Day 1

Per l’Armenia, ho contattato una guida locale parlante inglese, che mi porterà in tutto il paese, cosa purtroppo impensabile da fare con i mezzi. La guida si chiama Karen parla molto bene inglese,(che sia la volta buona che impari qualcosa in più), è molto preparato sulla sua nazionale e molto amichevole.

Partenza alle 9 da Tbilisi, dopo un centinaio di Km siamo al confine, dogana senza problemi… Welcome to Armenia.

Le strade sono veramente in pessimo stato e a colpo d’occhio la sensazione di essere in una nazione post-sovietica è molto forte, industrie abbandonate un po’ ovunque, così come palazzi e case.

Il primo sito che visitiamo è Akhtala, una
delle poche chiese in Armenia con le pareti affrescate con dipinti, eseguiti tra il 1205 e il 1216, che rappresentano uno dei più begli esempi di arte bizantina al di fuori dell’Impero di Bisanzio.

Proseguimento al monastero di Haghpat, l’esempio più importante dell’architettura religiosa medievale armena. Qui troviamo più turisti, il sito è più grande ed è un susseguirsi di chiese e chiesette, alcune che si sfiorano, alcune le une dentro le altre.

 

Pausa pranzo, rigorosamente cibo locale.

In due abbiamo ordinato abbondante antipasto con formaggi, yogurt, insalata, melanzane arrosto, pollo con patate sulla brace,acqua e caffè … spesa totale neanche 9€!!

Nel pomeriggio arrivo a Dilijan, una piccola località soprannominata la “Svizzera d’Armenia” per i boschi che la circondano.

Questa località ha da una parte un grandissimo complesso universitario all’avanguardia, poi basta fare pochi Km e sembra di essere a Chernobyl con case e palazzi abbandonati.

Cena tipica armena con yogurt, formaggi, zuppa allo yogurt, frittata di funghi del posto e a nanna.

Day 2

Oggi si va al lago Sevan, dopo averlo visto posso dire che almeno una volta nella vita è un posto da visitare, un lago enorme, con sfumature che vanno dal blu, all’azzurro, al verde,un posto bellissimo circondato da montagne e da monasteri. Mai visto lago così grande.

Si continua poi verso il Passo di Salim, ad oltre 2400m, vista stupenda sulla valle sottostante, ma soprattutto nasconde un caravanserraglio antichissimo del 1300 dove passó anche un certo Marco Polo nella sua via della seta, distrutto e ricostruito, è un posto meraviglioso, indimenticabile, pensare che li hanno soggiornato mandrie e pastori nel loro viaggio, dove sono ancora visibili i segni nella pietra ti emoziona incredibilmente.

 

Si continua ancora verso il monastero di Tatev, passando attraverso il Gates of Zangezur  che divide l’Armenia dalla regione dello Syunik.

Per raggiungere il monastero di Tatev bisogna prendere la funivia più lunga del mondo (oltre 5Km) oppure percorrere oltre 15Km a piedi. Tutti optano per la funivia ovviamente. Il nome è Wings of Tatev.

Il costo è di neanche 10€ tra andata e ritorno, il monastero è il classico monastero Armeno, pianta a croce, con cupola. Tutto intorno c’è ancora la vecchia cittadina dei monaci, con il mulino e le abitazioni.

Si dorme a Goris, crocevia per il Nagorno Karabach e l’Iran.

Cena armena, stasera la mia guida mi fa cenare con la Vodka. Qui, a differenza di altre nazioni, la vodka va bevuta durante la cena, non alla fine! Così ordiniamo la nostra vodka che arriva nell’ampollina e ceniamo con yogurt, insalata, pollo, kebab, patate e formaggio.

Ovviamente la vodka va bevuta insieme ”a schioppo” dopo un cin cin. Ho paura di sapere come finirà la serata…

Domani si va in Nagorno Karabach, sono molto curioso di visitare questa regione.

Seguiranno foto adesso sono sotto effetto dell’alcol.

Day 3

Oggi Nagorno Karabakh. Partenza alle 9.

La Repubblica del Nagorno-Karabakh (Artsakh per gli Armeni)è una nazione che ufficialmente non esiste: formalmente è parte del territorio dell’Azerbaijan, ma di quest’ultimo non ha mai fatto parte dal momento in cui si dissolse l’Unione Sovietica. Piccola regione a maggioranza armena, venne assegnata nel 1923 da Stalin alla Repubblica Socialista Sovietica d’Azerbaijan, formando così le basi per il conflitto che divampò nel 1991 tra Armenia e Azerbaijan per il controllo dell’area. La guerra causò oltre trentamila morti da entrambe le parti e si concluse con il cessate il fuoco nel maggio del 1994. Da allora non è mai stato stipulato un accordo di pace, e il Nagorno Karabakh, malgrado sia di fatto una repubblica indipendente, non è ad oggi riconosciuto da alcuna nazione, nemmeno dall’Armenia stessa.

