Vacanze natalizie 2023-24, si parte, come l’anno scorso stessa compagnia di viaggio, la metà decisa però non è per una vacanza rilassante, sarà un viaggio impegnativo, meditativo, di adattamento, meraviglia e a volte impressione (non sempre positiva)… si va in India.

30 Dicembre

Sono le 14 e siamo sul volo Ita Airways direzione New Delhi, siamo io, Camilla, Manuele e Sara. Il viaggio è molto confortevole e tranquillo a parte il cibo veramente pessimo in ogni scelta sia italiano (incomprensibile) che indiano, va tutto bene finché non parliamo con le hostess che ci terrorizzano sul cibo, situazione sanitaria ecc.. Vediamo quel che succederà, faccio un sorriso di incoraggiamento e proseguo a vedere il mio film.


31 Dicembre

Atterriamo alle 3 di notte ora locale, ad attenderci il driver del nostro tour operator trovato in internet, si chiama Jile è molto gentile e ci accompagna al nostro hotel, siamo 4,30h in avanti rispetto l’Italia perciò non abbiamo neanche tanto sonno. Ci diamo appuntamento per le 9 della mattina.
Colazione e via, prima tappa il centro storico di Delhi con la moschea: Jama Masjid. Commissionata dall’imperatore Moghul Shah Jahan, è tra le più famose moschee dell’India. La sua costruzione è iniziata nel 1650 e fu completata nel 1656. La costruzione avvenne sotto la supervisione di Allami Said Khan e Fazl Khan; circa 5.000 artigiani furono coinvolti nei lavori. L’edificio si trova presso Chawri Bazar, strada centrale di Old Delhi.
Quando arriviamo ancora non c’è quasi nessuno, entrando dall’ingresso principale bisogna togliere le scarpe e lasciarle fuori, pagare una piccola somma e si può entrare. All’interno lo spazio è enorme con una grande fontana. La Jama Masjid sorge sul lato ovest di un cortile murato, accessibile tramite una scalinata che sale da tre lati e tre portali a due piani. Il nucleo dell’edificio è costituito da mattoni cotti in loco, rivestiti essenzialmente con lastre di arenaria rossa del Rajasthan. La facciata è in parte rivestita di marmo bianco con iscrizioni persiane. La porta orientale, la più grande, era un tempo riservata all’imperatore Moghul. Tre cupole bianche a forma di cipolla con strisce nere verticali, di cui quella centrale sovrasta le altre, chiudono la moschea. Le cupole sono in marmo bianco, le strisce in marmo nero. La parete della qibla con la nicchia di preghiera (mihrab) della sala di preghiera sostenuta da 260 colonne è rivolta verso la Mecca a ovest.
Il cortile quasi quadrato (sahn), con lati di circa 90m ciascuno, può ospitare più di 25.000 fedeli; è fiancheggiato da arcate laterali (riwaq). Al centro si trova un bacino d’acqua per la purificazione (wudū’) prescritta dal Corano prima della preghiera.
La facciata della moschea è completamente simmetrica: l’alto portale centrale a forma di iwan è affiancato su entrambi i lati da cinque arcate, alla fine di ognuna delle quali si erge un minareto alto circa 40 metri. Ognuno dei due minareti è coronato da un padiglione in miniatura aperto su dodici lati. In realtà c’è anche un altro ingresso dal quale entrano tutti i locali e non sembra che si paghi… bho, a noi invece uscendo chiedono anche altri soldi per la custodia delle scarpe, stavolta facciamo finta di non capire e proseguiamo il tour.

https://www.360cities.net/image/delhi-jama-masjid

Usciti dalla moschea prendiamo uno dei tanti risciò che troviamo sotto alla scalinata, bisogna pattuire il prezzo prima, una volta accordati si parte per la città vecchia. Un dedalo di viuzze strette e trafficate con motorini, risciò e gente a piedi.

Comunque non ci ha poi così impressionato, una volta tornati alla macchina si riparte per il Raj Ghat. Il Raj Ghat è il luogo ove vennero cremati i resti del Mahatma Gandhi, il 31 gennaio 1948, il giorno successivo alla sua uccisione; il punto esatto in cui avvenne la cremazione è contraddistinto da una spessa lastra di marmo nero, in un angolo della quale arde una fiamma eterna, a simboleggiare l’eternità del ricordo, è posizionato in un parco molto grande pienissimo di persone, bisogna togliersi le scarpe e mettersi in fila a senso unico per vedere da vicino la lastra. All’interno del parco non si può portare nulla di cibo e neanche il treppiede fotografico (questo purtroppo sarà un classico di tutta l’India, il treppiede è bandito da tutti i monumenti e addirittura in quasi tutti i parchi).

