Vacanze natalizie 2023-24, si parte, come l’anno scorso stessa compagnia di viaggio, la metà decisa però non è per una vacanza rilassante, sarà un viaggio impegnativo, meditativo, di adattamento, meraviglia e a volte impressione (non sempre positiva)… si va in India.

30 Dicembre

Sono le 14 e siamo sul volo Ita Airways direzione New Delhi, siamo io, Camilla, Manuele e Sara. Il viaggio è molto confortevole e tranquillo a parte il cibo veramente pessimo in ogni scelta sia italiano (incomprensibile) che indiano, va tutto bene finché non parliamo con le hostess che ci terrorizzano sul cibo, situazione sanitaria ecc.. Vediamo quel che succederà, faccio un sorriso di incoraggiamento e proseguo a vedere il mio film.


31 Dicembre

Atterriamo alle 3 di notte ora locale, ad attenderci il driver del nostro tour operator trovato in internet, si chiama Jile è molto gentile e ci accompagna al nostro hotel, siamo 4,30h in avanti rispetto l’Italia perciò non abbiamo neanche tanto sonno. Ci diamo appuntamento per le 9 della mattina.
Colazione e via, prima tappa il centro storico di Delhi con la moschea: Jama Masjid. Commissionata dall’imperatore Moghul Shah Jahan, è tra le più famose moschee dell’India. La sua costruzione è iniziata nel 1650 e fu completata nel 1656. La costruzione avvenne sotto la supervisione di Allami Said Khan e Fazl Khan; circa 5.000 artigiani furono coinvolti nei lavori. L’edificio si trova presso Chawri Bazar, strada centrale di Old Delhi.
Quando arriviamo ancora non c’è quasi nessuno, entrando dall’ingresso principale bisogna togliere le scarpe e lasciarle fuori, pagare una piccola somma e si può entrare. All’interno lo spazio è enorme con una grande fontana. La Jama Masjid sorge sul lato ovest di un cortile murato, accessibile tramite una scalinata che sale da tre lati e tre portali a due piani. Il nucleo dell’edificio è costituito da mattoni cotti in loco, rivestiti essenzialmente con lastre di arenaria rossa del Rajasthan. La facciata è in parte rivestita di marmo bianco con iscrizioni persiane. La porta orientale, la più grande, era un tempo riservata all’imperatore Moghul. Tre cupole bianche a forma di cipolla con strisce nere verticali, di cui quella centrale sovrasta le altre, chiudono la moschea. Anche le cupole sono in marmo bianco, le strisce in marmo nero. La parete della qibla con la nicchia di preghiera (mihrab) della sala di preghiera sostenuta da 260 colonne è rivolta verso la Mecca a ovest.
Il cortile quasi quadrato (sahn), con lati di circa 90 m ciascuno, può ospitare più di 25.000 fedeli; è fiancheggiato da arcate laterali (riwaq). Al centro si trova un bacino d’acqua per la purificazione (wudū’) prescritta dal Corano prima della preghiera.
La facciata della moschea è completamente simmetrica: l’alto portale centrale a forma di iwan è affiancato su entrambi i lati da cinque arcate, alla fine di ognuna delle quali si erge un minareto alto circa 40 metri. Ognuno dei due minareti è coronato da un padiglione in miniatura aperto su dodici lati. In realtà c’è anche un altro ingresso dal quale entrano tutti i locali e non sembra che si paghi… bho, a noi invece uscendo chiedono anche altri soldi per la custodia delle scarpe, stavolta facciamo finta di non capire e proseguiamo il tour.

https://www.360cities.net/image/delhi-jama-masjid

Usciti dalla moschea prendiamo uno dei tanti risciò che troviamo sotto alla scalinata, bisogna pattuire il prezzo prima, una volta accordati si parte per la città vecchia. Un dedalo di viuzze strette e trafficate anche esse con motorini, risciò e gente a piedi.

Comunque non ci ha poi così impressionato, una volta tornati alla macchina si riparte per il Raj Ghat. Il Raj Ghat è il luogo ove vennero cremati i resti del Mahatma Gandhi, il 31 gennaio 1948, il giorno successivo alla sua uccisione; il punto esatto in cui avvenne la cremazione è contraddistinto da una spessa lastra di marmo nero, in un angolo della quale arde una fiamma eterna, a simboleggiare l’eternità del ricordo, è posizionato in un parco molto grande pienissimo di persone, bisogna togliersi le scarpe e mettersi in fila a senso unico per vedere da vicino la lastra. All’interno del parco non si può portare nulla di cibo e neanche il treppiede fotografico (questo purtroppo sarà un classico di tutta l’India, il treppiede è bandito da tutti i monumenti e addirittura in quasi tutti i parchi).

Si continua, andiamo a vedere probabilmente la costruzione più imponente di Delhi: Akshardham
L’Akshardham è un tempio indù e un campus spirituale-culturale a Delhi. Il tempio è vicino al confine con Noida. Chiamato anche Tempio Akshardham o Akshardham Delhi, il complesso mostra millenni di cultura, spiritualità e architettura indù tradizionali e moderne. Ispirato da Yogiji Maharaj e creato da Pramukh Swami Maharaj, è stato costruito da BAPS. È il secondo tempio indù BAPS più grande del mondo, dopo Akshardham, nel New Jersey, negli Stati Uniti.
Il tempio è stato ufficialmente inaugurato il 6 novembre 2005 da Pramukh Swami Maharaj alla presenza di A. P. J. Abdul Kalam, Manmohan Singh, L. K Advani e B. L Joshi. Il tempio, al centro del complesso, fu costruito secondo il Vastu shastra e il Pancharatra shastra.
Ci sono varie sale espositive che forniscono informazioni sulla vita e l’opera di Swaminarayan. I progettisti del complesso hanno adottato modalità contemporanee di comunicazione e tecnologia per creare le varie sale espositive.
Il complesso ospita un abhishek mandap, uno spettacolo acquatico Sahaj Anand, un giardino tematico e tre mostre: Sahajanand Darshan (Sala dei valori), Neelkanth Darshan (un film IMAX sui primi anni di vita di Swaminarayan come yogi adolescente, Nilkanth) e Sanskruti. Darshan (giro culturale in barca). Secondo l’Induismo Swaminarayan, la parola Akshardham significa la dimora di Swaminarayan e creduta dai seguaci come una dimora temporale di Dio sulla terra.
L’attrazione principale del complesso Swaminarayan Akshardham è l’Akshardham Mandir. È alto 43 metri (141 piedi), si estende per 96 metri (316 piedi) di larghezza e si estende per 109 metri (356 piedi) di lunghezza. È finemente scolpito con flora, fauna, ballerini, musicisti e divinità. Si trova sulle rive del fiume Yamuna.
L’Akshardham Mandir è stato progettato da BAPS Swamis e Virendra Trivedi, un membro della famiglia Sompura. È interamente costruito in arenaria rosa del Rajasthan e marmo italiano di Carrara. Basato sulle linee guida architettoniche tradizionali indù (Shilpa shastra) sulla massima durata di vita del tempio, non fa uso di metalli ferrosi. Pertanto, non ha alcun supporto in acciaio o cemento. L’architettura è ispirata allo stile architettonico Māru-Gurjara.
Il mandir è composto anche da 234 pilastri riccamente scolpiti, nove cupole e 20.000 murti di swami, devoti e acharya. Il mandir presenta anche alla base il Gajendra Mith, un piedistallo che rende omaggio all’elefante per la sua importanza nella cultura indù e nella storia dell’India. Contiene 148 elefanti a grandezza naturale in totale, per un peso totale di 3000 tonnellate.
Sotto la cupola centrale del tempio si trova la murti alta 3,4 metri (11 piedi) di Swaminarayan seduto in abhayamudra a cui è dedicato il tempio. Swaminarayan è circondato da immagini del lignaggio della fede dei Guru raffigurati in una posizione devozionale o in una posizione di servizio. Ogni murti è composta dai pañcadhātu, ovvero i cinque metalli secondo la tradizione indù. Il tempio ospita anche le murti di Sita-Rama, Radha-Krishna, Shiva-Parvati e Lakshmi-Narayana. Il tempio è veramente bellissimo, nonostante le fila per entrare e le persone all’interno.
Purtroppo di tutto il complesso non ho foto perché all’interno dopo scrupolosi controlli è impossibile portare qualsiasi cosa di elettronico, neanche l’orologio se all’interno c’è la possibilità che contenga musica.
La nostra prima giornata in India termina qui per quanto riguarda il tour della città, volevamo vedere la “Porta dell’India” ma per via del traffico e dei lavori non riusciamo a fermarci, torniamo in hotel dove stasera festeggeremo il capodanno, ma prima vado a fare un po di fitness seguito da un bel bagno turco e sauna, good bye 2023!


1 Gennaio

Nonostante gli stravizi della sera prima alle 9 siamo già pronti per la nuova giornata. Il cielo è anche oggi plumbeo, sarà l’inquinamento, qui i locali dicono sempre nebbia…
Primo stop il Quṭb Minār (Minareto di Quṭb); è il più alto minareto in mattoni del mondo ed è situato nel Distretto sud (Mehrauli). L’edificio è alto 72,5 metri, il diametro è di 14,3 metri alla base, mentre misura 2,75 metri alla sommità. È composto da cinque piani che si affacciano in altrettante balconate.
È il più famoso dei monumenti che compongono il Complesso di Qutb, che nel 1993 è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. La struttura vista dal basso è impressionante e tutto il complesso da visitare è molto interessante. Inoltre il parco è pieno di scoiattoli curiosi.

Dopo la visita andiamo al Lodi Gardens,un parco cittadino. Distribuito su 90 acri (360.000 m2),contiene la tomba di Mohammed Shah, la tomba di Sikandar Lodi, lo Shisha Gumbad e il Bara Gumbad, opere architettoniche del XV secolo di Lodis, che governava parti dell’India settentrionale e la provincia del Punjab e Khyber Pakhtunkhwa dell’attuale Pakistan, dal 1451 al 1526. Il sito è ora protetto dall’Archaeological Survey of India, anche qui impossibile utilizzare il treppiedi, anzi non appena provo a prenderlo dallo zaino una guardia mi viene incontro e mi dice che non si può.

Dopo il Lodi Gardens ci dirigiamo in un altro sito famoso a Delhi, ovvero la tomba di Humāyūn .
La tomba di Humāyūn è un complesso di edifici inerenti alla sepoltura dell’imperatore moghul Humāyūn, commissionato dalla moglie dello stesso, Ḥamīda Bānū Bēgum nel 1562 d.C. e progettato dall’architetto persiano Mirak Mīrzā Ghiyāth. Si tratta della prima tomba-giardino nel Subcontinente indiano, e si trova nel quartiere di Nizamuddin East, vicina alla cittadella Dina-panah fondata da Humayun nel 1533. Si tratta anche della prima struttura in arenaria rossa di simili dimensioni. Il complesso è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità UNESCO nel 1993, e da questa data è oggetto di importanti lavori di restauro, tuttora in corso. Per la visita occorrono un paio d’ore poiché gli edifici da visitare sono numerosi e sparsi all’interno di un parco enorme.

Nel pomeriggio incappiamo in un traffico assurdo, proviamo a visitare un tempio di cui non ricordo neanche il nome perchè volutamente rimosso della mia mente, essendo domenica c’è una calca di gente assurda, per qualche istante crediamo di rimanere letteralmente intrappolati in mezzo alla folla, i ragazzi tenendosi per mano pur di entrare cominciano a spingere, il disordine regna sovrano tra chi vuole entrare e chi invece sta cercando di uscire, a fatica riusciamo a arrivare all’uscita e ad andare a riprendere l’auto. Decidiamo di andare a fare un giro al centro: Connaught Place.
Connaught Place è un frenetico polo commerciale e finanziario che si sviluppa attorno a un anello di edifici in stile georgiano con colonnati in cui si trovano catene di negozi internazionali, cinema vintage, bar e ristoranti di cucina indiana. Le bancarelle del mercato di Janpath vendono sari, borse ricamate e bigiotteria. Gironzoliamo visitando alcuni negozi sportivi, ma i prezzi non sono lontani dai nostri, soltanto per i Levis notiamo un notevole risparmio. Ci fermiamo a bere un buon caffè.

Verso sera torniamo in hotel, la nostra visita a Delhi finisce qui, domani andiamo verso Jaipur. Non abbiamo visitato il Forte Rosso nonostante le guide su internet dicessero il contrario, ci siamo fidati di Jile che ce lo ha sconsigliato dicendo che quello di Agra è molto più bello… vedremo. Nel complesso Delhi non ci ha delusi, certo l’India non è una meta facile, la sporcizia regna ovunque, il traffico e lo smog esagerti, però turisticamente ha un sacco di cose da vedere.
Adesso mi spetta un pò di relax in hotel tra palestra, sauna e bagnoturco.


2 Gennaio

 

Continua….

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