16 agosto

Siamo appena rientrati dal Madagascar e ,una volta recuperata Julia in Italia, siamo già di ripartenza. Stavolta si va in Asia, Indonesia, una meta rilassante con spiagge e panorami bellissimi da quello che abbiamo potuto vedere informandoci prima di partire, come sempre il viaggio che ho pianificato contattando in anticipo gli hotel e le compagnie locali sarà invece abbastanza impegnativo, con voli interni, levatacce mattutine, trekking e visite belle ma stancanti, come già la prima sosta ad Abu Dhabi con la temperatura di 45° C.

Il volo è Ethiad quindi la sosta ad Abu Dhabi è d’obbligo. Abbiamo 8 ore di scalo e ne approfittiamo per la visita alla moschea. Dopo i controlli usciamo dall’aeroporto e prendiamo un taxi. La moschea è fuori città, ma già a distanza è possibile vederla per quanto è enorme. La Gran Moschea dello Sceicco Zayed è impressionante per luci e dimensioni, eretta per volere dello Sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, Padre Fondatore degli EAU, ed è una delle più grandi al mondo. Lo Sceicco aveva immaginato la creazione di un’accogliente oasi culturale che fungesse da fonte di ispirazione per tutti i cittadini.
Anche la sua edificazione è stata una vera e propria collaborazione culturale: infatti, la sua maestosa struttura è stata progettata ed eretta da professionisti provenienti da ogni parte del mondo, tra cui 1.300 artigiani iraniani che hanno intrecciato a mano il tappeto che riveste la sala di preghiera principale, nonché la più grande al mondo. Già dall’esterno è possibile ammirate i quattro imponenti minareti che svettano in tutta la loro grandiosità a un’altezza di 106 metri.
Durante la visita lungo le sale in marmo incontrerete tesori unici: lampadari in Swarovski placcati d’oro, ampi mosaici dai tasselli in marmo nel cortile e specchi d’acqua che riflettono alcune delle tantissime colonne incastonate con ametiste e diaspri.
La visita è gratuita, bisogna registrarsi presso l’ufficio turistico sotto al grande parcheggio (fortunatamente c’è l’aria condizionata, nonostante sia sera fa veramente caldo), bisogna compilare dei moduli per ciascun viaggiatore e poi fare una foto al QR code da presentare all’ingresso, inoltre mettendo l’orario c’è anche la guida per l’interno.

https://www.360cities.net/image/sheikh-zayed-grand-mosque-front-by-night

Piccola sosta ma ne è valsa la pena, ceniamo e poi taxi per l’aeroporto, stanotte si parte per Jakarta.


17 agosto

Volo perfetto, arriviamo nel primo pomeriggio, oggi è un giorno solamente di transito (ancora), ci rilassiamo nella spa dell’hotel con piscina, bagno turco e sauna, inoltre ci facciamo un bel massaggio personalizzato. Cena tipica nel ristorante e poi a dormire, domani altra levataccia… dobbiamo arrivare a Komodo, visiteremo Giacarta prima di rientrare in Italia.


18 agosto

Ore 5:00 del mattino, siamo di nuovo in partenza, l’LM7 hotel è perfetto, colazione a tutte le ore (ottima per altro) navetta sempre presente e via…
L’aeroporto per i voli interni di Giacarta è in fermento, comitive di turisti, tantissimi locali (abbiamo scoperto che il 17 è festa nazionale) una bolgia, alla fine riusciamo a trovare una fila che scorre abbastanza dedicata ai turisti singoli o famiglie e riusciamo ad imbarcare le nostre piccole valige.
In 4 ore siamo a Komodo e verso pranzo siamo già in camera, veloce rinfrescata, costume e via in spiaggia.
In realtà quello che è l’aeroporto di Komodo sta sull’isola di Nusa Tenggara Orientale, a Labuan Bajo, Komodo è un’isola di fronte nel parco nazionale. Le spiagge a Labuan Bajo non sono bellissime, tra le migliori c’è quella di Waecicu dove decidiamo di passare il pomeriggio fino al tramonto che è qualcosa di incredibile. La spiaggia è molto naturale, anche molto mal tenuta purtroppo, ci sono alcuni relitti, tanta sporcizia, soprattutto da dove finisce lo spazio antistante l’unico bar-ristorante. Anche nell’unico bagno è facile incontrare la fauna tipica locale.

https://www.360cities.net/image/sunset-at-waecicu-beach

Dopo un aperitivo al tramonto (ps i prezzi sono ridicoli) rientriamo per cena, domani altra sveglia presto… ma ne vale la pena.