Si continua, andiamo a vedere probabilmente la costruzione più imponente di Delhi: Akshardham
L’Akshardham è un tempio indù e un campus spirituale-culturale a Delhi. Il tempio è vicino al confine con Noida. Chiamato anche Tempio Akshardham o Akshardham Delhi, il complesso mostra millenni di cultura, spiritualità e architettura indù tradizionali e moderne. Ispirato da Yogiji Maharaj e creato da Pramukh Swami Maharaj, è stato costruito da BAPS. È il secondo tempio indù BAPS più grande del mondo, dopo Akshardham, nel New Jersey, negli Stati Uniti.
Il tempio è stato ufficialmente inaugurato il 6 novembre 2005 da Pramukh Swami Maharaj alla presenza di A. P. J. Abdul Kalam, Manmohan Singh, L. K Advani e B. L Joshi. Il tempio, al centro del complesso, fu costruito secondo il Vastu shastra e il Pancharatra shastra.
Ci sono varie sale espositive che forniscono informazioni sulla vita e l’opera di Swaminarayan. I progettisti del complesso hanno adottato modalità contemporanee di comunicazione e tecnologia per creare le varie sale espositive.
Il complesso ospita un abhishek mandap, uno spettacolo acquatico Sahaj Anand, un giardino tematico e tre mostre: Sahajanand Darshan (Sala dei valori), Neelkanth Darshan (un film IMAX sui primi anni di vita di Swaminarayan come yogi adolescente, Nilkanth) e Sanskruti. Darshan (giro culturale in barca). Secondo l’Induismo Swaminarayan, la parola Akshardham significa la dimora di Swaminarayan e creduta dai seguaci come una dimora temporale di Dio sulla terra.
L’attrazione principale del complesso Swaminarayan Akshardham è l’Akshardham Mandir. È alto 43 metri (141 piedi), si estende per 96 metri (316 piedi) di larghezza e si estende per 109 metri (356 piedi) di lunghezza. È finemente scolpito con flora, fauna, ballerini, musicisti e divinità. Si trova sulle rive del fiume Yamuna.
L’Akshardham Mandir è stato progettato da BAPS Swamis e Virendra Trivedi, un membro della famiglia Sompura. È interamente costruito in arenaria rosa del Rajasthan e marmo italiano di Carrara. Basato sulle linee guida architettoniche tradizionali indù (Shilpa shastra) sulla massima durata di vita del tempio, non fa uso di metalli ferrosi. Pertanto, non ha alcun supporto in acciaio o cemento.
Il mandir è composto anche da 234 pilastri riccamente scolpiti, nove cupole e 20.000 murti di swami, devoti e acharya. Il mandir presenta anche alla base il Gajendra Mith, un piedistallo che rende omaggio all’elefante per la sua importanza nella cultura indù e nella storia dell’India. Contiene 148 elefanti a grandezza naturale in totale, per un peso totale di 3000 tonnellate.
Sotto la cupola centrale del tempio si trova la murti alta 3,4 metri (11 piedi) di Swaminarayan seduto in abhayamudra a cui è dedicato il tempio. Swaminarayan è circondato da immagini del lignaggio della fede dei Guru raffigurati in una posizione devozionale o in una posizione di servizio. Ogni murti è composta dai pañcadhātu, ovvero i cinque metalli secondo la tradizione indù. Il tempio ospita anche le murti di Sita-Rama, Radha-Krishna, Shiva-Parvati e Lakshmi-Narayana. Il tempio è veramente bellissimo, nonostante le fila per entrare e le persone all’interno.
Purtroppo di tutto il complesso non ho foto perché all’interno dopo scrupolosi controlli è impossibile portare qualsiasi cosa di elettronico, neanche l’orologio se all’interno c’è la possibilità che contenga musica.
La nostra prima giornata in India termina qui per quanto riguarda il tour della città, volevamo vedere la “Porta dell’India” ma per via del traffico e dei lavori non riusciamo a fermarci, torniamo in hotel dove stasera festeggeremo il capodanno, ma prima vado a fare un po di fitness seguito da un bel bagno turco e sauna, good bye 2023!


1 Gennaio

Nonostante gli stravizi della sera prima alle 9 siamo già pronti per la nuova giornata. Il cielo è anche oggi plumbeo, sarà l’inquinamento, qui i locali dicono sempre nebbia…
Primo stop il Quṭb Minār (Minareto di Quṭb); è il più alto minareto in mattoni del mondo ed è situato nel Distretto sud (Mehrauli). L’edificio è alto 72,5 metri, il diametro è di 14,3 metri alla base, mentre misura 2,75 metri alla sommità. È composto da cinque piani che si affacciano in altrettante balconate.
È il più famoso dei monumenti che compongono il Complesso di Qutb, che nel 1993 è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. La struttura vista dal basso è impressionante e tutto il complesso da visitare è molto interessante. Inoltre il parco è pieno di scoiattoli curiosi.

Dopo la visita andiamo al Lodi Gardens,un parco cittadino. Distribuito su 90 acri (360.000 m2),contiene la tomba di Mohammed Shah, la tomba di Sikandar Lodi, lo Shisha Gumbad e il Bara Gumbad, opere architettoniche del XV secolo di Lodis, che governava parti dell’India settentrionale e la provincia del Punjab e Khyber Pakhtunkhwa dell’attuale Pakistan, dal 1451 al 1526. Il sito è ora protetto dall’Archaeological Survey of India, anche qui impossibile utilizzare il treppiedi, anzi non appena provo a prenderlo dallo zaino una guardia mi viene incontro e mi dice che non si può.