Dopo il controllo passaporti, proseguiamo per Stepanakert la capitale del Nagorno-Karabakh, bisogna ritirare il visto per uscire. Il visto me lo faccio mettere su un foglio a parte, perchè altrimenti un domani che volessi visitare l’Azerbaijan non riuscirei ad entrare. Fatto tutto  visita dei luoghi di interesse principali: Renaissance Square, il palazzo presidenziale, il palazzo dell’Assemblea Nazionale, il Memoriale alla guerra del Karabakh e al Monumento “Noi siamo le Nostre Montagne” altrimenti conosciuto come “Papik & Tatik” (nonnino e nonnina), il simbolo del Karabakh.

Andiamo al mercato e la guida mi fa assaggiare i jingyalov hac, tipo un calzone ripieno di verdure cotto all’istante, ne prendiamo 2 per uno e ce li facciamo incartare. Nel frattempo giro per il mercato e come dessert prendo delle more e una schiacciata alle visciole, il tutto per 2€.

Usciamo da Stepanakert direzione Shushi.

Shushi, una città una volta conosciuta come la Parigi del Medioriente ma che oggi, ridotta a poco più che un villaggio, mostra ancora le profonde ferite dei bombardamenti subiti.

Per pranzo andiamo fuori città ai bordi di un canyon bellissimo, con un fiume che scorre in fondo, dove la sera è facile vedere le aquile volare. Bellissima mangiata con vista!!!

Visita della bianca chiesa di Ghazanchetsots e della vecchia Moschea anch’essa distrutta dalla guerra. Visita alla chiesa verde ed al paese.

Sulla via del ritorno tornati in Armenia ci fermiamo al monumento dedicato al monte Ararat con le sue due cime, quella alta e la più bassa.

Si cena in un ristorante tipico e poi sulla strada del ritorno, dato che c’è un panificio aperto ci fermiamo a vedere come si fa il pane tipico di qui ovvero il lavash.

Si va a ninna. Buona notte!.

Day 4

Partenza alle nove direzione, dopo la prima colazione visita di Qarahunj, un sito megalitico che sorge su un’altura cinta da montagne, soprannominato lo “Stonehenge
d’Armenia.

La cosa bella è che la mia guida (che conosce tutti) si mette a parlare con degli “scavatori” perché non sembravano proprio dei ricercatori archeologici e mentre stanno chiacchierando trovano un dente e altre parti… In pratica siamo stati presenti al ritrovamento di qualcosa di storico, mi ha fatto un certo effetto.

Proseguimento verso Noravank, opera dell’architetto Momik, circondato da aspre montagne rocciose di colore grigio e rosso.

Il monastero è in pratica quello che si vede in tutte le pubblicitá dell’Armenia. Molto affollato la gente però si concentra tutta a farsi e selfie sui gradini esterni, all’interno di entrambe le chiese c’è pochissima gente.

Al  ritorno ci fermiamo in una caffetteria incredibile, dentro la roccia del canyon, il caffè per giunta è ottimo.

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Sosta poi presso il villaggio di Areni, famoso per i suoi vini, dove mi cimento in ardue conversazioni sui vini armeni durante
una degustazione in una cantina locale.

Visita del monastero di Khor Virap, dominato dal profilo innevato del grandioso Monte Ararat, in posizione suggestiva nei pressi del confine con la Turchia. Visito la cella di San Gregorio, dove dice abbia vissuto per 13anni, una cella 2×3 che solo per arrivare sotto terra mette claustrofobia.

Arrivo a Yerevan.

Day 5

Colazione, partenza per Echmiadzin, soprannominata “il Vaticano armeno” perché sede del “Catholicos”, il capo della Chiesa  Apostolica Armena. Visita della Cattedrale voluta da San Gregorio Illuminatore, la prima cattedrale del Mondo Cristiano, anche questa purtroppo in restauro esternamente e internamente, fortunatamente il museo è aperto, all’interno ci sono alcune reliquie, come un pezzetto di legno della croce, un pezzetto dell’arca e la lancia che trafisse Gesù.

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Vicino alla chiesa si trovano le rovine della Cattedrale di Zvartnots (patrimonio mondiale UNESCO), detta delle Forze Vigilanti, eretta nel VII secolo e distrutta nel X secolo a causa di un terremoto.

Al rientro a Yerevan ci dirigiamo al Memoriale del Genocidio Armeno sulla collina di Tsitsenakaberd (la Fortezza delle Rondini), un complesso dedicato al milione e mezzo di armeni morti per mano dei Turchi Ottomani nel 1915, qui le foto e le didascalie all’interno del museo sono molto forti, la storia armena è veramente difficile.