19 agosto

Sveglia prima dell’alba, ci sono venuti a prendere per andare al Komodo National Park, accesso consentito solo accompagnati da agenzie autorizzate anche se non c’è un limite agli ingressi giornalieri. Nell’auto con noi ci sono diversi italiani, in realtà è pieno di italiani in tutta l’Indonesia in agosto. Arriviamo al porto di Labuan e si parte. Dopo poco più di un’oretta siamo al Pulau Padar l’isola dalla quale con un breve trekking si arriva ad uno dei punti più belli e fotografati di tutta l’Indonesia. E’ pieno di gente salita in notturna per vedere l’alba, noi siamo abbastanza fortunati perché siamo i primi turisti del “giorno”, in pratica siamo i primi a salire mentre un fiume di gente sta scendendo. Si attracca sulla spiaggia e via, oltre ai turisti i primi incontrati sono i cervi, ormai talmente abituati alle persone che sembrano turisti anche loro.

https://www.360cities.net/image/pulau-padar-island-viewpoint

Dopo la scalata si ridiscende alla spiaggia, barca e via verso la famosa pink beach. Siamo ancora i primi, ci mettono a disposizione pinne e maschere e ci immergiamo finalmente in queste meravigliose acque. In realtà la bellezza sta fuori dall’acqua, miriadi di pezzettini di corallo mischiati alla sabbia che la rendono di questo colore, nell’acqua ci sono ovviamente coralli,  ma non è una vista mozzafiato… il bello deve ancora venire.

Dopo un’oretta di snorkeling si riparte, traversata di un’oretta scarsa e si arriva finalmente al Komodo National Park.

Il parco nazionale di Komodo è un’area naturale protetta indonesiana situata nei pressi delle piccole Isole della Sonda nella regione racchiusa tra le province di Nusa Tenggara Orientale e Nusa Tenggara Occidentale. Include tre isole: Komodo, Rinca e Padar, oltre ad altre isole minori, e copre un’area totale di 1817 km² (603 km² dei quali terraferma). Fu creato il 6 marzo 1980 al fine di proteggere il varano di Komodo. In seguito venne usato per difendere altre specie, alcune delle quali marine. Le isole che compongono il parco sono di origine vulcanica. All’interno del parco vivono circa 4000 persone. Nel 1991 fu inserito tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ovviamente tra tutte le attrazioni quella principale resta l’avvistamento del famoso drago di Komodo.

Quella del drago è una visita che in realtà lascia abbastanza perplessi. Si parte dal centro visitatori, ogni piccolo gruppo con la guida che munita di bastone dovrebbe tenere al sicuro tutto il gruppo durante il trekking, ci sono vari percorsi più o meno lunghi. Noi della barca partiamo tutti insieme, il percorso misura circa 2,5km, abbiamo la guida davanti e tutti super carichi siamo alla ricerca del drago, non vediamo nulla finché non arriviamo in uno spiazzale dove ce ne sta uno grossetto bello pacioso sdraiato immobile, talmente immobile che tutti addirittura ne approfittano per fare foto col feroce animale… talmente feroce che secondo me è in coma profondo, da qui la mia carica per questa gita cala letteralmente a picco, se non fosse che mentre siamo tutti increduli per l’avvistamento e le guide così concentrate per salvaguardare i turisti durante la foto che non ci accorgiamo che alle nostre spalle un piccolo esemplare incuriosito si è avvicinato tantissimo e sono proprio i turisti a notarlo; non appena tutti si avvicinano scappa impaurito, fortunatamente era piccolo e timoroso. L’altro ancora sta là immobile.

  quello dormiente ed il piccolo attivo

Terminiamo il giro dove ,guarda caso ancora una volta, proprio alla fine ci sta un esemplare femmina leggermente più vispa dell’altro, ma sempre ben nutrita e immobile.

Ci fermiamo a pranzo per poi ripartire direzione un’isola di sabbia in questo bellissimo parco. L’isola di Komodo ci ha lasciato un po delusi, probabilmente avvistare animali così pericolosi non è questo il modo migliore per farlo, in gruppi chiassosi e numerosi, però vedere questi dinosauri così addomesticati per i turisti ci ha lasciati un po perplessi.

https://www.360cities.net/image/loh-liang-beach-at-komodo-national-park

Da adesso invece ci aspettano avventure acquatiche. Prima sosta un isola di sabbia in mezzo al nulla, acqua cristallina e sabbia bianchissima, riusciamo a vedere anche la prima grande tartaruga marina. Tra tutti i mari che ho visitato questo è senza dubbio il più bello.

https://www.360cities.net/image/sand-island-at-komodo-national-park

Poi dopo un bagno di una mezz’ora andiamo a tuffarci sopra la barriera corallina e lì la natura ci mostra tutto il suo spettacolo.