Dopo il Lodi Gardens ci dirigiamo in un altro sito famoso a Delhi, ovvero la tomba di Humāyūn .
La tomba di Humāyūn è un complesso di edifici inerenti alla sepoltura dell’imperatore moghul Humāyūn, commissionato dalla moglie dello stesso, Ḥamīda Bānū Bēgum nel 1562 d.C. e progettato dall’architetto persiano Mirak Mīrzā Ghiyāth. Si tratta della prima tomba-giardino nel Subcontinente indiano, e si trova nel quartiere di Nizamuddin East, vicina alla cittadella Dina-panah fondata da Humayun nel 1533. Si tratta anche della prima struttura in arenaria rossa di simili dimensioni. Il complesso è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità UNESCO nel 1993, e da questa data è oggetto di importanti lavori di restauro, tuttora in corso. Per la visita occorrono un paio d’ore poiché gli edifici da visitare sono numerosi e sparsi all’interno di un parco enorme.

Nel pomeriggio incappiamo in un traffico assurdo, proviamo a visitare un tempio di cui non ricordo neanche il nome perchè volutamente rimosso della mia mente, essendo domenica c’è una calca di gente assurda, per qualche istante crediamo di rimanere letteralmente intrappolati in mezzo alla folla, i ragazzi tenendosi per mano pur di entrare cominciano a spingere, il disordine regna sovrano tra chi vuole entrare e chi invece sta cercando di uscire, a fatica riusciamo a arrivare all’uscita e ad andare a riprendere l’auto. Decidiamo di andare a fare un giro al centro: Connaught Place.
Connaught Place è un frenetico polo commerciale e finanziario che si sviluppa attorno a un anello di edifici in stile georgiano con colonnati in cui si trovano catene di negozi internazionali, cinema vintage, bar e ristoranti di cucina indiana. Le bancarelle del mercato di Janpath vendono sari, borse ricamate e bigiotteria. Gironzoliamo visitando alcuni negozi sportivi, ma i prezzi non sono lontani dai nostri, soltanto per i Levis notiamo un notevole risparmio. Ci fermiamo a bere un buon caffè.

Verso sera torniamo in hotel, la nostra visita a Delhi finisce qui, domani andiamo verso Jaipur. Non abbiamo visitato il Forte Rosso nonostante le guide su internet dicessero il contrario, ci siamo fidati di Jile che ce lo ha sconsigliato dicendo che quello di Agra è molto più bello… vedremo. Nel complesso Delhi non ci ha delusi, certo l’India non è una meta facile, la sporcizia regna ovunque, il traffico e lo smog esagerti, però turisticamente ha un sacco di cose da vedere.
Adesso mi spetta un pò di relax in hotel tra palestra, sauna e bagnoturco.


2 Gennaio

Oggi si va a Jaipur, altra classica meta del triangolo d’oro classico (Delhi, Jaipur, Agra), ma prima della partenza andiamo a visitare velocemente la Porta dell’India.
La Porta dell’India originariamente “Memoriale di guerra di tutta l’India” è un memoriale di guerra che nasce per commemorare gli 82 000 soldati dell’esercito dell’India Britannica caduti tra il 1914 e il 1921 nella prima guerra mondiale e nella terza guerra anglo-afgana.
Benché sia di un monumento commemorativo, la Porta dell’India richiama lo stile architettonico dell’arco di trionfo, come l’arco di Costantino a Roma o l’Arco di Trionfo di Parigi, con il quale è stata spesso paragonata. Per la prima volta in 3 giorni la mattina presto si riesce a parcheggiare in prossimità per visitare il monumento. Visita veloce e si riparte.

https://www.360cities.net/image/delhi-the-gate-of-india

La strada per Jaipur è nuova, non c’è traffico sulle autostrade. Le strade principali attraversano anche i centri abitati e qui bisogna prestare molta attenzione in quanto il traffico “urbano” non è quello che uno si aspetterebbe una volta immesso in una strada principale, ma può capitare benissimo qualcuno che va contromano, mucche, carretti lentissimi. Ci sono diverse stazioni di servizio in molte delle quali ci si può rifornire anche di cibo, così come è possibile trovare un Mc Donalds. Il viaggio dura intorno alle 4 ore. Giunti a Jaipur la prima sosta è ad un parco degli elefanti, ce ne sono diversi, qui è possibile far mangiare gli elefanti, farci un giretto sopra (dice che questa è la miglior attività per gli elefanti poichè altrimenti mangerebbero tutto il giorno senza fare nulla), è possibile fare il bagno con gli elefanti ed infine un’attività abbastanza discutibile, quella di pitturare l’elefante… noi come da consiglio andiamo a fare un piccolo tour con l’elefante.
Il giretto è anche abbastanza gradevole, peccato che una volta usciti dal parco quello che vediamo non è poi così entusiasmante, giriamo nei vicoli della periferia di Jaipur, è facile immaginare cosa ci aspetta.

https://www.360cities.net/image/elephants-park

Usciti andiamo a visitare il tempio Galtaji anche detto Tempio delle scimmie.
Costruito all’interno di un passo di montagna nei Colli Aravalli a 10 km. a est di Jaipur. Dall’inizio del XV secolo Galtaji è stato un ritiro per gli asceti indù appartenenti alla Vaishnava Sampradaya di Shri Ramanand . Si dice che sia stato per molto tempo nell’occupazione degli yogi; Payohari Krishnadas, un santo Ramanandi , cioè un seguace della Ramanandi Sampradaya venne a Galta all’inizio del XV secolo e divenne capo di Galta gaddi sostituendo i precedenti yogi del luogo.
Galta fu il primo Vaisnava Ramananda Peeth dell’India settentrionale e divenne un importante centro della setta Ramanand.
Il tempio presenta una serie di padiglioni con tetti arrotondati, pilastri scolpiti e pareti dipinte. Il complesso è circondato da una sorgente naturale e da cascate che creano 7 stagni sacri. Il complesso del tempio di Sita Ram ji è colloquialmente noto come Galwar Bagh nella letteratura di viaggio, a causa del gran numero di scimmie che vivono qui. Questi macachi rhesus sono apparsi nella serie Rebel Monkeys di National Geographic Channel
Oggi il tempio purtroppo si presenta, nonostante la sua imponente struttura, molto trascurato, con tanti lavori iniziati e nessuno terminato, sembra un luogo abbandonato, lontano dalla scuola religiosa di un tempo.