Usciti dal museo c’è il vero e proprio memoriale con una torre a punta altissima e una specie di tempio circolare moderno con una fiamma sempre accesa circondato da rose donative.

Torniamo a Yerevan per un pranzetto tipico.

Riposo in hotel e rinfrescata….si parte in giro per la città.

La città è enorme, piena di vita, di arte, la gente affolla i locali e le piazze.

 

Day 6

Oggi giornata incerta. Causa alluvione di qualche giorno fa, quando ancora stavamo fuori Yerevan, la strada per uno dei siti di oggi potrebbe essere ancora chiusa per frana. La cosa buona pero è che se riusciamo a passare ci sarà pochissima gente. Partenza presto, alle 9 già siamo sulla strada per il  Monastero rupestre di Ghegard, che prende il nome dalla lancia
che trafisse il costato di Cristo e che qui venne conservata per diversi secoli. Arrivati alla frana riusciamo a passare senza troppi problemi fortunatamente. Il monastero è molto bello, è come una chiesa con all’interno altre cappelle molto rustiche, in una addirittura scorre un fiumiciattolo nel mezzo per via di una sorgente nel muro e per fortuna non c’è nessuno, siamo io e il monaco che sparge l’incenso in tutte le stanze.

Sulla via del ritorno capiamo perché non c’è nessuno oltre a noi…hanno ripreso i lavori e non possiamo più passare. Ma la mia guida non si scoraggia, dice che deve riportarmi all’aereoporto, così in 5 minuti bloccano la ruspa e si passa.

 

 

 

Rovescio della medaglia è che al tempio romano di Garni, nostra prossima visita, ci sarà il finimondo, così c’è l’opportunità di “affittare” un potente fuoristrada per scendere nella gola del fiume Azat per ammirare le formazioni basaltiche prismatiche. Sembrano tutte canne d’organo per questo è valso a questo luogo il soprannome di “Sinfonia delle Pietre”.

 

 

Questo il mio potente fuoristrada.

 

 

 

 

Nella gola spettacolo stupendo degno della Giant Causeway irlandese.

Proseguiamo quindi nella regione di Kotayk per visitare il tempio di Garni, un tempio ellenistico romano fatto edificare dal re armeno Tiridate nel I secolo d.C. Qui affettivamente c’è molta gente, però all’interno del tempio c’è lo spettacolo di un maestro di “duduk” un flauto fatto dall’albero dell’albicocca, così riesco a fare qualche foto almeno lateralmente.

Al ritorno a Yerevan andiamo a fare visita alla statua Madre dell’Armenia o della Vittoria, messa nel 65 al posto della statua di Lenin ed è identica a quella di Tbilisi.

La sera esco per Yerevan, mangio al volo e poi giro senza meta, così per puro caso sentendo della musica nell’aria mi metto a seguirla… girato l’angolo mi ritrovo in mezzo ad una folla immensa, nel frattempo la musica era terminata così mi intrufolo, quando all’improvviso….

Fontane danzanti bellissime, tutti bagnati… vabbè è estate fa anche piacere.

Adesso si può andare a ninna…ma dopo un caffettone! 😉

Day 7

Colazione e partenza verso il Monte Aragats, il più alto d’Armenia. Durante il tragitto sosta al “parco dell’alfabeto, un campo dove su enormi pietre vi sono le lettere dell’alfabeto armeno,

infine lungo una strada veramente disastrata raggiungiamo la fortezza di Amberd, un avamposto difensivo della piana dell’Ararat, risalente al IX secolo costruita a 2900 metri di quota che venne più volte attaccata durante i secoli ma che solo le orde dell’esercito di Tamerlano riuscirono a espugnare. La fortezza è completamente in rovina anche se è possibile entravi. La passeggiata poi continua verso il Monastero di Saghmosavank, in armeno il monastero dei salmi, situato sul ciglio della gola del fiume Kasagh , posizione molto suggestiva, quando arrivo non c’è ancora nessuno e posso trastullarmi con la mia macchina fotografica.

Si prosegue verso nord, con sosta a Rya Taza, per la visita del piccolo cimitero degli Yazidi, una minoranza di origine curdo-irachena che professa una religione antichissima derivata allo zoroastrismo, mescolata a riti islamici e cristiani.

Sosta ad una meravigliosa bakery su strada dove fanno il pane cotto nel pozzo, facciamo scorta per il pranzo e poi ci fermiamo a mangiare lungo la costa di un lago artificiale. Insieme a mucche e cormorani. L’ Armenia è soprattutto questa, rustica e selvaggia.

