalon e  anche la medressa di Mir-i-Arab tutte vicine.

Continuando ancora ad est si arriva all’Ark, la città reale la costruzione più antica fu abitata dal V secolo. Con davanti una moderna torre per osservara la città dall’alto.

Ancora verso est oltrepassata la piazza c’è la meravigliosa moschea di Bolo-Hauz con il suo aivan di pilastri in legno altissimi, bella la sera soprattutto.

Si continua ancora ad est col Mausoleo di Chashma Ayub (Giobbe) e la sua fonte di guarigione dove bere l’acqua! il mausoleo di Ismail Samani, il mercato ancora ad est ed infine c’è la porta della città, l’unica rimasta e anche ridotta malino con le vere vecchie mura.

In pratica dalla piazza centrale i luoghi più suggestivi sono ad est, fatta esclusione per il Char Minar una medressa con 4 minareti piccola in mezzo ad un dedalo di viuzze.

Molti edifici abbandonati, molti in restauro, uscendo dal percorso classico ti ritrovi immerso in vicoli di fango e polvere, con gente locale e bimbi che giocano. Forse la città più vera dove vedere come si vive realmente lontano da ricostruzioni sfarzose o moderne lontano dalla verità passata.

Ho camminato tantissimo in questi giorni e con il caldo preferisco, invece di ritirarmi in hotel,  andare a rilassarmi in un bel hammam 😉

Domani si riparte, direzione Khiva. Buona notte!

8 agosto

Si riparte, sempre in treno, ormai le facce cominciano anche ad assomigliarsi, il percorso classico è questo. Nel treno ci sono 2 ragazzi fiorentini, quelli del Registan per capirci, due ragazze Vicentine conosciute all’ostello di Samarcanda, un turco che avevo conosciuto a Bukhara. Nel mio vagone viaggio proprio con il turco, altri due italiani mai visti, alcuni spagnoli e 5 afgani, 2 donne e 3 ragazzi.

Mi siedo con il turco, Murciel, lavora e vive da anni in Germania, davanti a noi le ragazze afgane, parliamo in inglese per quasi tutte e 5 le ore del viaggio. Tutti loro lavorano in Germania, è incredibile come sia aperta la loro mentalità, come incredibilmente siano lontane da quel mondo che si vede e si sente in TV, quando chiedo se l’Afghanistan sia pericoloso senza un istante di esitazione mi rispondono di sì, incredibile, davanti a me ho tutte persone così socievoli eppure non si capisce perché ci siano ancora tanti problemi.

Arrivati prendiamo una mashrukta tutti insieme, tutti a Khiva!

Khiva è un fortino, un agglomerato di minareti, moschee, madrase e case racchiuse tra alte mura con 4 porte centrate nei quattro lati.

Una vera città vecchia con un concentrato di monumenti storici

Su tutto la moschea di Juma con le colonne in legno, il bellissimo mausoleo di Pahlavon Mahmud, l’incompiuto Minareto Kalta Minor.

9 agosto

Tappa di trasferimento, mi sveglio a Khiva, devo però organizzare i prossimi 2 giorni e sinceramente di vedere altre città non ho fantasia, così camminando mi capita davanti una foto di alcuni relitti arrugginiti in mezzo al deserto….ok trovata la destinazione!
Il luogo però è lontanissimo, quasi 400km solo  andata senza treno o altro, si trova a Muynaq in pratica l’ultima cittadina (se così si può chiamare) del nord Uzbekistan. Mi comincio ad informare sul luogo e così capisco un po’di cose:
In pratica il lago Aral o Aral Sea non più di 50anni fa’ era il 4° lago più grande al mondo, dopo l’opera di deviazione dei suoi due affluenti per coltivare i campi di cotone ha cominciato inesorabilmente a ritirarsi tanto che la città di Muynaq che era uno dei principali porti pescherecci del lago ora si trova ad oltre 150km dal lago!!!! Il lago non si vede neanche col cannocchiale, come se mettessimo l’ombrellone a Roma ed il mare sta a Perugia!!
Tutta la flotta, ormai inutilizzabile, è rimasta letteralmente all’asciutto…ed è rimasta così, solo alcune barche adesso sono state avvicinate e raggruppate come un vero e proprio cimitero. Il luogo chiamato infatti è noto come Graveyard of boats.
Ok bisogna trovare come fare a raggiungerlo. Inanzi tutto vado nella vicina Urganch che è molto più grande di Khiva e partendo da lì risparmio una quarantina di km all’andata e al ritorno. Nel frattempo incontro il mio amico turco che invece è in cerca di un biglietto aereo per la capitale ed a Urganch c’è l’aeroporto…. tutti a Urganch!!