https://www.360cities.net/image/galta-ji-temple-monkey-temple

L’idea per domani è di provare a fare caccia fotografica al leopardo, purtroppo però ancora una volta la “nebbia” prevista ha la meglio e quindi domani visita di Jaipur.


3 Gennaio

Jaipur è il capoluogo dello stato indiano del Rajasthan. La città porta le tracce della famiglia reale che un tempo governava la regione e che nel 1727 fondò la città rosa, così chiamata per il caratteristico colore degli edifici.
La visita comincia dall’Amber Fort. Durante il percorso rimaniamo mezz’ora bloccati in auto perchè due tori sono in litigio in mezzo alla strada ed è impossibile riuscire a separarli. Prima di cominciare la salita verso il forte, però, ci fermiamo in un luogo davvero particolare, chiamato Panna Meena Ka Kund: un pozzo a gradini di forma quadrata, con scale adiacenti su tutti e quattro i lati e una stanza sulla parete settentrionale. Si ritiene che questa stanza fosse utilizzata per cerimonie religiose prima dei matrimoni o in occasione di feste popolari.
Il Panna Meena ka Kund non è uno dei più grandi pozzi a gradini del Rajasthan, ma vale la pena visitarlo. Negli ultimi due decenni, questo pozzo a gradini è stato mantenuto dall’autorità municipale locale.

Il Forte Amber è il nome di una fortezza situata su un promontorio collinare boscoso che si protende sul lago Maota, nei pressi della città di Amer, a circa 11 km da Jaipur, ovvero la capitale dello stato del Rajasthan, in India, di cui costituisce la principale attrazione turistica.
Il palazzo, che anticamente fu la residenza dei Maharaja Raiput e delle loro famiglie, insieme al vicino forte Jaigarh, sono considerati un unico complesso, visto che sono collegati da un passaggio sotterraneo, che un tempo era considerato una via di fuga, utilizzata in tempo di guerra, per consentire ai membri della famiglia reale e agli altri abitanti del forte Amber, di spostarsi per l’appunto verso il più sicuro forte Jaigarth.
Nel 2013, il forte di Amber, assieme a cinque altri forti del Rajasthan, venne inoltre dichiarato patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.
Amer era in origine una piccola località costruita dalla tribù dei Meena e si crede che il forte sia stato costruito per la prima volta dal Raja Man Singh nel 967.
La struttura in seguito subì migliorie e aggiunte da parte dei governanti successivi, in particolare durante il tardo XVI secolo, sotto il regno del Raja Man Singh I, che gli diedero l’aspetto attuale.
Il palazzo vecchio invece, molto più piccolo, è noto tra l’altro per essere il palazzo più antico sopravvissuto in tutta l’India e si trova per l’esattezza nella valle retrostante il Forte Amber.
Il palazzo, costruito in arenaria rossa e marmo, è diviso in quattro sezioni principali, ognuna con il proprio portone d’ingresso e cortile.
Lo si raggiunge per mezzo di una stretta strada, percorsa da elefanti che trasportano i visitatori fino alla sua porta principale, conosciuta come Suraj Pol (porta del sole), così chiamata perché disposta ad oriente e quindi per prima colpita dai raggi del sole, che a sua volta conduce al Jalebi Chowk, cioè il primo cortile principale.
Questo era il luogo dove gli eserciti tenevano le parate di vittoria al loro ritorno dalle battaglie, osservati anche dalle donne della famiglia reale attraverso le finestre munite di grata.
Adiacenti al cortile si trovavano poi le scuderie e al piano di sopra gli alloggi delle guardie, inoltre nelle vicinanze si trova la porta della divinità induista Ganesh, impreziosita da mosaici e sculture e il piccolo, ma elegante tempio dedicato alla dea Sila Devi, connesso ad alcune leggende avente come protagonista il Raja Man Singh, il quale grazie all’intervento della divinità, riuscì a sconfiggere nel 1604 il Raja della città di Jessore, un tempo facente parte del Bengala, mentre oggi si trova in Bangladesh.
Durante precisi giorni di festa, vi era fino al 1980 anche la pratica di sacrificare bufali e capre davanti a questo tempio e alla presenza della famiglia reale, cosa che oggi è assolutamente vietata e le offerte che vengono fatte alla dea, sono solo di tipo vegetariano.
Continuando il percorso si arriva al secondo cortile, che ospita il Diwan-i-Aam o sala delle udienze pubbliche, caratterizzata da una piattaforma con 27 colonne, ciascuna delle quali sormontata da un capitello a forma di elefante e con gallerie sopra.
Come suggerisce il nome, il Raja qui teneva udienze pubbliche per ascoltare e ricevere petizioni da parte dei suoi sudditi.
Il terzo cortile era invece il luogo in cui si trovavano gli appartamenti privati del Maharaja, a cui si accede dalla già citata porta di Ganesh.
Tale cortile dispone di due edifici, posti uno di fronte all’altro e separati da un giardino; quello a sinistra è chiamato Jai Mandir o Sheesh Mahal (palazzo degli specchi), in quanto ricco appunto di specchi e vetri colorati, mentre quello a destra è noto come Sukh Mahal (sala delle delizie), dove dell’acqua corrente scorre in un canale aperto che attraversa questo edificio mantenendolo fresco, come se fosse un ambiente climatizzato.
A sud di questo cortile si trova il palazzo di Man Singh I, che è la parte più antica del forte, nonché il palazzo principale del complesso.
Qui all’interno del suo cortile centrale, c’è il padiglione Baradari, formato da diverse piccole salette con balconi aperti e decorato con affreschi e piastrelle colorate.
Il quarto cortile, dotato di molti salotti che si aprono su un corridoio comune, è infine quello dove si trovava la Zenana, cioè la parte del palazzo in cui vivevano le donne della famiglia reale, inclusa la regina madre, la consorte del Raja, le domestiche e anche le concubine.
In questo cortile si trova anche lo Jas Mandir, una sala per le udienze private, decorata con intarsi floreali in rilievo di vetro e alabastro.