Noi ci siamo rivolti a bintangkomodotours per il nostro tour e ci siamo trovati molto bene, hanno risposto sempre precisi alle mail, puntuali e cortesi in tutti i servizi.
Rientriamo a Labuan Bajo con un po di mare grosso, abbastanza stanchi, ci riportano in hotel, dove ci facciamo una bella doccia. Prima di cena prendiamo un motorino con Camilla ed andiamo a fare un giro in città e poi un aperitivo. Andiamo al mercato del pesce, tipico con un odore veramente fortissimo (e ne abbiamo visti di mercati) poi giriamo per le vie trafficate e piene di motorini del centro. Quando ormai è buio torniamo in hotel per la cena. Per oggi può bastare, domani si riparte destinazione Bali 😉


20 agosto

Si riparte, stavolta non all’alba, volo Air Asia che da Komodo ci porta nell’isola di Bali, poco più di un’ora e siamo arrivati, ad attenderci c’è una guida-autista che ho trovato rivolgendomi all’hotel, appena prese le valigie siamo già pronti per visitare l’interno dell’isola. Prima sosta le cascate Tegenungan.
Le cascate si trovano, precisamente, a metà strada tra le cittadine di Ubud e l’aeroporto di Denpasar, la capitale di Bali. Si attraversano le stradine del villaggio, fiancheggiate dalle verdi distese di risaie a terrazza che si possono vedere su entrambi i lati della strada, una volta arrivati, si paga il biglietto (in Indonesia tutto è molto economico, tranne l’ingresso ai luoghi turistici che sono molto cari in proporzione a tutto il resto) e si comincia a scendere le scale che portano al laghetto. Le altalene per fare le foto sono un po ovunque, dopo un quarto d’ora di gradoni si arriva a visitare la grande cascata.

https://www.360cities.net/image/tegenungan-waterfall

Fa caldo e al ritorno tutti i gradini si fanno sentire, torniamo al parcheggio e si prosegue verso il primo dei numerosi templi: il Goa Gajah.
Il tempio è caratterizzato da volti minacciosi scolpiti nella pietra, il cui scopo si presume sia quello di allontanare gli spiriti maligni. Un tempo si pensava che la figura principale fosse un elefante, da qui il soprannome di Grotta dell’Elefante. Altre fonti affermano che prende il nome dalla statua di pietra del dio indù Ganesh (caratterizzata dall’avere la testa di un elefante) situata all’interno del tempio.
Sebbene le origini esatte della grotta siano incerte, si ritiene che sia stata costruita come luogo di meditazione spirituale. Un folklore racconta che sia stato creato dall’unghia del leggendario gigante Kebo Iwa. Tuttavia, esaminando il suo stile, il santuario era probabilmente datato al Regno di Bali dell’XI secolo. Il complesso contiene immagini sia indù che buddiste, poiché la grotta contiene lingam e yoni, simboli di Shiva, e l’immagine di Ganesha, mentre vicino al fiume ci sono immagini scolpite di stupa e chattra, immagini del buddismo.
La grotta fu riscoperta dagli archeologi olandesi nel 1923, ma le fontane e la piscina furono scoperte solo nel 1954. Il tempio poi ha un giardino bellissimo con numerose scale e un torrente.

https://www.360cities.net/image/goa-gajah-temple

Dopo la visita ci fermiamo per pranzo in un ristorante molto carino lungo la strada, dopo la sosta per pranzo ci fermiamo ad assaggiare caffè direttamente in una piantagione:

Infine dopo l’assaggio e aver acquistato alcuni caffè particolari proseguiamo per la strada che ci porta ad un altro tempio molto famoso: il Pura Tirta Empul.
Il tempio di Tirta Empul (in balinese: Pura Tirta Empul ossia il tempio dell’acqua che sgorga dalla terra) è un tempio balinese dell’acqua (pura tirta) dalle acque sacre (amritha). È situato intorno a una sorgente del fiume Pakerisan nei pressi della città di Tampaksiring. Il tempio è fondamentale nel sistema di irrigazione balinese subak. Il tempio fu costruito nel 962 d. C.
Dopo un enorme giardino d’ingresso, il Tirta Empul si snoda nella classica suddivisione induista a tre livelli:
– Jaba Pura un primo cortile nel quale si accede da un portale in pietra (candi bengar) ed ingloba una grande vasca di koi e svariati negozietti turistici.
– Jaba Tengah un secondo cortile centrale formato da 2 vasche balneari (petirtaan) e 30 fontane dove gli indù balinesi si recano per il loro bagno rituale purificante.
– Jeroan cortile interno, il luogo più sacro del tempio, pieno di altari di diverse grandezze, una vasca in onore della triade Vishnu-Brahmā-Shiva, statue di altre divinità, alcuni padiglionie votivi (bale) e decorazioni intricatissime dovunque.

https://www.360cities.net/image/pura-tirta-empul

Si continua per arrivare alle famose risaie di Tegallalang. Tegallalang è un piccolo villaggio situato a nord di Ubud, nel centro di Bali. È conosciuto per le sue meravigliose risaie a terrazza. La collina è interamente scolpita a terrazze, sulle quali cresce il riso. In alto, una foresta di palme domina l’intero complesso e aggiunge un tocco ulteriore alla serenità creata dal luogo. Sinceramente non lo abbiamo trovato molto affollato, anzi abbiamo fatto un percorso che ci ha portati sulla collina difronte per poi ridiscendere e risalire dalla parte del parcheggio in totale solitudine.

https://www.360cities.net/image/tegallalang-rice-terrace

Dopo le risaie sfiniti si rientra in hotel e per rilassarci decidiamo tutti di andare a farci un bel massaggio in un centro proprio vicino casa.


21 agosto

Ancora una volta ci svegliamo abbastanza presto, abbiamo deciso di andare a visitare il tempio più “instagrammato” di Bali: Penataran Agung Lempuyang Temple. A Est dell’isola, abbastanza distante dalle zone più turistiche, diventato un luogo di particolare interesse per la porta adiacente al tempio, chiamata Gates of Heaven (Porta del Paradiso), quando il cielo è sereno, attraverso la porta si apre la vista all’imponente vulcano Agung. Per arrivare al tempio bisogna prima pagare un bus, poi pagare il biglietto d’ingresso. Una volta entrati però ci si trova davanti ad un show indegno, quello che credevamo fosso il numero di biglietto del bus in realtà è il numero con il quale si viene chiamati per fare la foto davanti al teatrino dei turisti con 4 Balinesi seduti che chiamano la posizione della foto (fronte, girati, salta) mentre con uno specchietto sotto al telefono, che hai lasciato nelle loro mani, scattano la classica foto visibile su ogni pagina Instg, una tristezza desolante alla quale non partecipiamo, anzi giriamo e passiamo al prossimo tempio. Per la cronaca noi eravamo 142 e stavano chiamando (dopo due ore) il numero 38.

Continuiamo verso un altro tempio molto bello il Tirta Gangga Temple. Tirta Gangga è un ex palazzo reale nella parte orientale di Bali, in Indonesia, a circa 5 chilometri da Karangasem, vicino ad Abang. Prende il nome dal fiume sacro Gange nell’induismo, è noto per il palazzo reale sull’acqua di Karangasem, le piscine e il suo tempio Patirthan. Le vasche sono tutte piene di pesci che saltano letteralmente fuori pur di mangiare qualsiasi cosa venga loro offerta.

https://www.360cities.net/image/tirta-gangga-temple

Si procede per la prossima tappa: Tempio madre di Besakih.
Il tempio madre di Besakih o Pura Besakih è il tempio più importante, più grande e più sacro della religione Indù a Bali. Si trova nel villaggio di Besakih, da cui prende il nome, alle pendici del monte Agung sulla parte orientale dell’isola. Arroccato a circa 1 000 metri, è un vasto complesso di 23 templi; il più grande e importante è chiamato Pura Penataran Agung. Il tempio è costruito su sei livelli, terrazzati sul pendio. L’ingresso è un imponente candi bentar, un portale a due battenti, oltre al quale un kori agung conduce al secondo cortile.

Dopo il tempio ci immergiamo nella natura andando a visitare le cascate Tukad Cepung. L’escursione alla cascata dura circa 15 minuti ed è un buon allenamento. All’inizio si scende una ripida scalinata di cemento, poi il sentiero diventa pianeggiante per un po’ mentre si cammina lungo il ruscello, e poi si ri discende un’altra ripida scalinata fino al letto del fiume. Le ultime scale sono irregolari e ridicolmente grandi. Direi che sono due o tre volte più grandi delle scale normali. Si sentono costruiti per i giganti! Se giri a destra sul letto del fiume, c’è una cascata più piccola circondata da una giungla verdeggiante, ideale per una doccia naturale. Se giri a sinistra, c’è un sentiero roccioso che porta a Tukad Cepung.