Arrivo a Gyumr la seconda città dell’Armenia. La città è stata devastata dal terremoto 20anni fa, ma le ferite sono più che visibili ovunque.

 

Visitiamo il centro e dopo un bel caffè americano e cocomero vado in giro senza meta. Entro in un museo dedicato a due sorelle artiste della città e poi via verso il castello nero, in realtà sarebbe chiuso ma per Karen non c’è cancello che regga, così non solo entriamo ma riusciamo ad entrare all’interno di quello che una volta era una caserma nella guerra tra Armenia e Turchia.

Panoramica nel mezzo del palcoscenico e si riparte. Visita alla chiesa e rientro in hotel in preparazione alla cena.

Cena con pesce freschissimo, in pratica abbiamo mangiato in mezzo a delle vasche di ripopolamento,  un ristorante stranissimo anche elegante, sicuramente particolare.

Day 8

Dopo la cena di ieri, colazione modesta, partenza per Yererouk, la prima basilica cristiana nel territorio dell’Armenia, situata proprio a ridosso della gola del fiume Akhurian che segna il confine tra Armenia e Turchia. In pratica siamo proprio accanto al filo spinato elettrificato che separa queste due nazioni, perché tra esse non corre ovviamente buon sangue dopo le vicissitudini passate e i confini sono chiusi. La strada per arrivare è terribilmente sconnessa, bisogna procedere veramente a passo d’uomo in certi punti, così mentre andiamo a rallentatore tra un dosso e l’altro vediamo che stiamo attraversando dei binari, casualmente girandomi a destra vedo un qualcosa che si muove, in pratica stavamo in mezzo alla ferrovia con un treno a non più di 20 metri, fortunatamente andava piano perché lui si era accorto di noi, noi invece non essendoci segnalazioni e lampeggianti non ci eravamo accorti di nulla, così dopo il mio “the train, the train” retromarcia a palla e dopo pochi istanti ecco transitare il treno con il macchinista che ci guarda e ci saluta.

 

Vabbè continuiamo.

Proseguimento per  Dashtadem, con sosta per la visita dei resti dell’antica fortezza risalente al X secolo con un enorme muro di cinta che una volta entrati quasi non si ritrova l’uscita. Sosta a Talin, dove, circondata da un antico cimitero, sorge la
Cattedrale, oggi in rovina, che conserva ancora alcuni affreschi al suo
interno. Proseguimento per Aruch, dove si trova la vecchia Cattedrale dedicata a Surp Grigor e restaurata recentemente da una missione italiana in Armenia. Accanto alla
Cattedrale si trovano i resti del palazzo del principe Grigor Mamikonyan. Rientro a Yerevan.

 

Altro giro per la città. Cena, temporale e rientro bagnato…

Il mio viaggio termina qui. Gli ultimi due giorni  il day 9 e il day 10 li tengo per me. Oramai ho raccontato tutto quello che ho fatto in questi 8 giorni.

Considerazioni finali, come sempre iniziamo da ciò che non mi è piaciuto:

  • Le strade: sono veramente in pessimo stato, alla guida anche alla minima distrazione si viene subito puniti da una buca, per dirlo io da italiano poi…le strade secondarie meglio proprio evitarle, se dovete venire qui affittate un bella Niva oppure un ottimo autista come il mio!!
  • Il fumo nei locali pubblici: sarà che ormai non siamo più abituati, ma è veramente una cosa antiquata e secondo me poco civile.

Quello che mi è piaciuto:

  • l’Armenia!!! Diciamolo subito, se volete il mare, la comodità, città moderne (escludendolo la capitale) e shopping state alla larga, qui c’è solo montagne, aquile, canyon, natura incontaminata e grandi villaggi. L’Armenia è grezza, ricca di storia e rovine, di monasteri e castelli diroccati ma anche restaurati e vivi.
  • Yerevan, come anticipato, non c’entra nulla con il resto del Paese, moderna, grande, piena di vita, di locali e monumenti.

Grazie di cuore al mio contatto qui :Arpine, un’organizzatrice fantastica e simpatica. Un viaggio perfetto per scoprire l’anima del suo paese, sempre disponibile… e scusa se ti ho fatto aspettare al caffé… ma grazie soprattutto di avermi affiancato Karen come autista, guida, maestro d’inglese, passpartout personale. Veramente di meglio non potevo chiedere, i pranzi al sacco e le cene tipiche rimarranno sempre nel mio cuore. Spero di rincontrarvi ancora. https://www.facebook.com/pg/EtnoArmenia/reviews/?ref=page_internal

Tra poco inizia un’altra avventura, leggermente diversa. Ma prima si rientra.

Շնորհակալություն բոլորիդ:

https://youtu.be/mb2O8Krxw8c

 

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