Usciti dal palazzo ci fermiamo sulla sponda del lago Man Sagar per osservare il palazzo Jal Mahal, peccato che il cielo anche da queste parti sia offuscato.

Torniamo in città, dal palazzo dei venti o Hawa Mahal ci dirigiamo in un posto incredibile, il Jantar Mantar.
Il Jantar Mantar è un complesso di architetture con funzione di strumenti astronomici costruito a Jaipur, in India, dal maharaja Jai Singh II tra 1727 e 1734 sul modello delle analoghe strutture costruite a Delhi. Complessivamente il maharaja costruì cinque strutture similari; oltre a quelle di Delhi e di Jaipur, anche a Ujjain, Mathura e Varanasi. Quello di Jaipur è il più grande dei cinque ed anche il meglio conservato e presenta la meridiana in pietra più grande del mondo. Gli strumenti consentono l’osservazione di posizioni astronomiche ad occhio nudo. L’osservatorio è un esempio dell’astronomia posizionale tolemaica condivisa da molte civiltà e presenta strumenti che operano in ciascuno dei tre principali sistemi di coordinate celesti classici: il sistema locale orizzonte-zenitale, il sistema equatoriale e il sistema eclittico. Il Kanmala Yantraprakara è uno strumento che funziona con due sistemi e consente la trasformazione delle coordinate direttamente da un sistema all’altro. Il nome jantar deriva da yantra una parola sanscrita, che significa “strumento, macchina”, e mantar da mantrana anch’essa una parola sanscrita per “consultare, calcolare”. Pertanto, Jantar Mantar significa letteralmente ‘strumento di calcolo’.
L’osservatorio è composto da diciannove strumenti per misurare il tempo, prevedere le eclissi, tracciare la posizione delle stelle principali mentre la terra orbita attorno al sole, accertare le declinazioni dei pianeti e determinare le altitudini celesti e le relative effemeridi.

A questo punto come ogni viaggio con guida che si rispetti dobbiamo sorbirci la solita tappa alla bottega del cugino-parente-amico. Appena capita l’antifona però chiariamo subito le nostre intenzioni ed andiamo avanti.
Veloce stop al palazzo dei venti, realizzato in arenaria rossa e rosa, il palazzo si trova ai margini del Palazzo di Jaipur (che vedremo subito dopo) e si estende agli alloggi delle donne reali. L’Hawa Mahal come chiamato in indiano è un palazzo in stile architettonico rajput di Jaipur, costruito in modo che le donne della famiglia reale potessero osservare le feste di strada senza essere viste dall’esterno. Simbolo di Jaipur in realtà è solamente un bellissima facciata, il palazzo reale vero e proprio sta dietro.

(L’ultima foto è dopo l’uscita dal Palazzo reale)

https://www.360cities.net/image/jaipur-hawa-mahal-facade

Il complesso di palazzi sorge nel cuore della città di Jaipur, a nord est del centro vero e proprio. Il sito del palazzo era situato sull’area di un padiglione di caccia reale su un terreno pianeggiante circondato da una catena di colline rocciose, cinque miglia a sud della città di Amer. La storia del palazzo è strettamente legata alla storia della città di Jaipur e dei suoi sovrani, a partire dal maharaja Sawai Jai Singh II che governò nel 1699-1744. A lui si attribuisce di aver iniziato l’edificazione del complesso della città costruendo il muro esterno del complesso che si estende su molti acri. Inizialmente, egli governò dalla sua capitale ad Amer, che sorge a una distanza di 11 chilometri  da Jaipur.
Spostò poi la sua capitale da Amer a Jaipur nel 1727 a causa di un aumento della popolazione e della crescente penuria d’acqua. Progettò la città di Jaipur in sei isolati separati da ampi viali, sulla base classica dei principi del Vastu Shastra e di altri simili trattati classici sotto la guida architettonica di Vidyadar Bhattacharya, un uomo che fu inizialmente un contabile del tesoro di Amer e fu in seguito promosso alla carica di Capo Architetto dal Re.
In seguito alla morte di Jaisingh nel 1744, ci furono guerre micidiali tra i re rajput della regione, ma furono mantenute relazioni cordiali con il Raj britannico. Il maharaja Ram Singh si schierò con i Britannici nella Rivolta dei Sepoy o Rivolta indiana del 1857 e si impose presso i governanti imperiali. Va a suo onore che la città di Jaipur con tutti i suoi monumenti (compreso il Palazzo di Jaipur) sono in stucco dipinto di “rosa” e da allora la città è stata chiamata la “Città Rosa”. Il cambiamento nello schema di colori fu un segno di ospitalità esteso in onore del Principe di Galles (che in seguito divenne re Edoardo VII) durante la visita. Questo schema di colori è divenuto da allora un segno distintivo della città di Jaipur. Realizzato in arenaria rossa e rosa, il palazzo si trova ai margini del Palazzo di Jaipur  e si estende agli alloggi delle donne reali.