Si rientra nuovamente alla base, usciamo dopo una doccia per andare a cena e poi a dormire, domani finalmente un pò di mare.


22 agosto

Dato che domani abbiamo deciso di arrivare a Yogyakarta allora oggi ci avviciniamo all’aeroporto di Denpasar facendo sosta a Jimbaran. Oggi giornata di relax totale al mare, anche se non è niente di che a dire il vero; una spiaggia enorme piena di coralli come al solito, tanti bei localini lungomare dove pranziamo e poi ci sdraiamo sui lettini in attesa del tramonto. Abbiamo noleggiato un motorino per arrivare e per trovare parcheggio, poiché è pienissimo.

Stasera però per cena ci trattiamo bene, c’è un bel ristorante proprio lungo la strada del mare e decidiamo di fargli visita, scelta veramente azzeccata. Il ristorante si chiama Opia Bali.


23 agosto

Ancora una volta si prende un volo Air Asia la mattina e si riparte stavolta la destinazione è Yogyakarta. Yogyakarta è la culla della cultura giavanese, tantissime sono le attrazioni da visitare in città e nei dintorni, su tutte i meravigliosi templi di Borobudur e Prambanan. Appena arrivati facciamo un bel giro della città, piena di negozi e ristoranti, noi dormiamo proprio al centro nel bellissimo The Phoenix Hotel, con una breve passeggiata siamo a Malioboro il nucleo della città, mangiamo in un ristorante tipico dove non sono turisti The House of Raminten, si mangia per terra, si spende pochissimo e tutto è molto buono, dopo pranzo si parte direzione Prambanan.

https://www.360cities.net/image/yogyakarta-station-monument

Il complesso del tempio, patrimonio mondiale dell’UNESCO, è il più grande sito di templi indù in Indonesia e il secondo più grande nel sud-est asiatico dopo Angkor Wat. È caratterizzato dalla sua architettura alta e appuntita, tipica dell’architettura indù, e dall’imponente edificio centrale alto 47 metri all’interno di un grande complesso di templi individuali. I complessi del tempio di Prambanan erano originariamente costituiti da 240 strutture templari, che rappresentavano la grandiosità dell’antica arte e architettura indù di Giava, ed è anche considerato un capolavoro del periodo classico in Indonesia. Originariamente a Prambanan c’erano un totale di 240 templi. Il complesso del tempio di Prambanan è costituito da: 3 templi Trimurti: tre templi principali dedicati a Shiva, Vishnu e Brahma 3 templi Vahana: tre templi di fronte ai templi Trimurti dedicati al vahana di ciascun dei; Nandi, Garuda e Hamsa 2 templi Apit: due templi situati tra le file dei templi Trimurti e Vahana sul lato nord e sud 4 templi Kelir: quattro piccoli santuari situati su 4 direzioni cardinali proprio oltre le 4 porte principali della zona interna 4 templi Patok: quattro piccoli santuari situati ai 4 angoli della zona interna 224 templi di Pervara: centinaia di templi disposti in 4 file quadrate concentriche; i numeri dei templi dalla fila interna alla fila esterna sono: 44, 52, 60 e 68.
All’ingresso è possibile avere una guida, cosa che consiglio, dato che riesce a spiegare e a coinvolgere i turisti con aneddoti e filosofie del tempio che non si trovano da nessuna parte. La guida ci ha accompagnato per un’ora all’interno dei templi principali, poi siamo rimasti a girare aspettando il tramonto in questo posto che mette una pace veramente unica.

https://www.360cities.net/image/on-prambanan-temple

https://www.360cities.net/image/prambanan-temple-at-sunset

Rientriamo, bagno in piscina e poi massaggio rilassante per tutti.


24 agosto

Oggi si visita di mattina l’altro tempio gigante di questa città: Borobudur. Con un driver ci dirigiamo fuori città, la prima sosta è ad un tempietto buddista vicino a Borobudur che si chiama Mendut. Mendut è un tempio buddista del IX secolo, situato nel villaggio di Mendut. Il tempio si trova a circa tre chilometri a est di Borobudur. Mendut, Borobudur e Pawon, che sono tutti templi buddisti, si trovano su una linea retta. Esiste una relazione religiosa reciproca tra i tre templi, sebbene l’esatto processo rituale sia sconosciuto. Visita veloce, restiamo colpiti anche dall’imponente albero vicino al tempio che ci rinfresca con la sua ombra.

Proseguiamo per Borobudur. Ho acquistato i biglietti per la visita una settima fà, sul sito del tempio. L’ingresso è riservato ad un massimo di persone ogni ora perchè bisogna essere accompagnati dalla guida. All’ingresso ci vengono donate delle ciabattine per la visita con una borsetta ed una bottiglia d’acqua, fa caldo, non eccessivamente, ma tutto il tempio è sotto al sole senza ombra. La struttura è enorme, è stata oggetto di paragone con altre opere colossali dell’antichità come le piramidi; ha infatti una base di 123 x 123 metri ed un’altezza di 35 metri, poggia su circa 1.600.000 colossali blocchi di pietra e le sue pareti sono ricoperte da 2.672 bassorilievi (per una lunghezza complessiva che supera i 5Km e una superficie che arriva agli 8Kmq) di cui più di 1.400 narranti storie riguardanti Buddha e da 504 statue dedicate a quest’ultimo. L’edificio ha una linea quadrata e divisa in gradini e appare come una montagna; nella vista dall’alto si apprende la complessità della pianta e la sua struttura architettonica. È il monumento più visitato di tutta l’Indonesia.
È costituito da 10 terrazze (corrispondenti alle 10 fasi del cammino spirituale verso la perfezione), le quali sono a loro volta divise in tre gruppi.
In buona sostanza, il devoto buddista, una volta giunto in questo luogo, cominciava un percorso di meditazione, che lo portava a poco a poco a purificarsi dalla mondanità, fino a raggiungere la totale liberazione dalla sofferenza, ovvero il nirvana, rappresentato dalla sommità del monumento.
La costruzione cominciò all’incirca nell’800 d.C., si suppone in un periodo tra il 750 e l’830 e venne commissionata dalla dinastia regnante in quel momento, i Sailendra, all’apice del loro splendore e potere.
Non si sa comunque con precisione se la costruzione iniziò ad opera di sovrani induisti o buddisti.

https://www.360cities.net/image/candi-borobudur-indonesia

https://www.360cities.net/image/on-borobudur-temple

Dopo la visita ci dirigiamo verso l’aeroporto, facendo uno stop per assaggiare il famoso frutto “durian”, considerato dagli asiatici come il “re dei frutti”, il durian si distingue per le grandi dimensioni, il forte odore e la buccia spinosa. L’odore è tremendo, al gusto sembra meglio anche se poi lascia un retrogusto di aglio ed anche la consistenza è molto particolare.

In serata arriviamo a Giacarta, la capitale, con un taxi arriviamo all’hotel e dopo una rinfrescata andiamo a cena. Domani visita della città.


25 agosto

Sveglia finalmente con calma, colazione e si comincia. Giacarta è una metropoli di quasi dieci milioni di abitanti, nata come centro indù, poi musulmano e successivamente quartiere generale della Compagnia delle Indie Orientali olandese, si presenta con grandi palazzi moderni e centri commerciali, ma girovagando per le sue vie si assapora ancora un’aria antica, di canali, parchi ed edifici storici. Avevo programmato un giorno per la visita, sicuramente non è abbastanza per conoscere la città, però nella grandezza della nazione e per le cose da vedere nel tempo di una vacanza troppo tempo sarebbe sprecato, una visita comunque la merita. Noi giriamo per tutto il centro fino al Monumento Nazionale al centro di piazza Merdeka. Il Monumento nazionale, in indonesiano Monumen Nasional, o più semplicemente il Monas è un obelisco costruito per celebrare l’indipendenza indonesiana, proclamata il 17 agosto 1945. Voluto dal presidente Soekarno, che prese ispirazione dalla Torre Eiffel, è stato progettato da Frederich Silaban e aperto al pubblico nel 1975. Dalla sommità della torre, alta 129 metri, si può vedere tutta la città. Abbiamo fatto acquisti nei centri commerciali trovando ottime marche a prezzi stracciati, un altro ottimo motivo per non disdegnare questa città. Domani si riparte, le nostre vacanze finiscono qui, quest’estate abbiamo vissuto bellissimi momenti, stancanti, ma che porteremo nel cuore per sempre.

https://www.360cities.net/image/jakarta-national-monument

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