Il mio amico turco è quello davanti in discussione con l’autista!!!

Prima cosa agenzia di viaggi….non esistono, l’unico consiglio che ci danno è di andare al bazar dove sono i tassisti…se vabbè lasciamo stare, così ho un idea chiedo direttamente in alcuni hotel se organizzano qualcosa e girando mi imbatto in un grande hotel veramente lussuoso (il mio amico in caccia del biglietto è andato in aereoporto direttamente nel frattempo) entro chiedo alle hostess… niente nessuno organizza, però una delle due che fortunatamente parla pure inglese mi dice che suo fratello potrebbe accompagnarmi per 60€!!!

Unico problema non parla una parola di inglese, sai che viaggio oltre 10 ore sulle sgarrupate strade uzbeche senza dirci una parola!!! Però dato che lei non lavora domani e non essendoci mai stata si offre volontaria per venire insieme a noi!!! Perfetto vado nell’hotel che avevo prenotato prima su internet…(questo comunque costerebbe troppo) e l’appuntamento è per il 10 alle 8 di mattina!! Perfetto siamo apposto, il mio amico ha il biglietto, io il mio viaggio. Dobbiamo solo perdere tempo, così giriamo per questa grande città in stile russo con grandi strade e palazzi squadrati che offre veramente poco ai turisti, l’unica cosa che non manca il bazar caratteristico.

Giriamo fino alle 18, poi entriamo in un caffè per passare l’ultima ora insieme dato che lui per le otto deve essere in aereoporto…il volo è per stasera. Nel caratteristico caffè c’è una nonnina che sta facendo i ravioli a mano e noi rimaniamo incantati, durante il tempo del nostro caffè ha riempito due teglie di tortelloni ripieni!

È il momento dei saluti, posso dire di aver conosciuto proprio una bella persona, veramente in gamba, speriamo di rivederci!

Con un pizzico di tristezza torno in hotel, preparo la macchina fotografica per l’indomani e mi butto sotto la doccia. Esco per cena e poi a ninna, domani giornata pesante!

10 agosto

Sono le 8 ed ad aspettarti sotto l’hotel…..non c’è nessuno!!!! Mi sono fidato ciecamente ed ho preso la “sola”….pensavo…. invece arriva un msg Wup che sono in ritardo causa metano…Tutto ok!

Con una ventina di minuti di ritardo si parte, la strada è lunghissima, non ci sono autostrade anzi non ci sono neanche belle strade tranne alcuni tratti a due corsie e poi a sapere come guidano qui tutto vorresti fare tranne un viaggio di 740 km tutto in un fiato (a breve metterò video).

Per strada c’è di tutto, pulmini carichi di persone, animali, carretti, crateri e dossi, ma soprattutto dal finestrino si vede la natura.

Altra curiosità: qui nonostante il caldo estivo, le strade piene di dossi e nonostante la benzina costi un quarto che in Italia, le auto vanno a metano!!! Con un altissimo rischio di scoppio. L’auto dove sono va proprio a metano, così quando bisogna fare rifornimento che è uno dei momenti più pericolosi i passeggeri scendono, vanno all’uscita della stazione dove spesso c’è una sala d’attesa con un bar e aspettano che arrivi il guidatore. In tanti hanno l’auto a gas e anche per entrare non possono esserci più di una auto nelle vicinanze della pompa.

tutti in fila.

La parte ovest dell’Uzbekistan è una regione autonoma chiamata Karakalplakstan.

Il Karakalpakstan è suddivisa in 14 distretti, si estende per circa 160.000 km² coprendo la piana di Corasmia, altrimenti conosciuta come Khorezm. La capitale è Nukus.

Il lago d’Aral sta proprio in questa regione.

piano piano si arriva!

A Muynaq è veramente quasi tutto surreale. Una città molto più grande di come pensavo, completamente in costruzione, ma veramente non c’è un metro senza cantiere aperto…dopo quasi 100km di nulla totale!!! Sul monumento all’ingresso campeggia ancora il pesce simbolo del porto peschereccio che fu.

Arrivati zona lago l’aspetto è ancora più desolante. Potrebbe essere la spiaggia più grande del mondo se pensiamo a dove sta il lago, forse questa foto riesce a dare un’idea.

Tutta la flotta o quasi è in mostra forse come monito o forse ormai più che rassegnata.

Poi le più belle, quelle più grandi e ormai troppo delicate da spostare stanno disperse in questa area enorme.

Tra viaggio e foto in mezzo alle barche sono ormai le 14,45 i miei accompagnatori sono già dentro una yurta ad ordinare, io poco dopo mi aggiungo.

Verso le 16 si ritorna, ne è valsa la pena? 10 ore tra andata e ritorno, 65€ spese pranzo incluso, una giornata indimenticabile, strana, che mi ha fatto vedere l’anima cupa di un paese e anche tutta una terra grezza in continuo cambiamento, sì ne è valsa la pena, ho conosciuto altre 2 persone amichevoli e sorprendentemente gentili nonostante non li avessi mai visti con cui posso rimanere in contatto… Forse lo spirito di un viaggio è proprio questo, scoprire l’anima della nazione e ci sto riuscendo. Diverse ore a parlare, la loro curiosità nel chiedermi dell’Italia e dell’Europa, loro che sono stati solo in Russia… Lo rifarei subito.

Arrivo alle 21, doccia e due passi per la città, trovo uno splendido locale di dolci con caffè, pausa obbligata prima di riposare…

11 agosto

Altra giornata di spostamento, breve però devo solo arrivare vicino al confine turkmeno dove domani con una guida e altri 5 ragazzi inizierò un breve tour in Turkmenistan. Mi vorrei svegliare con calma,invece anche oggi avrò dormito sì e no 6 ore… Perdo tempo, aggiorno il sito, guardo le foto, faccio colazione, piccolo giro e alle 11,30 check out. Il taxi non tarda a passare, decido di fermarmi nuovamente a Khiva dove c’è un po’ di tutto, per i 40km spendo 5€… Passo la giornata qui girando liberamente. Verso sera mi avvio all’hotel vicino al punto di ritrovo, domani alle 8:00 ci si incontra.

12 – 13 agosto 

Tutti puntuali all’incontro. Per il Turkmenistan purtroppo l’ingresso è abbastanza complicato, non si può entrare liberamente se non con auto e visto di passaggio oppure con agenzia e lettera d’invito. Non solo, bisogna anche muoversi con un certo anticipo visto che i tempi sono di 5 settimane. Il nostro gruppo è composto da due italiani, un francese e 8 giapponesi. L’italiano è un grande giramondo, ormai non ha più residenza in Italia praticamente ma vive viaggiando, medico lavora solo online con i pazienti è il veterano del gruppo nonché guida alla frontiera perché parla praticamente tutto, il francese è un ragazzo giovane, altrettanto patito per i viaggi e di fotografia; con entrambi ho legato immediatamente. I giapponesi tutti stra-gentili, riservati, curiosi, bella gente.

Dopo un’oretta di viaggio si arriva al confine, l’autista che ci ha portato fino a qui non può entrare, la guida turkmena ci aspetta oltre …siamo soli. Controllo bagagli, passaporto, timbro di uscita e siamo nella zona neutra, (alla fine farò un breve paragrafo per registrazioni, carte, cambio ecc) da qui si prende un pulmino che ci porta dopo un km al confine del Turkmenistan. La cosa positiva giusta o meno, è che essendo considerati ospiti, in quanto turisti, abbiamo la precedenza su tutti gli altri, vecchi o giovani che siano. Prima cosa controllo passaporti e lettera di invito. Poi c’è da compilare un questionario con data, punto d’ingresso, moneta che abbiamo dietro e le classiche cose da dichiarare”no”. Poi controllo bagagli, scansione dita e fotografia…in pratica dopo un’ora e mezza ancora dobbiamo uscire.

L’aiuto di Andrea, l’italiano parlante russo è notevole.

Comunque tutto bene, siamo in Turkmenistan, troviamo la guida e si parte verso Kunya-Urgench.

Kunya-Urgench è uno dei tre siti UNESCO del Turkmenistan. Buona parte dei monumenti presenti sono  completamente o parzialmente collassati. Ad oggi il sito contiene tre piccoli mausolei del dodicesimo secolo più quello maggiormente elaborato del quattordicesimo secolo dedicato a Turabek-Khanum, restaurato nel 1990. Il simbolo del luogo è il Minareto di Kutlug-Timur (undicesimo secolo) che, con i suoi sessanta metri di altezza, fu il minareto in mattoni più alto fino alla costruzione di quello di Jam. È degno di nota anche il mausoleo di Il-Arslan, il più antico monumento ancora in piedi: una cupola conica composta da dodici facce, che ospita la tomba del nonno di Muhammad II of Khwarezm morto nel 1172. Più a nord si trova una vasta necropoli medioevale.

La visita dura circa un’ora e mezza, percorriamo tutta la passeggiata in un verso e troviamo i nostri fuoristrada ad attenderci alla fine, ci hanno diviso in 4 gruppi e io sto con gli europei.

Si è comunque fatto tardi e dobbiamo mangiare, ci portano in ristorante tipico. Il menù è quello Uzbeko fondamentalmente,la qualità leggermente meno, anche se la zuppa di carne e quella di ceci sono particolarmente buone.

Sono quasi le 3,30 e dobbiamo percorrere la lunghissima strada che ci divide dalla prossima meta, forse il posto più famoso qui: la porta dell’Inferno. Per arrivare dobbiamo subirci per oltre un’ora il “massaggio turkmeno”, in pratica sarebbe lo sballottamento all’interno della macchina sulle strade sconnesse, oltre ad almeno altre 3h di strada abbastanza normale.

Si arriva vicino al campo base verso il tramonto, l’impressione iniziale è veramente strana, una distesa di sabbia e piante desertiche, del cratere non c’è la minima presenza.

Saliamo sulle dune con il pickup e poi scendiamo lungo un sentiero che porta ad un enorme distesa pianeggiante… è lì che si trova! Un enorme foro nel terreno praticamente invisibile ad altezza umana fino a che non si arriva in prossimità, dopo di che compare questa enorme voragine che emana fiamme e calore. Il giorno non è bellissimo, impressiona ma non rende quanto la sera….la notte da il meglio di sé.

La storia del luogo.

La porta dell’inferno: si tratta di una voragine di origine artificiale nel mezzo del deserto del Karakum causata da un incidente nel 1971 quando una perforazione effettuata con lo scopo di cercare petrolio ha fatto crollare il terreno e aperto una via di fuga al gas naturale che è stato incendiato volontariamente per evitare conseguenze ambientali peggiori. Da allora il cratere brucia ininterrottamente, tanto che i locali gli hanno dato il nome di “porta dell’Inferno” ed ha una superficie totale di 5.350 m².Il cratere è situato vicino al piccolo villaggio di Derweze. Per una curiosa coincidenza Derweze, anche nota come Darvaza, significa “porta” in lingua turkmena. Conta circa 350 abitanti, per la maggior parte della tribù Teke che mantengono uno stile di vita seminomade.

Cena tutti insieme sotto una copertura a non più di 300m dal cratere e poi tutti a fare foto. Intorno a noi sono accampati alcuni equipaggi della Mongol Rally, ci sono anche diversi italiani con cui scambiamo informazioni e curiosità. Verso mezzanotte ancora siamo intorno alla bocca di fuoco per poi andare a ninna nella yurta. Si dorme veramente bene, però all’alba con il mio amico ormai Jean-Baptiste ci alziamo praticamente insieme senza avere messo sveglia o altro e si riparte.

Colazione presto, il sole è alto, c’è molta strada da fare, stavolta si passa per Daşoguz ci risparmiamo la parte peggiore, quella del massaggio per intenderci.

Daşoguz, precedentemente Tashauz o Tašauz, è una città del Turkmenistan settentrionale. Si trova nell’oasi occidentale di Khorezm (Khwārezm). Capoluogo della provincia omonima è attraversata dal canale di Shavat, che prende l’acqua dal vicino Amu Darya (antico fiume Oxus)e divide la città in sezioni settentrionali e meridionali.

Da qui si torna al confine, per uscire abbiamo sempre la precedenza e la burocrazia meno rigida, nonostante tutti i fogli da compilare, lo scanner bagagli ecc.

Diciamo che uscire dal Turkmenistan e rientrare in Uzbekistan stavolta ci impegna una sola ora.

Si torna in Uzbekistan e fondamentalmente si torna a casa, con Andrea e Jean pranziamo assieme e poi tra oggi e domani tutti per la propria strada, chi torna a casa, chi continua il suo viaggio per l’Uzbekistan al contrario del mio, cioè scendendo da ovest ad est e chi continua il suo viaggio per il mondo.

Come sempre le mie conclusioni:

Mi è piaciuto? Sì, tantissimo, i posti,le persone locali, le persone conosciute, ma soprattutto “mi” sono piaciuto. L’Uzbekistan è bello, però è anche vero che città come Taschkent sono tutte ricostruite, Samarcanda al di fuori della bellissima parte storica, che comunque vale il viaggio da sola, poi è dispersiva e anonima; discorso diverso per Bukhara forse la città più vera e ancora più schietta dove si respira veramente l’aria che fu…ma con l’impressione che con tutte le nuove costruzioni in crescita tra qualche anno sia notevolmente diversa. C’è poi Khiva, una perla dentro le mura che però a me ha dato l’idea di un museo e che lascio in terza posizione dopo Bukhara e Samarcanda, poi c’è la natura, grezza, severa e maltrattata, la parte nord dell’Aral è impressionante per capire quanto l’uomo posso influire su tutto. Al primo posto metto la gente, ecco perché amo questi viaggi, le persone sono incredibilmente amichevoli, disponibili, curiosi, ti fermano per sapere da dove vieni e cominciano a domandarti di tutto, ti invitano a pranzo, ti danno la mano, i bambini salutano e vogliono foto ma non sono mai in cerca di qualcosa. Soprattutto questo viaggio ha cambiato me, forse per la prima volta ho la consapevolezza di sapermi districare in tante situazioni, ho conosciuto persone ovunque, ho inviti in Giappone, Turchia, Germania, Uzbekistan, Francia, Pakistan e altri posti, sono riuscito a organizzare un viaggio con volo di andata e ritorno e due treni in una terra dove in pochi parlano inglese ma tutti vogliono aiutarti e anche se non direttamente magari hanno un amico o un fratello che fa al caso tuo, con un autista addirittura mi è capitato anche di fare la fuga da un posto di blocco scappando a tutto gas (lì me la sono fatta sotto…).

Forse il Mondo e le persone non sono così come vediamo alla TV, forse bisognerebbe far vedere anche il bello delle cose, farà meno notizia, ma fa benissimo all’anima.

Torno a casa con la voglia di ripartire, ed infatti ripartirò non appena arrivato per un’altra avventura, stavolta con me il mio essere speciale!

Un ringraziamento speciale al mio spacciatore di biglietti aerei, Rachele di Vicotours, sempre carina e precisa per ogni richiesta!! 😉

https://www.instagram.com/flaviodmt76/

Se volete lasciate un commento, per la privacy ci sono due caselle da compilare ma sono invisibili a tutti.

info utili:

Il visto: non c’è più ma ormai lo sanno tutti.

La registrazione: entro 3 giorni, dopo 3 e poi basta….molto semplicemente vai in un hotel e al checkout ti danno un tagliandino sia che stai lì per una settimana che un giorno eccoti registrato, se si sta ogni giorno in un hotel diverso alla fine avrete tanti tagliandini quanti hotel avete soggiornato, al momento di uscire dal paese li consegnate…ma all’uscita nessuno vi chiederà niente! Se soggiornate in una casa privata dovrebbe essere il padrone a registrarvi… lì è più complesso.

Soldi: gli ATM ci sono anche tantissimi, però funzionano al 98% con Visa, se come me avete Mastercard solo l’Osaka Bank vi salverà oppure in molti ATM c’è la possibilità di cambiare i soldi in Som, con la scusa della carta Mastercard anche tanti hotel  e ristoranti ci marciano…… anche qui leggende di conservare tutte le ricevute ufficiali di cambio per limitare il mercato nero…a me nessuno ha chiesto mai nulla

Polizia: ho sempre portato dietro il passaporto, nessuno me lo ha mai chiesto, però la polizia è ovunque, soprattutto per i turisti, veramente gentilissimi non mi avrà chiesto i documenti ma mi ha trovato taxi, danno info, poi se ti serve un favore a tutto c’è una soluzione.

Sicurezza: sorvoliamo…penso che si può girare da soli a qualsiasi ora in qualsiasi posto.

WiFi: in ogni hotel anche se whatsapp per le chiamate è mooooooolto lento. Nei posti tipo ristoranti o altro difficilmente si trova o non lo danno.

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