La tappa a Jaipur termina qui, dopo una visita ad un negozio artigianale di pietre preziose (sempre amico – parente) rientriamo in hotel. Domani si riparte. Good night.


4 Gennaio

La meta di oggi è Agra, che però vedremo domani (questo sarà un errore… poi vi spiego) in quanto durante il tragitto ci sono un paio di locations molto belle da visitare, la prima non è molto distante da Jaipur ed è Chand Baori un famoso pozzo a gradini situato nel villaggio di Abhaneri, l’altra è Fatehpur Sikri, il complesso reale che contiene gli spazi pubblici e privati della corte di Akbar, ivi compreso l’harem e l’edificio contenente il tesoro reale.
Sull’autostrada Jaipur-Agra si trova con una veloce deviazione: Abhaneri, scritto anche Abaneri, è un villaggio nel distretto di Dausa, nello stato indiano del Rajasthan. Ad Abhaneri si trovano le rovine di un’antica città, Abhangari, ora famosa per il pozzo a gradini Chand Baori e il tempio Harshat Mata. Il sito fu segnalato per la prima volta da BL Dhama nel 1903 quando preparò l’elenco degli oggetti di interesse antiquario negli stati del Rajputana. Questi pozzi erano usati non solo per l’approvvigionamento di acqua ma anche come luoghi d’incontro e di riposo durante le lunghi estate calde e torride, in quanto i loro interni freschi offrivano una tregua all’incredibile caldo e sole cocente che c’era all’esterno.
Il pozzo a gradini include 3.500 gradini su 13 piani disposti in perfetta simmetria, che scendono a 19,5 metri di profondità.
La struttura del pozzo è racchiusa da un cortile rettangolare chiuso. Scendendo le scale a sinistra, si può vedere il baori cavernoso che si stringe verso il fondo, incrociato con doppie rampe su tre lati per raggiungere la superficie dell’acqua in basso. Le scale circondano l’acqua sui tre lati, mentre il quarto lato vanta un padiglione a tre piani con bellissimi jharokha intagliati, gallerie sostenute su pilastri e due balconi sporgenti che racchiudono bellissime sculture. Oggi è solamente un’attrazione turistica.
Vicino al pozzo, accanto all’uscita c’è il piccolo tempio chiamato Harshad Mata Temple.

https://www.360cities.net/image/abhaneri-chand-baori

Si riparte in direzione di Fatehpur Sikri. Per visitare il sito bisogna prendere un autobus dal centro visitatori ed arrivare nell’area del palazzo reale. L’attuale stato di conservazione, molto buono, si deve ai lavori di consolidamento iniziati dal viceré Lord Curzon.
La costruzione della città di Fatehpur Sikri iniziò nel 1570, due anni dopo la nascita dell’erede Jahangir, ed Akbar scelse come sito della sua nuova capitale la collina dove viveva lo sceicco sufi Salim Chishti che gli aveva predetto la nascita del suo primogenito. Questi morì molto avanti negli anni poco dopo l’inizio dei lavori. Akbar volle quindi erigergli una grandiosa tomba-mausoleo nel cortile della nuova grande moschea.
La città fu costruita assai velocemente e dal 1573 vi lavorarono anche molti artigiani provenienti dal Gujarat, conquistato da Akbar proprio in quell’anno. Il nome Fatehpur significa proprio città della vittoria.
Nel 1585 Akbar e la corte trasferirono la capitale a Lahore, apparentemente a causa della mancanza d’acqua, ma più probabilmente per essere più vicini all’esercito che era impegnato in campagne militari nel nord dell’India. La città declinò rapidamente e venne abbandonata nel giro di pochi anni.
Fatehpur Sikri è il più tipico esempio di città murata moghul, con aree private e pubbliche ben delimitate e porte di accesso imponenti. La architettura è un misto di stile indù ed islamico e riflette la visione politica e filosofica degli imperatori moghul ed il loro stile di governo. Dopo l’abbandono forzato della città, molti dei palazzi e delle moschee furono saccheggiate.
Quello che oggi rimane della capitale di Akbar è l’area del palazzo, costituita da numerosi edifici separati, che si affacciano su una piazza molto ampia, e da una vasta moschea, collegata al palazzo. Al contrario di altri palazzi precedenti, non si trova all’interno di una cittadella. Non sono rimaste tracce delle abitazioni private della gente comune che vi abitava.
L’area del palazzo, come in altri successivi palazzi moghul, non è caratterizzata da strade, ma da terrazze con edifici individuali, ognuno con la sua funzione specifica.
All’interno imponente è l’ingresso alla Moschea Jama, alto ben 54 m, fu fatto erigere da Akbar per celebrare degnamente la conquista del Gujarat del 1573 ed è servito come ispirazione per tutti gli altri ingressi principali delle grandi moschee indiane.

Arriviamo ad Agra la sera, ma c’è una nebbia impressionante ed a complicare la situazione veniamo a conoscenza che il venerdì il famoso Taj Mahal è chiuso!! Buonanotte un cavolo!!


5 Gennaio

Oggi andiamo in giro per Agra, giriamo intorno al Taj Mahal camminando nei giardini Mehtab Bagh, oltre il fiume Yumana c’è un bel viewpoint sul famosissimo mausoleo, si dice che qui (anche se non esiste concretezza) doveva nascere lo stesso palazzo in versione nera, ma per motivi di budget l’idea è stata poi abbandonata. La passeggiata è rilassante e visto che dobbiamo temporeggiare fino a domani ci rilassiamo facendo foto nella speranza che comunque la nebbia molli un po la presa e liberi la visione del Taj.

Il tour prosegue poi per l’Agra Fort.
Il Forte di Agra (Qila Agra) è un forte storico nella città di Agra, noto anche come Forte Rosso. L’imperatore Mughal Humayun fu incoronato in questo forte. Successivamente fu ristrutturato dall’imperatore Moghul Akbar a partire dal 1565 e la struttura odierna fu completata nel 1573. Servì come residenza principale dei sovrani della dinastia Moghul fino al 1638, quando la capitale fu spostata da Agra a Delhi. Era anche conosciuto come “Lal-Qila” o “Qila-i-Akbari”. Prima di essere catturato dagli inglesi, gli ultimi sovrani indiani ad averlo occupato furono i Maratha. Nel 1983, il forte di Agra è stato iscritto come patrimonio mondiale dell’UNESCO a causa della sua importanza durante la dinastia Mughal. Si trova a circa 2,5 chilometri (1,6 miglia) a nord-ovest del suo monumento gemello più famoso, il Taj Mahal. Il forte può essere descritto più accuratamente come una città murata. Successivamente è stato rinnovato da Shah Jahan.
Come il resto di Agra, la storia del Forte di Agra prima dell’invasione di Mahmud di Ghazni non è chiara. Tuttavia, nel XV secolo, i Chauhan Rajput lo occuparono. Poco dopo, Agra assunse lo status di capitale quando Sikandar Khan Lodi (1487-1517 d.C.) spostò la sua capitale da Delhi e costruì alcuni edifici nel forte preesistente di Agra. Dopo la prima battaglia di Panipat (1526 d.C.), i Moghul conquistarono il forte e da esso governarono. Nel 1530 d.C., Humayun vi fu incoronato. Al forte venne dato l’aspetto attuale durante il regno di Akbar (1556–1605 d.C.). Successivamente, questo forte fu sotto il dominio di Jats di Bharatpur per 13 anni. È uno dei forti moghul più belli di tutta l’India.
Il complesso è stato costruito usando marmo e arenaria rossa.
Nato come struttura militare, il forte fu poi trasformato da Shah Jahan in un palazzo. All’interno del complesso, un labirinto di edifici forma una sorta di città nella città; la Diwan-i-Am, o sala del trono, la Nagina Masjid (Moschea Gemma), la Diwan-i-Khas è la sala delle udienze private mentre il Shish Mahal(o Palazzo degli Specchi) è un maestoso edificio le cui pareti sono fittamente intarsiate con minuscoli specchi, il Musamman Burj, una magnifica torre ottagonale in marmo bianco, e il Khas Mahal, cioè il palazzo dove Shah Jahan fu imprigionato per otto anni fino alla sua morte.

Rientriamo in hotel per la cena e la speranza che domani il tempo sia migliore. Good night.


6 Gennaio

Ci svegliamo presto, oggi ultimo giorno ad Agra abbiamo finalmente la possibilità di vedere una delle sette meraviglie del mondo prima di prendere il volo per la nostra ultima destinazione. Andiamo a fare colazione e … dalle finestre non si vede un cavolo di niente, la nebbia? inquinamento? pulviscolo? insomma a 10m di distanza non si riesce a distinguere un palazzo da un albero, siamo tutti sconfortati.
Dato che ormai siamo qua decidiamo di uscire comunque presto, la cosa buona, nella speranza che qualcosa cambi, è che non ci sarà la folla tremenda di turisti.
Arriviamo al parcheggio del Taj ed effettivamente non c’è alcuna folla, percorriamo il viale di ingresso e sembra che la situazione migliori piano piano. Quando siamo all’ingresso, al visuale è molto migliorata, certo non è un cielo limpido, però il Taj Mahal si mostra davanti a noi in tutta la sua grandezza e il tempo comunque continua a migliorare. La folla comincia ad aumentare, ma comunque siamo tra i primi anche ad entrare ed a fare la visita del mausoleo.
I lavori di costruzione del mausoleo, iniziati nel 1632, durarono 22 anni. Si tende ad attribuire l’opera a Ustad Ahmad Lahaur, anche se alcuni scritti fanno riferimento al turco Ustad Isa. Il Taj Mahal venne edificato utilizzando materiali provenienti da ogni parte dell’India e dell’Asia, impiegando oltre 1.000 elefanti e bufali per il trasporto delle materie prime. Il marmo bianco venne portato da Makrana, il diaspro dal Punjab e la giada e il cristallo dalla Cina. I turchesi erano originari del Tibet e i lapislazzuli dell’Afghanistan, gli zaffiri venivano da Sri Lanka e la corniola dall’Arabia; l’unico materiale locale che venne utilizzato fu l’arenaria rossa. Tutte queste pietre preziose e semi-preziose vennero incastonate nel marmo bianco della struttura. Subito dopo la fine della costruzione del Taj Mahal, Shah Jahan fu deposto dal figlio ed imprigionato. In questo stesso periodo la capitale dell’impero Moghul fu spostata da Agra a Delhi. Tutto perfettamente simmetrico, con 4 minareti posti ai 4 angoli, la tomba di Mumtaz perfettamente al centro del mausoleo per volere di Shah Jahan, ironia della sorte è proprio la tomba di quest’ultimo, seppellito accanto alla moglie che “rompe” l’equilibrio di tutta la struttura, anche se essendo all’interno non si nota.


https://www.360cities.net/image/foggy-day-a-taj-mahal-facade

https://www.360cities.net/image/foggy-day-at-taj-mahal

La situazione meteo migliorata all’uscita:

Soddisfatti per come il meteo si è evoluto possiamo metterci in viaggio per la nostra ultima tappa, ovvero, Varanasi. Salutiamo la nostra guida Jile sempre gentile una volta arrivati all’aeroporto. Arriviamo a Varanasi le sera con un volo di un’ora e mezza, domani si visita una meta che, a detta di molti, rappresenta la vera India.


7 Gennaio

Iniziamo la visita della città piano piano, facendo un tour nella parte dell’università che dicono sia molto prestigiosa, poi visitando il tempio Dhamma Chakka Pavattana Sutta; Il Dhammacakkappavattana Sutta è un testo considerato dai buddisti come la restituzione del primo discorso di Benares tenuto all’età di 35 anni da Buddha, nel parco delle gazzelle nei pressi di Sarnath vicino Varanasi nel 528 a.C. ai suoi primi cinque discepoli, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya, nell’odierno Stato del Bihar, aveva raggiunto il risveglio spirituale. Il tempio è molto carino, piccolo, con all’interno le decorazioni che riproducono tutta la vita di Buddha. All’esterno vi è tutto il testo sacro.

Dopo il tempio andiamo verso il centro, facciamo una visita ad un laboratorio artigianale di tappeti, qui sembra che il tempo si sia fermato, uomini seduti dietro a vecchi macchinari che tessono tappeti come una volta mano, colori vivaci, il tutto in stanza vagamente illuminate.

http://www.360cities.net/image/varanasi-carpet-makers

Dopo la manifattura dei tappeti si continua con gli artigiani delle statuine e della ceramica, sembra che la parte migliore della città ed anche quella più “forte” venga lasciata per dopo.

A piedi ci dirigiamo finalmente verso il Gange e qui cambia tutto, l’atmosfera, i suoni, i profumi.

http://www.360cities.net/image/the-boats-of-gange

Prendiamo una barca e piano piano spinti dalla corrente vediamo la città dalla parte opposta, dal fiume. Solo a Gerusalemme ho provato una sensazione simile, si entra in una dimensione diversa, i rituali funebri si mescolano con l’ambiente per centinaia di metri, le cremazioni, le pire funerarie dei Ghat sono tantissime. Varanasi è dove Shiva supplicò Vishnu di assicurare la salvezza a ogni essere umano che avesse fatto almeno una visita nella sua vita alla città sacra. Il dio Vishnu accettò la sua richiesta. Shiva chiese anche che tutti i fedeli defunti che fossero arrivati a Varanasi fossero liberati dal ciclo eterno di morte e rinascita. Il dio Vishnu prese la testa di Shiva tra le sue mani e la scosse in segno di affetto. Durante questo gesto, l’orecchino di Shiva cadde a terra e il luogo esatto in cui si posò fu chiamato Manikarnika.
E’ proprio il Manikarnika Ghat quello più importante tra tutti i ghats della città , quello con più pire funerarie accese e fumi densi nell’aria, dove la morte diventa rito, passaggio, festa, dove la dimensione terrena si allinea con quella dell’aldilà. Una volta scesi dalla barca ci immergiamo nelle viuzze che portano alla riva, assistiamo a passaggi di defunti sulle spalle di facchini danzanti e percussionisti, ormai siamo immersi in questa atmosfera che non guardiamo la scena con gli occhi di turisti, ma ne siamo partecipi, non potrebbe essere diversamente, se esiste un punto sulla terra in cui avviene il passaggio dell’anima non può essere che qui.

http://www.360cities.net/image/varanasi-shri-tarkeswar-mahadev-temple

Passiamo l’intera giornata girovagando per le vie di Varanasi, ma niente è come la riva del fiume. Sicuramente la parte migliore di tutto il mio viaggio in India. Ho solo un rimpianto, quello di non essere tornato la notte, quando la luce solare avrebbe lasciato posto alla luce del fuoco.

Com’è l’India? Sporca, tanto tantissimo, affollata, caotica, bellissima con la sua architettura, pericolosa affatto ( non abbiamo mai avuto alcun problema nel muoverci a piedi), spirituale… Incredibile!

Al prossimo viaggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *