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USA California dicembre-gennio/2019-2020

Le tradizioni nascono casualmente e così per il terzo anno consecutivo, come da tradizione ormai, mi ritrovo seduto su un aereo con accanto mia figlia; questa volta dopo Africa e Asia andiamo in America, destinazione California. Sono le 10,27 del 27 Dicembre il volo Alitalia sta partendo….byeeee.

Il primo volo per Boston di 9 ore passa tranquillo tra un film e l’altro; quando atterriamo invece in neanche 2 ore dobbiamo fare la procedura per i visti, ritirare i bagagli anche se hanno già l’etichetta per Los Angeles (al primo ingresso con compagnia non Americana funziona così), cambiare terminal, ri-imbarcare i bagagli, controllo bagagli a mano che si complica se Julia si dimentica la bottiglia d’acqua dentro e andare al gate. Secondo volo di 6 ore in cui la stanchezza si fa sentire, comunque atterriamo precisi alle 19 locali, ritiro bagagli, ritiro auto e via in hotel, siamo 9 ore indietro e abbiamo sonno.

Domani sveglia presto giornata piena. Good night.

28 dicembre – day 1

Sveglia presto…. neanche alle 3 di mattina siamo svegli!!! Più presto di così!? Per farla breve oggi tappa agli Studios che aprono alle 8am  quindi decidiamo di prenderla con calma e alle 6,15 siamo già fuori dall’hotel. Cerchiamo un posticino per la colazione, percorriamo l’interstate che porta a Nord di Los Angeles, parcheggiamo e alle 7,40 siamo davanti alla famosa sfera dell’ Universal Pictures.

La giornata di oggi vola in questo posto, alle 8 siamo tra i primi davanti ai cancelli Hogwarts, riusciamo con nessuna fila a visitare il castello e la sua giostra (pazzesca, sembra di volare sulla scopa, camminare tra fantasmi e creature leggendarie), facciamo anche le piccole montagne russe fuori; nel pomeriggio la fila arriverà anche a oltre 3 ore!!!. Poi passiamo alla parte bassa del parco per bagnarci tra le grinfie dei dinosauri di Giurassic Park e impaurirci tra le mummie, quest’ultima quella che ci ha veramente terrorizzato con le sue accelerazioni e discese. Poi i Minions, lo spettacolo degli animali, veloce pausa pranzo e via all’incredibile show di Waterworld , poi passeggiata tra i morti di Walking Dead e a teatro da Kung fu Panda, insomma se entrate presto c’è da divertirsi per ore. Riusciamo a vederci praticamente tutto.

Posto incredibile per i più piccoli ma anche per i grandi. Però non è tutto oro quello che luccica…o forse qui in questo parco è così, l’ingresso è molto caro e se prendete i biglietti salta la fila, che non consiglio se riuscite ad entrare presto, per una famiglia di 4 persone non basta uno stipendio!!! All’interno è tutto caro, basta pensare che una bottiglietta d’acqua costa 4$, ma quello che più mi ha sorpreso è che parcheggiare costa da un minimo di 30 ad un massimo di 60$ in funzione della vicinanza…. Bha!!! Noi con 40$ siamo quasi davanti ai cancelli, con 60$ non capisco dove si dovrebbe parcheggiare!!!!

Alle 17 sfiniti usciamo, ci dirigiamo verso la scritta più famosa del mondo anche se non riusciamo ad avvicinarci troppo, qui gli abitanti sono abbastanza stufi dei turisti e stanno boicottando le visite  con cancelli  ed evitando fare parcheggiare… Comunque qualche foto siamo riusciti a farla.

Ormai sono le 19 mangiamo qualcosa e per oggi basta, siamo sfiniti e insonnoliti.

Domani si continua sempre a Los Angeles.

29 dicembre – day 2

Il jet lag ancora non ci molla, non sono 5 quando ci svegliamo, ce la prendiamo con calma ma alle 7 siamo già lungo la 101 direzione nord, si va al Griffith Observatory, posto panoramico e parco pubblico. Vista molto bella sulla città.

Passeggiata e si riparte, verso la strada delle celebrità: prossima fermata Wall of Fame.

È ancora relativamente presto, facciamo una pausa caffè con dolcetto e siamo in mezzo alle stelle!

Capisci di essere vecchio quando chiedi a tua figlia se sa chi è Elvis e lei ti risponde uno dei Marvel! Verso pranzo si riempie di gente, sembra un mix di carnevale tra sosia di personaggi famosi e gente strana.

Tra i più fotografati il vincitore assoluto è Michael Jackson!! Poi si difendono molto bene anche Trump, Sylvester Stallone e Marylin Monroe.

https://www.360cities.net/image/walk-of-fame-hollywood-blvd

Ci sono musei stranissimi, quello dei Guinness, dei selfie, delle illusioni ma quello che per Julia è irrinunciabile è quello dei Funko Pop, le caricature di tutti i personaggi della TV sottoforma di pupazzo squadrato, dove puoi anche ricreare il tuo pezzo unico!!

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso Beverly Hills percorrendo la Sunset Boulevard, il traffico nonostante sia domenica è buono.

Nessun vip avvistato, si prosegue verso un monumento recente, l’Urban Light.

Urban Light è una scultura di Chris Burden ed è composta da 202 lampioni disposti in una griglia. Le lampade provengono principalmente dalle strade del sud della California, tra cui Hollywood, Glendale e Anaheim, con alcune provenienti da Portland, Oregon. Ci sono 16 diversi modelli di lampioni rappresentati, molti dei quali sono stati commissionati per particolari quartieri e strade.

I globi di vetro della scultura hanno tre forme generali: rotondo, ghianda e cono. Le 309 lampadine a LED sono alimentate a energia solare e si accendono dal tramonto all’alba.

Molto affollata riusciamo comunque a fare alcune foto.

Rimaniamo anche colpiti da un moderno centro commerciale vicino.

https://www.360cities.net/image/petersen-museum-store

Passando per Downtown si rientra, mangiamo qualcosa e facciamo spesa per la colazione, domani si lascia Los Angeles. Bye bye LA.

30 dicembre – day 3

Anche oggi sveglia incredibilmente presto, sono le 4 e mi sveglio, poco dopo anche Julia. Oggi tappa di spostamento arriviamo a Bakersfield passando per il Joshua tree National Park (come arrivare a Roma da Siena passando per Ancona). Il Joshua tree è l’unico parco della California che ancora non ho visitato e quindi ora o mai più. Oggi fa freddo, nelle 120 miglia che separano LA dal parco si è alzato inoltre un vento gelido che porta anche alcuni fiocchi di neve. La situazione non migliora al parco nazionale, le strade sterrate sono tutte chiuse come ci avvisa il ranger al centro visitatori, ma il parco è aperto; e meno male perché con la neve ha un fascino particolare. Il parco è una enorme distesa di questa particolare pianta e ammassi di roccia. Noi decidiamo di percorrere alcuni sentieri a loop e di fare la pausa pranzo al termine del primo. Non è poi così freddo, anzi la neve come sempre porta la sua allegria, Julia tra il lancio di palle di neve, alcuni scivoloni e pose da diva non rompe come al solito dicendo che è stanca, ma è molto attiva, vuole la macchina fotografica anche per fare foto (forse era meglio se fosse stata meno carica).

La Yucca brevifolia è una pianta appartenente al genere Yucca della famiglia delle Agavacee. È nota negli Stati Uniti come Joshua tree (in italiano albero di Giosuè) o Yucca palm o ancora Yucca tree e in lingua spagnola izote de desierto. Questa pianta generalmente a portamento arboreo delle Monocotiledoni è nativa del sud-ovest del Nord America negli stati della California, Arizona, Utah e Nevada. Essa prospera nelle praterie aperte della Queen Valley e della Lost Horse Valley, all’interno del Parco nazionale del Joshua Tree.

Il nome Joshua tree fu dato da un gruppo di coloni mormoni che attraversarono il deserto del  Mojave nella metà del XIX secolo. La particolare forma dell’albero ricordò loro una storia della Bibbia nella quale Mosè alzava le braccia al cielo per pregare e solo quando le sue braccia erano alte Giosuè e il suo esercito vincevano (Esodo 17,8-16). Gli allevatori e i minatori che erano insieme ai mormoni ottennero benefici dalla Y. brevifolia, usando i tronchi e i rami come riparo e come carburante per i veicoli a vapore.

Ci sono comunque tutte le piante e gli animali caratteristici del deserto come serpenti, topolini e cactus perché qui in estate fa caldo, peccato non poterci dormire accampato, bisogna proseguire.

https://www.360cities.net/image/joshua-tree-national-park-in-winter

Sosta intermedia a Bakersfield per poi passare alla costa della California domani e festeggiare la fine dell’anno…

31 dicembre – day 4

Veloce colazione e si riparte. Oggi giornata soprattutto di auto, ma percorriamo una di quelle strade che sono ormai un’icona di viaggio-libertá-vacanza la California n°1 o CA1 highway, la strada che da Los Angeles percorre tutta la costa californiana. In pratica si fatica a tenere gli occhi puntati sulla strada, tra vedute mozzafiato, scogliere, animali spiaggiati al riposo sotto al sole, alle onde, ma anche falchi, aironi e sequoie enormi…, soltanto percorrendola si capisce perché è così famosa.

 

Pranzo al volo e si continua…. Nel pomeriggio arriviamo a Santa Cruz dove ci fermiamo a festeggiare l’anno nuovo.

Una cittadina molto carina con un bellissimo molo sul mare ed un enorme parco giochi che occupa quasi tutto il lungomare. Andiamo a cena fuori, passeggiata digestiva sul molo e poi poco prima della mezzanotte si rientra, ci scambiamo gli auguri e a ninna… I nostri grandi festeggiamenti finisco così 🙂 l’importante è essere felici.

https://www.360cities.net/image/waddell-beach-california

Buon 2020 e ci vediamo domani…. Emh oggi!!!

1 gennaio – day 5

Oggi si arriva a San Francisco! Ma prima si fa colazione… abbiamo trovato un posto carinissimo classico americano: lo Zachary’s.

Colazione leggera leggera e siamo pronti per partire.

Percorriamo ancora la CA 1 direzione nord, le vedute ancora mozzafiato, ci fermiamo ogni tanto a fare alcune foto e a giocare con le onde .

Con comodo all’ora di pranzo arriviamo a San Francisco, lasciamo le valigie e parcheggiamo in una autorimessa vicino.

L’hotel è stupendo, un vecchio palazzo (qualcuno dice un vecchio bordello) tutto in stile curato nei minimi particolari, il San Remo, a due passi da Lombard street e dai famosi Pier. Comincia alle 15 la visita della città, sono molto curioso, le voci riguardanti il posto non sempre sono buone, però a me ha sempre affascinato e incuriosito.

Iniziamo dirigendoci verso la Coit Tower, purtroppo oggi è chiusa, ma dalla passeggiata possiamo capire che San Francisco è veramente tutta un sali-scendi, così dopo essere saliti scendiamo verso il famoso Pier 39.

Qui oltre ai tanti turisti ci sono ad attenderci numerosi leoni marini in completo relax sulle banchine galleggianti.

Dopo il tramonto andiamo nella via più famosa della città: Lombard street, dove c’è un continuo scendere di auto.

https://www.360cities.net/image/lombard-street-by-night-san-francisco

Ceniamo vicino l’hotel e poi ci riposiamo verso le 22,30; domani ci divertiamo… Good night.

2 gennaio – day 6

Oggi giornata faticosa ma divertente. Decidiamo di prendere una bici per muoverci in città, vicino al nostro hotel c’è un “rent a bike” così preso l’indirizzo partiamo, il caso vuole che sta proprio al capolinea della linea dei cable car….e che fai non puoi farti sfuggire l’occasione, così mentre il conducente gira il vagone, prendiamo i biglietti e dopo un istante siamo saliti.

Il singolo viaggio costa 8 dollari!! Alla fine decidiamo per l’abbonamento di 3 giorni con ingresso a 3 musei, tutti i mezzi urbani inclusi e nel pacchetto c’è anche una gita in barca nella baia e sotto al Golden bridge (90$ adulti e circa 75 bambini). Il viaggio iconico nel cuore della città comunque è piacevole e fa sosta nei punti principali come Chinatown, Lombard, cable car Museum fino a Union Square. Passeggiata per il centro e poi si torna, ci aspetta il tandem.

 

https://www.360cities.net/image/san-francisco-cable-car-powell-st-market-st-terminal

San Francisco è piena di attività che affittano bici, anche se la città pur essendo in riva a mare è tutto un sali-scendi. La fatica è assicurata!!

Ci dirigiamo comunque subito nelle zone più distanti che vale la pena vedere, prima tappa il quartiere Mission ed i suoi murales.

https://www.360cities.net/image/mission-district-murals

Poi verso Castro il quartiere che con il suo orientamento omosessuale ha fatto la storia.

Poi ancora verso le case dell’epoca vittoriana: le Pink lady

Nel frattempo comunque abbiamo anche mangiato.

Quindi non ci resta che il celeberrimo Golden bridge. La strada è ancora lunga e qualche volta bisogna anche scendere perché alcune salite sono veramente impegnative, se poi Julia pedalasse invece di fare da passeggero… così piano piano attraverso quartieri e parchi urbani arriviamo. C’è tanta gente sia a piedi che in bici ed il ponte oltre alle corsie per le macchine ha anche uno spazio riservato a pedoni e uno doppio per le bici per entrambi i sensi di marcia.

Pausa rinfrescante al visitor center e poi si parte per attraversare il ponte verso Sausalito.

Rigiriamo e si rientra con calma, guardando verso il basso è pieno di leoni marini che nuotano e bella è anche la visita sulla città.

https://www.360cities.net/image/sf-golden-gate-bridge-at-sunset

Prima di consegnare la bici però dobbiamo fare una ultima cosa: percorrere Lombard street!!!

Giornata lunga che ancora non è finita, doccia e si cena, passeggiata digestiva nei Pier e poi a ninna. Good night

3 gennaio – day 7

Dopo colazione continuiamo a visitare la città, prossima sosta l’acquario.

Situato in uno dei luoghi più caratteristici della città, il Pier 39, l’acquario ci mostra tutta la fauna e la flora della baia, ma visto che apre alle 10 facciamo un salto al Pier per visitare i leoni marini che si rilassano al sole.

Poi entriamo. L’acquario è grande e molto carino, dentro si ha anche la possibilità di toccare gli squali di Alcatraz e le piccole razze, oltre a passeggiare in mezzo ai pesci percorrendo i due tunnel che passano sotto.

Avendo fatto il city pass abbiamo ingresso gratuito a 4 attrazioni, le cable car e tutti i mezzi Muni, così prossima sosta è l’Exploratorium.

L’Exploratorium è un divertente museo della scienza veramente enorme, noi non lo abbiamo fatto tutto perché per risolvere i vari esperimenti e i vari giochi probabilmente non basta un giorno.

Prosegue dopo un breve pranzo il tour della città: prossima fermata Chinatown.

Questo quartiere è una delle Chinatown più antiche e consolidate degli Stati Uniti. Una volta attraversato il famoso Dragon’s Gate, ci si imbatte in una fitta rete di stradine e vicoli ricchi di chioschi di dim sum e altri ristoranti tradizionali, nonché erboristerie, panetterie e pasticcerie, negozi di souvenir. Il gelato al macha è favoloso.

Incontriamo anche i famosi palazzi con le scale antincendio 🙂

Ormai siamo pratici dei mezzi, prendiamo una cable car fino al capolinea e poi con il 28 arriviamo al Golden gate bridge per le foto al tramonto.

 

Cena fuori e poi ancora in giro a scattare foto… ormai abbiamo smaltito il jet lag, anche se tra un paio di giorni si riparte.

4 gennaio – day 8

Ultimo giorno purtroppo, ci restano ancora un paio di cosette : il California Academy of Sciences e il traghetto nelle baia (purtroppo non riusciamo a visitare Alcatraz).

Si comincia dal museo delle scienze, anche questo in un padiglione moderno e enorme, al suo interno un planetario, un mega acquario con tunnel, una foresta amazzonica a 4 piani, l’ala degli animali Africani stile museo di NY (quello del film per intenderci) un giardino esterno con le renne e altri reparti per gli animali marini, artici e estinti.  Anche questo fa parte degli ingressi liberi per i possessori di city pass così come il traghetto nella baia, alla fine sono 150€ per tutti e due che ci siamo ampiamente ripagato (una corsa in cable costa 8$ e un bus 2,5$).

Altri 2 bus e siamo a prendere il traghetto.

Il tour dura circa un’ora, passiamo davanti ai leoni marini, poi sotto al ponte, circumnavighiamo Alcatraz e ci avviciniamo al Bay bridge per poi rientrare.

Riprendiamo l’auto dopo 4 giorni, salutiamo il nostro bellissimo hotel e non contenti saliti in macchina andiamo a percorrere Lombard street!! Dopo a piedi, in bici non poteva mancare in auto.

Ci avviciniamo al nostro ultimo hotel verso sera e poi ultima sosta al Denny’s vicino. Il nostro tour della costa californiana termina qui.

Escludendo l’Alaska erano 3 anni che non tornavo in USA, sinceramente la trovo più cara in tutto anche nella famosa benzina, ormai a quasi 4 dollari a gallone. Non a caso c’è molta più gente povera in giro, veramente tanta sia a LA che a SF, se poi aggiungiamo che il cambio non è più così favorevole costa tutto molto.

In compenso non abbiamo mai avuto la minima percezione di pericolo anche girando la sera o passeggiando in zone periferiche, dove spesso si vedono tende Decathlon sui marciapiedi.

Gli americani come sempre sono molto gentili, rispettano i semafori e se stai fermo ad una svolta non ti maledicono come da noi, i pedoni hanno sempre la precedenza e se sulle superstrade metti la freccia puoi sorpassare dove vuoi. A Los Angeles il traffico c’è ma con l’auto si arriva ovunque, stessa cosa a San Francisco dove però per parcheggiare l’auto ci vuole uno stipendio, vicino ai moli costa un’esagerazione, ma a differenza di Los Angeles con i mezzi si gira benissimo.

Tra le due di gran lunga San Francisco, che non ho trovato così sporca come mi hanno detto ma mantiene un fascino tutto particolare con i suoi sali-scendi, le sue case a gradoni e il suo ponte indimenticabile.

https://www.360cities.net/image/lombard-street-by-night

Mi mancherà questa vacanza!

Un ringraziamento come sempre alla mia spacciatrice di biglietti (giusto la sua pazienza) Rachele di Vicotours… ci rivediamo presto 😘

Defender trip: Italia – Svizzera – Francia – Lussemburgo – Lichtenstein agosto/2019

15 Agosto – Roma

Sono appena sceso dal volo partito da Tashkent, ore 10,45. Navetta auto e via direzione casa, avrò dormito 2 ore al massimo, quindi o si va a casa e si dorme oppure senza pensarci troppo, si cambia auto si prende la donna della mia vita e si parte subito senza perdere tempo….

Non è neanche mezzogiorno quando siamo diretti a Magliano Sabina casello dell’autostrada A1. A bordo ho messo la stessa borsa del precedente viaggio, la borsa di Julia, due bici, acqua, piatti pentole e posate, la tenda sta già su, ormai è parte integrante della macchina.

La prima meta come da nuova traduzione estiva, che speriamo si ripeta nel tempo, è il piccolo centro di Naguarido in Valtellina. Sono oltre 600km, che con il caldo e la velocità folle del Defenderone raggiungeremo con calma domani, ci si ferma per strada per fare scorta di provviste e verso sera ci fermiamo dopo Modena in un camping vicino ad un Decathlon che ci sarà utile per un po’ di cosette! Siamo partiti…la meta verrà da sé.

Per cena ci facciamo portare una pizza e poi a ninna ho un sonno spaventoso!

16 agosto – Naguarido

Ci svegliamo con calma, doccia, colazione e poi si riparte, prossima fermata….la farmacia!! Julia è stata punta da un insetto e come suo solito ha un avambraccio gonfio senza essersene accorta.

Fortunatamente qui vicino c’è tutto, troviamo la farmacia, il Decathlon e un bel supermercato per fare scorta di alcune cose mancanti, non troviamo solamente le bombolette del gas per il fornello. Nel primo pomeriggio arriviamo a Naguarido dove ci incontriamo con Michele, Claudia e la sua famiglia di ritorno dalle cascate dell’Acquafragia. Facciamo un piccolo giretto al bar del paese con gelato. Stasera siamo accampati in un prato vicino all’ingresso del piccolo centro, ma prima dobbiamo pensare alla cena.

Hanno prenotato in un posto fantastico ,La Pedruscia, dove fanno i pizzoccheri più buoni che abbia mai mangiato! E non solo quelli…tutte specialità del luogo fatte a mano dall’antipasto al dolce… domani dobbiamo andare a fare una bella passeggiata altrimenti rischiamo di non arrivare a settembre.

Si va a dormire con la digestione in stato iniziale!

17 agosto – Naguarido

Abbiamo deciso di andare a fare una passeggiata al sentiero del Tracciolino. Il Tracciolino è una delle più spettacolari opere di ingegneria umana della Valchiavenna. Stiamo parlando di un tracciato lungo 10 chilometri che corre ad un altezza costante di 920 metri fra la Val dei Ratti e la Val Codera, costruito negli anni Trenta del secolo scorso come collegamento fra due piccole dighe, una per l’appunto in Val Codera (poco più che un muro di cemento) e una in Val dei Ratti (un poco più grande). Di questi 10 lunghi chilometri,  il tratto a cavallo fra Val Codera e Val dei Ratti presenta gallerie e spettacolari passaggi scavati nella roccia, la parte iniziale, quella da Verceia, dove si acquista il pass per parcheggiare prima di salire, invece presenta una piccola ferrovia che si interrompe dopo alcuni chilometri dentro ad una galleria.

Da qui si prosegue ancora, noi alla vista del piccolo borgo isolato di San Giorgio abbiamo deciso di scendere, il problema è che la discesa è lunga, poi bisogna risalire fino al paese, poi bisogna ancora salire per ritrovare il percorso e tornare indietro.

Alla fine dopo comunque 14km siamo tornati alla macchina…i pizzoccheri sono stati digeriti.

Al ritorno spesa per la cena e poi tutti a mangiare la mia pasta al tonno come da decisione di Julia!

http://www.360cities.net/image/tunnel-of-tracciolino-trail

18 agosto – Flims

È domenica e bisogna ripartire, per alcuni le vacanze finiscono, per noi proseguono in Svizzera. Claudia torna a Firenze, i suoi a Sutri e Michele ha la missione di smaltire tutto ciò che è rimasto in frigo visto che resterà ancora altri giorni in casa da solo e il tempo non promette nulla di buono. Breve ma intensa ci siamo proprio divertiti in questa parentesi Valtellinese.

Con Julia si prosegue, prossima meta il Lago di Cresta in Svizzera!

Il lago di Cresta o Crestasee in tedesco, è un bellissimo e carinissimo laghetto alpino, la domenica è pieno di gente però merita una visita, poi è di passaggio per il ghiacciaio dell’Aletsch, nostra prossima meta.

Arriviamo al paesino di Flims, parcheggiamo il Defenderone e si prosegue in bicicletta fino al lago.

Non pensavo che sarebbe stato possibile fare il bagno, invece è pieno di barchette e nuotatori… noi siamo sprovvisti di asciugamani e costumi, ma dopo qualche minuto che giriamo in bici e fotografiamo gente in acqua ci spogliamo e ci buttiamo in mutande in un’ansa abbastanza isolata! Bellissimo.

http://www.360cities.net/image/summer-in-cresta-lake

Ci diamo una veloce asciugata con quello che abbiamo dietro, ci rivestiamo e si riparte. Piccola sosta per un gelato (4€) e poi si torna alla macchina direzione camping. Come prima uscita in bicicletta niente male, tanta la salita che abbiamo fatto scendendo e inizio dei primi doloretti al sedere….domani andrà meglio.

Il campeggio sta vicino ad un altro laghetto: il lago di Cauma; montata la tenda parto per un’altra escursione. Anche questo laghetto è molto carino ed è provvisto di ristorazione, giochi e passeggiata completa intorno.

La sera per curiosità guardo il tempo e…. le previsioni meteo prevedono temporali per tutta la settimana!!!! Bisogna scappare, verso nord c’è il sole, allora si cambia itinerario, niente ghiacciaio dell’Aletsch si va a Colmar in Francia dato che Zurigo e altre città Svizzere le abbiamo viste in altre occasioni.

Durante la notte brutto temporale, fortunatamente la tenda tiene benissimo e alla prima veloce tregua si smonta tutto e si parte.

La strada da fare comunque è molto bella proprio da Defenderone.

Circa 300km ci separano dalla meta, ho già trovato un camping nelle vicinanze, verso pranzo si arriva.

19 agosto – Colmar

Il campeggio è appena fuori la città, dista circa 2km, appena montata la tenda si preparano le bici e si parte. Per arrivare al centro c’è tutta una bellissima pista ciclabile con tanto di semafori ad hoc.

Situata nella Francia orientale, nella regione dell’Alsazia dove rappresenta il capoluogo dell’Alto Reno, Colmar deve il suo nome al termine latino columbarium, molto probabilmente perché, all’epoca di Carlo Magno, vi si allevavano le colombe del re. Le sue origini risalgono al Sacro Romano Impero e, nel corso dei secoli, fu contesa più volte dalla Francia e dalla vicinissima Germania, fino alla fine della prima guerra mondiale, quando diventò definitivamente parte dell’Alsazia francese. Oggi Colmar è una delle città più incantevoli d’Europa, soprattutto grazie al suo aspetto urbano tipicamente medievale rimasto intatto, caratterizzato da un susseguirsi di casette colorate a graticcio in pietra o in legno, stradine acciottolate, chiesette gotiche e piccoli ponti che oltrepassano i corsi d’acqua che attraversano il centro storico.
Questa piccola città-gioiello dell’Alsazia, situata ai piedi del massiccio montuoso dei Vosgi, è conosciuta anche con il nome di Petite Venice, ossia Piccola Venezia, perché ciò che la rende davvero magica e romantica sono proprio la presenza del fiume Lauch e di una serie di canali in grado di creare degli scorci molto suggestivi.

Con la bici giriamo con tranquillità in mezzo ai numerosi turisti, ci prendiamo una bella birretta in un pub nel centro, per Julia acqua frizzante e patatine, poi si prosegue verso la bella cattedrale. La Cattedrale di San Martino, è uno dei più importanti esempi dell’Architettura gotica della regione. L’interno dell’edificio è a pianta a croce latina con transetto e coro a deambulatorio. Il piedricroce è diviso in tre navate da pilastri polilobati con semicolonne addossate che arrivano fino alle volte a crociera. Si presenta assai spoglio dopo delle devastazioni della Rivoluzione. Conserva tuttavia qualche trittico del XVI-XVII secolo, gli stalli del coro, un Crocifisso ligneo del XIV secolo, nella cappella absidale, e il Grand’Organo del 1755 opera del mastro organaro strasburghese Johann Andreas Silbermann.

 

si torna verso sera in camping, doccia e visto che finalmente abbiamo trovato le bombolette del gas per il mega-fornello stasera ci facciamo da buoni italiani spaghetti al sugo! Dopo cena ci vediamo un cartone con il DVD portatile e poi a ninna, domani mattina ho deciso che sarei andato a fare un giro in centro sperando di fare alcune foto con poche persone, se Julia vuole dormire la lascio, tanto è tutto tranquillo i nostri vicini hanno tre bimbi sono tedeschi e molto gentili.

20 agosto Colmar – Luxembourg City

Sveglia alle 6:50, mi preparo per andare da solo quando invece Julia è pronta prima di me, le è piaciuto così tanto andare in bici sulle piste ciclabili che non vede l’ora di ripartire. In effetti a quest’ora non c’è quasi nessuno, è martedì e si respira un pò di quell’aria tranquilla che non c’era ieri pomeriggio, non ci sono turisti e mentre sfrecciamo in bici viviamo un pò di quotidianità del luogo.

http://www.360cities.net/image/st-martin-s-church

Verso le 9 siamo già di partenza, si passa il confine francese per andare in Lussemburgo. Non sono mai stato in questa nazione e forse questo è proprio il motivo per cui abbiamo deciso di andare, oltre ad un meteo che promette benissimo.

Trovato un bellissimo camping proprio in prossimità della capitale, molto bello ed attrezzato, come sempre appena montato tutto quanto siamo pronti per partire. All’ingresso del camping ho trovato alcuni opuscoli con le cose da vedere, inoltre ho con me l’inseparabile lonely planet.

Luxembourg City si rivela veramente una bellissima città, piste ciclabili ovunque, pulita e molto carina, ricca di tantissime cose da vedere, noi andiamo diretti alle Bock Casemates. Nel 963 il conte Siegfried costruì un castello fortificato sul promontorio di Bock, che presto sarebbe diventato la culla della città. Nel corso dei secoli, sul lato occidentale, furono aggiunti possenti mura ad anello, che, tuttavia, non sventarono i Borgognoni nel loro tentativo di conquistare la città nel 1443. I migliori costruttori-ingegneri dei nuovi padroni (i Borgognoni, gli spagnoli, i francesi, gli austriaci e la Confederazione tedesca) alla fine trasformarono la città in una delle postazioni più potenti del mondo, la “Gibilterra del Nord”. Le sue difese erano rafforzate da tre anelli fortificati con 24 forti, 16 altre potenti opere difensive e una rete unica di casematte (costruzioni militari, alloggiamento di un cannone) lunga 23 km: questi non potevano solo proteggere migliaia di soldati e i loro cavalli, ma ospitavano anche officine, cucine, panifici, macelli- case ecc. Nel 1867, dopo la dichiarazione di neutralità, i militari si ritirarono dalla fortezza e durante i successivi 16 anni il 90% delle difese furono demolite. Nel 1875, la sovrastruttura del Bock, una straordinaria costruzione, fu rasa al suolo. Tuttavia, si rivelò impossibile far esplodere le casamatte, senza demolire anche parte della città, quindi furono sigillati gli ingressi e le gallerie chiave di collegamento. Nonostante ciò, rimangono 17 chilometri di gallerie, spesso su diversi livelli e enormi scale penetrano fino a 40 metri all’interno della parete rocciosa.

http://www.360cities.net/image/luxembourg-city-bock-casemates

Usciti si prosegue, la città è piena di percorsi ciclabili, pedonali, vie e viuzze in sali e scendi, sottopassi, decidiamo allora di girare senza una meta precisa e così incontriamo l’abbazia di Neumünster e la Cattedrale di Notre-Dame.

Continuiamo verso ponte Adolphe che con nostra sorpresa ha tutto un sottopasso ciclabile e pedonale , quindi sosta e foto 🙂

http://www.360cities.net/image/adolphe-bridge-underpass

Rientriamo al campeggio per cena e dopo cena con il buio andiamo a fare alcune foto alle auto in corsa, per me una scusa per uscire con la macchina fotografica e per Julia un motivo per provare tutte le luci della sua bici.

Domani si riparte, sono le 23 ed è ora di rientrare. Goooooooooood night!

21 agosto – Vianden

Oggi giornata relax….. o quasi!!!

Solo pochi chilometri dividono Luxembourg City a Vianden e lungo il tragitto c’è un carino parco acquatico, si trova a Hosingen una decina di chilometri prima della nostra meta,il parco AquaNat’Our, decidiamo allora di fare una deviazione per passare la mattina tra piscine, scivoli, trampolini, sauna e bagno turco. (il Lussemburgo è veramente economico, la benzina ed il gasolio costano pochissimo, appena 1€, 4 ore ingresso adulto e bambino in questo centro 22€ con accesso a tutto quanto).

Nel pomeriggio si prosegue per Vianden, la strada è molto bella, fuori dall’autostrada, che comunque è gratuita, l’unico tratto pagato oltre alla Vignette svizzera valida un anno è quello che da Strasburgo porta a Parigi (fino al Lussemburgo ho pagato 9€), le stradine sembrano quelle scozzesi; strette e con tanti sali scendi. Vianden infatti è la tipica cittadina nordica, dominata dal suo famoso castello arroccato sulla cima di un cucuzzolo, più in basso scorre  il fiume lungo il quale si sviluppa il centro.

Propiro lungo il fiume troviamo il nostro campeggio, facciamo il bucato e sistemiamo un pò le nostre cose, quindi rimettiamo le ruote alla bici e si parte!…prima tappa ovviamente il castello.

Ecco nella nostra vacanza con i castelli non abbiamo un bel rapporto…

Il castello sta in alto, in bici non è proprio semplicissimo arrivare (non per me eh!! per Julia dico :)))) ) quindi decidiamo di prendere una funivia molto carina che ti lascia nella sommità di un altro cucuzzolo e con una passeggiata di una ventina di minuti tutta in discesa si arriva al castello, ovviamente poi va rifatta per tornare…tutta in salita.

Biglietto andata e ritorno, i ragazzi della funivia gentilissimi ci fanno lasciare la bici dentro il box, pronti e si parte.

La corsa dura circa 15 minuti, il panorama è molto bello, così per non rovinare la magia del momento lasciamo le foto per il ritorno.

Una volta in cima si scende verso il castello, biglietto e siamo dentro pronti per la visita….ma solo dopo una birra locale e un gelato.

il castello visto dalla funivia.

Il castello di Vianden è veramente grande e completamente ricostruito dopo le devastazioni che ha subito, dentro purtroppo è un pò spoglio perchè i precedenti antichi proprietari hanno venduto tutto, così anche un pò del fascino è andato perso.

Per quando abbiamo finito il nostro giro mancano 5 minuti alle 18, il castello sta per chiudere e così anche la funivia!! tutto alle 18! ma se il castello chiude alle 18 perché la funivia non aspetta almeno le 18,15????? insomma noi proviamo, velocemente rifacciamo il percorso in salita ma arriviamo tardi….addio foto al ritorno, addio discesa rilassante…ma sopratutto addio pure alle biciclette???

L’unica soluzione comunque è di ritornare in paese facendo tutta la strada a piedi, seguire il fiume fino alla funivia e sperare di riprendere le bici. Arrivati al gabbiotto non c’è più nessuno, è tutto chiuso, ma fortunatamente sotto alla sbarra le bici ci passano e anche noi, così riusciamo a riprenderle e continuare il tour.

La sera si cena in un ristorante vicino al camping e poi giro in notturna.

Domani si riparte, si comincia a rientrare. Mi è.. ci è piaciuto moltissimo il Lussemburgo, pulito, tranquillo, economico la classica meta sottovalutata che però ci ha piacevolmente sorpreso.

22 agosto -Strasburgo

Si parte e si rientra in Francia, direzione Strasburgo distante circa 330km.

Velocità di crociera standard 95-100 Km/h tutto bene fino a circa 50km dall’arrivo quando il Defender comincia a perdere potenza a nelle salite non accellera più, mi era gia successo una volta sempre in Francia (sarà un caso) direzione Inghilterra quando all’improvviso si era forato il tubo della turbina, stavolta però non c’è nessun fischio, ma solo un notevole rumore d’aria come se ogni qualvolta accelero aumentassi l’aria delle bocchette a manetta. A velocità ridotta comunque riesco ad arrivare al campeggio senza problemi e mi infilo sotto la macchina alla ricerca di un eventuale foro, seguo tutto il tubo quando mi accorgo che la fascetta che unisce il tubo alla turbina si è allentata ed il tubo è quasi uscito….respiro di sollievo al 99% la causa è quella, grazie alla scatola degli attrezzi obbligatoria sul mio Puma riparo il tubo e neanche provo a riaccendere…domani si vedrà.

Il camping si trova a sud della città a 100m dalla ciclabile che porta al centro, al suo interno ha tutto bar, ristorante, piscina, pub con musica dal vivo….veramente carino.

Noi dopo un pò di relax ripartiamo.

Strasburgo fin dall’inizio si rivela molto cosmopolita, dalla periferia con tanti negozi di frutta e verdura e kebab gestiti da extracomunitari al centro pieno di bar e negozi di lusso, noi ci facciamo un bel panino da una simpatica signora orientale, e poi via verso il centro.

Il centro è dominato dalla grandissima ed enorme Cattedrale Notre Dame de Strasbourg, parcheggiate le bici decidiamo di salire sul campanile, sono oltre duecento i gradini da fare per arrivare al balcone dal quale è possibile vedere tutta la città dall’alto.

http://www.360cities.net/image/the-stairs-of-cath-drale-notre-dame-de-strasbourg

Fu costruita a partire dal 1015 ed iniziata in stile romanico, anche se fu poi continuata secondo i canoni dell’architettura gotica sia francese che tedesca: i lavori proseguirono fino al 1439, ad oggi risulta incompiuta. Si basava sulle fondamenta della precedente costruzione del periodo ottoniano. Per la sua fattezza, è un illustre esempio di costruzione in pietra arenaria dei Vosgi (grès rouge des Vosges). Questa pietra, tipica delle zone renane, le conferisce il colore rossiccio che caratterizza anche altre costruzioni situate in città della zona, come la cattedrale di Friburgo in Brisgovia o quella di Basilea. Al suo interno un bellissimo orologio astronomico.

Proseguiamo il giro in bicicletta, la città ha tanti canali e piste ciclabili immancabili come sempre.

La sera andiamo ad un ristorante giapponese piccolino vicino alla Petite France. Da ristorante andiamo a vedre i ponti coperti (ormai scoperti) e poi quelli che sono coperti che hanno un altro nome… vabbè qui funziona così non è che si capisce molto, per questo avranno messo la sede dal parlamento europeo qua!

Ponti coperti – Ponts Couverts

Ponti in pietra – Barrage Vauban

http://www.360cities.net/image/ponts-couverts-and-barrage-vauban-by-night

23 agosto – Vaduz

Si riparte, il Defender va benone, tutto risolto, oggi sono 280 i Km che ci dividono dalla prossima tappa: Vaduz

Quello del Liechtenstein è una mia fissazione, un piccolo stato in mezzo ai monti al quale sono passato sempre vicino ma che non ho mai visitato; così gia che ci siamo facciamo una tappa. Il campeggio si trova tra la capitale Vaduz e il paese di Balzer, non è vicinissimo alla città (circa 7Km) ma per le bici anche qui ci sono tante piste ciclabili lontano dalle strade principali, alcune passano in mezzo ai campi coltivati, ci sono ciclisti, gente che passeggia sola o con animali, genitori con i bimbi che giocano tranquilli.

La prima cosa che si incontra entrando in città è la bella Cattedrale di San Florin.

Vaduz è la classica cittadina alpina, con la differenza che l’auto più piccola che passa è un’Audi r4, i negozi sono super cari e ci sono tante statue di Botero in mostra nel centro!

La città è dominata dal bel castello. Ci sono tante indicazioni che indicano la via per salire e noi nonostante anche ad occhio si capisca che la strada è tutta in ripida salita….già che ci siamo, decidiamo di salire. Adesso quello che mi domando è: ma perchè mettere tutte indicazioni per un castello che si capisce benissimo dove sta?, fare una stradina pedonale apposta per raggiungerlo quando non è possibile visitarlo o avvicinarsi????? Siamo saliti a piedi con bici al seguito (l’unica cosa positiva è la discesa del ritorno) per oltre 30 minuti di ripida salita veramente per niente!! Con i castelli in questa vacanza ci dice proprio male. Dovrebbero essere finiti comunque.

Al ritorno prendiamo una calamita e visto che anche qui c’è il classico McDonald facciamo pausa caffè.

La cosa buona di viaggiare senza prenotazione o una meta precisa è che adesso il tempo è ottimo e anche nei prossimi giorni promette bel tempo….per cui si rientra in Svizzera per andare sui ghiacciai che abbiamo dovuto saltare all’inizio.

24 agosto – Fiesch

La mattina del 24 si parte verso il ghiacciaio dell’Aletsch, forse con il Defender non è proprio il massimo visto che sono 150Km di cui 100 in alta montagna con tornati e passi mozzafiato.

Arriviamo al campeggio, bagno nell’acqua fresca della piscina, ci informiamo per gli orari della funivia per salire e poi via in bici. Vicino al paese c’è un bel ponte sospeso il Goms Bridge. Il suo nome originale è Hängebrücke Fürgangen-Mühlebach. Questo ponte sospeso si trova nel canton Vallese, in una delle zone più affascinanti delle Alpi svizzere. È stato inaugurato nell’estate del 2015 ed è lungo 280 metri e largo 1,4m. Quasi 100 metri più in basso scorre il fiume Rodano che in questo punto percorre la selvaggia gola di Lamma. Il panorama dal ponte è quindi davvero mozzafiato. La struttura è accessibile tutto l’anno ed è abbastanza larga da poter essere percorso anche da persone in sedia a rotelle e pedoni con la bicicletta.
La traversata dura pochi minuti ma è davvero vertiginosa e affascinante. Si può intraprendere da entrambe le località poste ai due lati della valle.

http://www.360cities.net/image/hangebrucke-furgangen-muhlebach

Oggi si va a letto abbastanza presto, domani mattina dobbiamo essere tra i primi a salire, è sabato più passa il tempo e più gente arriva, il camping è a due minuti di bicicletta, non possiamo fare tardi.

25 agosto Ghiacciaio dell’Aletsch – Lugano

Alle 7,40 di mattina siamo già pronti a salire. Bisogna prendere due funivie per vedere il ghiacciaio e salire in cima all’Eggishorn (2927m).

Alla prima funivia ci fermiamo una mezzora poichè la seconda è ancora chiusa, facciamo una piccola pausa caffè e facciamo due passi.

Poi si sale

Solo per rendersi conto della bellezza del panorama bastano alcuni numeri: con i suoi 23 km, l’Aletsch è il più grande ghiacciaio delle Alpi, misura 86 km2; Konkordiaplatz, la zona in cui si riuniscono i ghiacciai di grande Aletschfirn, Jungfraufirn, Ewigschneefeldfirn e Grüneggfirn è talmente vasta che presenta una superficie pari a quella delle città di Coira, Bellinzona e Frauenfeld messe assieme, peso stimato 11 miliardi di tonnellate, pari al peso di 72,5 milioni di jumbo jet,a Konkordiaplatz la neve e il ghiaccio sono spessi più di 900 metri, se questo gigante d’acqua si sciogliesse, ogni abitante della Terra avrebbe a sua disposizione un litro d’acqua al giorno per 4.5 anni!!!!!!

Il ghiacciaio scorre in modo simile a una massa viscosa verso valle e fornisce in modo costante del ghiaccio alla propria lingua. Il tratto percorso dalla massa di ghiaccio si chiama velocità di scorrimento: per quanto riguarda il grande ghiacciaio dell’Aletsch essa è di 200 m/anno all’altezza di Konkordiaplatz , di 80 – 90 m/anno all’altezza della foresta dell’Aletsch.

Spettacolo incredibile, dal punto di osservazione saliamo poi sulla cima dell’Eggishorn.

Siamo circondati da montagne altissime, sono oltre 32 i monti oltre i 4000m che ci circondano, possibile vedere fino al Cervino e al Weisshorn.

http://www.360cities.net/image/aletsch-glacier-viewpoint-switzerland

http://www.360cities.net/image/on-the-top-of-eggishorn-2927m

Dopo pranzo si scende, di sotto la fila per salire è impressionante!!! scelta azzeccata la nostra.

Ultima tappa del viaggio in terra straniera è Lugano dove vive un mio carissimo amico con la sua famiglia, stasera Julia ha un’amica per passare la serata ed io insieme a Pino inauguriamo il suo nuovissimo BBq.

A fine abbiamo cotto di tutto, verdure, arrosticini, costate… bellissima serata!

Domani ultima tappa con breve sosta per trovare il prossimo compagno di viaggi…. magari a breve farà la sua comparsa 😉

26 agosto – Tutti a Casa!

https://www.instagram.com/flaviodmt76/

 

Uzbekistan – Turkmenistan luglio-agosto/2019

30 luglio

Ok, ci siamo sono le 20 di un martedì di fine luglio e siamo in fila per imbarcarci sul volo dell’Uzbekistan Airways direzione Tashkent la capitale. In realtà non è che siamo….sono in fila. Stavolta l’adrenalina delle partenze è minore, la paura del cosa farò non si sente…ho un mini zaino e la mia macchina fotografica, tutto bagaglio a mano.  Alle 20,45 si vola, atterrerò alle 3,40 di mattina dopo 7 ore quasi e là saranno le 6,40 (+3 rispetto all’orario italiano).  A domani buonanotte e buon viaggio.

31 luglio

Volo perfetto, arrivo puntualissimo…anche troppo, sono le 7 quando mi presento nel mio hostel di Tashkent… adesso devo aspettare le nove, provo a rilassarmi un po’ e magari dormire, ma la vedo difficile.

Camera assegnata, cambio di vestiti e si parte per la città. Fa caldo…. tanto, fortunatamente ci sono tanti alberi in giro e tante zone verdi. Prendo la Metro, moderna e pulitissima e mi dirigo verso il mercato (piccola nota: costo corsa in metropolitana 1200 Som = 0,15 €) il più famoso è il Bazar Chorsu. Qui si trova di tutto, principalmente cose da mangiare, vestiti e tessuti vari, oltre a vasi e tappeti. C’è molta gente ma tranquilla e anche incurante dei turisti (non molti).

Mi perdo nel mercato facendo foto e assaggiando prodotti locali come formaggio e una specie di calzone fritto accompagnato da salsa piccante.

Pausa relax in ostello dove conosco i miei compagni di camerata, sono pakistani che fanno tappa qui per poi andare in cerca di lavoro in Lituania per 4 anni , mi riposo un paio d’ore e poi riparto sperando che la temperatura sia leggermente calata. La cosa buona è che non è afoso, il mare da qui è lontano.

Dopo le 17 si sta abbastanza bene, giro per alcuni quartieri della città per farmi un’idea di ciò che mi circonda. La città è molto moderna, quasi tutta ricostruita dopo il terremoto, su tutto spicca la torre della TV. Attraverso alcuni grandi spazi verdi, in alcuni vi sono dei luna park e piscine.

Poi prendo la metro e sempre verso Chorsu, quando siamo  ormai al tramonto,  visito la madrasa di Kukeldash.

Uscito mi fermo al bazar per cena, fidandomi del ragazzo del chiosco lascio a lui la decisione della mia cena, ed è così che mi ritrovo a 30° e passa a mangiare noodles con una zuppa bollente e tè verde caldo! In realtà è tutto molto buono, speziato e neanche troppo pesante, è un loro piatto tipico chiamato Lagman una zuppa con tagliolini e carne di… cavallo. Costo totale cena 18000Som = quasi 2€. Vabbè lasciamo pure la mancia!!!!

Si rientra, sono 2 giorni che non dormo… Good night!!!

1 Agosto

Sveglia verso le 9, colazione in hotel e si parte.

Già il sole si fa sentire… Prima sosta il complesso di moschee del Khast Imom.

Si inizia dalla grande moschea del Venerdì Hazroti Imom con i suoi alti minareti. C’è un museo-biblioteca Moyie Mubarek ed un piccolo mausoleo del 16°sec. chiamato di Abu Bakr Kaffal Shoshi, forse il più antico di questa città, vi è poi la grande medressa di Barak Khan, dove ora all’interno ci sono tutti negozietti di souvenir. Posto molto bello, che decido di tornarci al tramonto e con meno caldo.

Prossima tappa la moschea di Minor

Costruita recentemente anche questa moschea tutta molto chiara ha due alti minareti, una cupola grande ed una enorme sala circolare.

Mentre percorro la strada lungo il fiume mi imbatto in vari gruppi di ragazzi che fanno il bagno nel fiume…la tentazione è veramente alta.

Nel pomeriggio riposo con bagnetto nella piscina dell’hotel e con il tempo più favorevole del tardo pomeriggio si riparte. Torno al tramonto al complesso visitato la mattina per alcune foto e per le mie immancabili panoramiche. Effettivamente al tramonto questo luogo è ancora più bello.

Riprendo la metro e cambio decisamente zona.

La sosta successiva è al museo di Amir Timur, anche se chiuso (qui tutto chiude alle 18) da fuori questo enorme edificio circolare è molto bello con le sue fontane. Vicino c’è il parco Amir Timur maydoni, ritoccato e stravolto da qualche anno dal presidente della Repubblica.

Tornando alla metro incontro nuovamente la TV tower che di notte ha un altro aspetto.

Mi fermo a cena in un carino locale vicino al mio ostello, la metro chiude alle 23, ma la sera passa una ogni 20 minuti…meglio non rischiare visto che già è abbastanza tardi.

Domani ultimo giorno a Tashkent… forse 3 giorni sono troppi… Però posso girare senza meta come piace a me. Good night!

2 agosto

Sveglia verso le 8e30, colazione, chiacchierata con i ragazzi pakistani dell’ostello che oggi dovrebbero partire per la Lettonia, senonché ad uno di loro ancora non hanno rilasciato il visto per non specificati motivi sullo scopo della visita.

Comunque oggi riprova e spero per lui di non rincontrarlo al rientro.

Ci salutiamo e parto per la città. La prima sosta è al parco Navoi, un parco enorme con fontane enormi e statue enormi….diciamo che hanno un po’ esagerato. Pieno di fontane, tanto verde ma pochissima gente…

Al suo interno la madrasa Oily Majilis un edificio ristrutturato e ben curato dove all’interno trovo un piccolo spettacolo musicale.

Continuo per arrivare alla stazione della metropolitana successiva che sta all’uscita del parco.

È già quasi ora di pranzo così decido che è ora di assaggiare il piatto tipico nel posto più tipico della città…il Plov al Plov Centre.

Il plov dicono sia un piatto afrodisiaco, letteralmente significa “preliminare”, qui ne vanno fieri. Si tratta di un mega risotto cotto dentro una mega padella appoggiata direttamente su un mega braciere dove c’è olio (tanto) ,pezzi di carne e spezie per almeno 5 ore, in una altra mega padella viene cucinato il condimento e poi si aggiungono altre cose secondo i gusti (uova, cipolle, aglio, carne a pezzi…..)

Nella prima foto il riso, nella seconda il condimento e poi il piatto finito:

Sinceramente è molto buono, accompagnato con yogurt, tè verde, pane caldo e formaggio è veramente un piatto che sazia così tanto che dopo il preliminare vai direttamente a dormire…

Comunque spesa totale per un litro di tè freddo fatto in casa, Plov, contorni, e tè caldo 5€ mancia esclusa.

Continuo a girare per digerire, alla fermata della metro Alisher Navoi fotografo l’accademia della cultura Islamica, ma fa caldo allora decido che mi butto in piscina in attesa della sera.

Al mio rientro dei ragazzi pakistani nemmeno l’ombra…. In bocca al lupo!!!

Verso sera riparto, torno verso il Bazar Chorsu per riuscire a immortalare tutto il complesso coperto dalla enorme cupola, visito una moschea lì vicino, banchetto per strada ….

 

Al ritorno mi fermo in un localino per un caffè e gelato.

Si rientra domani si riparte… direzione : Samarcanda!

Byeeee

3 agosto

Allora…la giornata di oggi è qualcosa di incredibile.

Mi sveglio presto, alle 7, colazione, preparo i bagagli e mi avvio. Come consuetudine saluto il ragazzo alla reception, che poi è anche il proprietario, e così parlando chiedo per la stazione la fermata più vicina, ma già sapevo la risposta…..o meglio pensavo di sapere… perché mi fa’: dipende dalla stazione? Ed io: come???? Perché quante stazioni ci sono??? E lui: vedi sul biglietto!

Il problema è che il biglietto ha caratteri incomprensibili ai non addetti ai lavori, riesco a malapena a leggere il mio nome….che è pure sbagliato oltretutto!!! Per farla breve la stazione non è quella dove pensavo di andare io e obbligatoriamente devo andare in taxi perché non c’è fermata vicino!!

Meno male che ho domandato altrimenti mica lo so dove sarei andato!

Comunque taxi-stazione-treno e sono a bordo perché ormai domando a tutti: quale treno è, da quale binario parte…qui è scritto tutto in Uzbeco e russo!

Con circa 20€ sono in prima classe direzione Samarcanda.

Viaggio carinissimo con due amiche di oltre 50anni che si sono conosciute in viaggio insieme ad altre 2 svedesi, una di loro è mongola e ogni anno raggiunge le altre per visitare i loro paesi, quest’anno è toccato all’amica uzbeka che però vive in Danimarca!!!! (Spero si sia capito qualcosa)

Tra tutte le cose che voglio vedere a Samarcanda e dintorni c’è la Hazrat Daud Cave o grotta di David, è uno dei più famosi luoghi santi in Uzbekistan si trova a 40 km a sud-ovest da Samarcanda, nel territorio del villaggio di Aksay. È la Grotta di Hazrat Daud (St. David), venerata nelle tre religioni del mondo. La grotta è avvolta in un sudario di molte leggende, anno dopo anno, raccontate dai locali ai pellegrini che vengono lì per chiedere al santo la guarigione o la realizzazione del desiderio del loro cuore.

Secondo una leggenda araba, Lord inviò il biblico re David in Asia per predicare il monoteismo. La predicazione di Hazrat Daud, come fu chiamato dai musulmani, accese la rabbia degli zoroastriani, che vivevano lì, inducendoli a inseguirlo. Daud si rifugiò sulle montagne e, pregando Dio, fu in grado di separare le pietre con le mani e nascosto nella montagna si salvò.  E questa è la storia…

Questa la legenda: David stava cercando un posto segreto dove riposarsi prima della battaglia con Goliath. Genii lo portò in una zona montuosa vicino a Samarcanda, ma gli ifriti lo trovarono e portarono anche il gigante Golia sulla loro schiena. David fece domanda a Dio con una preghiera per nasconderlo, poiché non era ancora pronto per la battaglia con Golia. Corse fino a quando non si fece strada tra scogliere inaccessibili. Credendo che il Signore lo avrebbe protetto, David iniziò a scavare un buco in un masso che divenne improvvisamente più morbido della cera nelle sue mani. Andò in profondità nella roccia, lasciando Goliath a mani  vuote che colpì la roccia con il suo bastone con incredibile furia.

Questa la verità: Si ritiene che la grotta di Hazrat Daud soddisfi qualsiasi desiderio, anche il più incredibile. Per arrivarci devi montare 1303 gradini, fino alla cima della montagna. Lì, in cima, puoi pregare nell’antica moschea. Quindi devi scendere 200 gradini fino alla grotta vera e propria di Davide. La grotta, larga da 0,5 a 4 m, alta fino a 15 m e lunga fino a 60 m, è un tunnel buio dove è possibile vedere le impronte delle mani e le impronte di Daud alla sua estremità. Per esprimere un desiderio dovresti toccarli. PS… 1500 gradini solo andata!!!!

Arrivo alla stazione dopo 3 ore esatte di viaggio, scendo e cerco un taxi per il mio ostello.

Così tra tutti i tassisti ufficiali o meno, incontro un ragazzo giovane, carico i bagagli e partiamo, davanti a me un giornalino turistico con l’immagine della grotta di Davide!!! La mia domanda è: quanto vuoi per andare?? Con 25€ mi porta alle grotte, mi accompagna per tutti i gradini e poi mi riporta in ostello dopo non meno di 5 ore… neanche tratto…si parte!

Nonostante l’orario proibitivo sugli scalini c’è vento e si sta abbastanza bene, all’inizio della scalinata c’è un ragazzo con una bilancia che per 1000 Som ti pesa all’andata e al ritorno. Peso 78 kg e 400g vestito e con macchina fotografica.

Si parte, lungo il percorso ci sono tante bancarelle e in pratica quando ci fermiamo per riprendere fiato li conosciamo tutti, sono tutti curiosi, sono l’unico italiano qui, tutti scherzano e vogliono le foto…

Dopo un’oretta si arriva in cima per poi scendere verso la caverna.

All’interno niente foto, preghiera musulmana, giro per la grotta e si riesce. Un posto strano, dove anziani, zoppi , gente di tutte le età si mette in camino per raggiungerlo nonostante il percorso sia lungo e difficile. In realtà un metodo alternativo ci sarebbe, quello di raggiungerlo a cavallo…ma non sarebbe la stessa cosa.

Nonostante abbiamo bevuto un litro d’acqua la bilancia al rientro dice 76 kg. Dovrei farlo altre 2 o 3 volte.

Ci rinfreschiamo e si parte per la città. Arrivato in ostello mi offrono il cocomero, faccio una doccia e si riparte, destinazione Registan, il complesso di madrase più famoso al mondo.

Samarcanda è stata ,dopo un periodo fiorente in cui rappresentava il crocevia tra tutti gli scambi asiatici tra Persia Cina Oriente e Occidente, completamente distrutta da Gengis Khan e ricostruttiva da Tamerlano che qui ha la sua tomba.

Il Registan purtroppo in questo periodo è chiuso il pomeriggio perché in corso le prove per il festival di fine agosto, possibile visitarlo dalle 11 alle 16 perché troppo caldo per le prove e dopo le 21, forse, ma potrebbero esserci le prove delle luci. Così un po’ demoralizzato vado a visitare la vicina Moschea di Bibi-Khanym  considerata la più grande Mosche dell’Asia Centrale. La moschea venne costruita per ordine di Tamerlano dopo la sua campagna in India, per mostrare il suo potere e per farlo deportò a Samarcanda migliaia di artigiani indiani. Tamerlano volle costruire la grande moschea del venerdì con uno stile che doveva farla somigliare al paradiso. Oggi è un po’ malridotta a causa dei terremoti.

Per aspettare le 21 ceno in un bel ristorante lì vicino, che poi è pieno di italiani…qui a differenza di Taschkent ce ne sono diversi.

Mangio una zuppa di noodles e un piatto tipico che mi ricorda i khinkali Georgiani: i mantu.

Tutto buonissimo. Si sono fatte le 20,50 dopo un caffè americano mi avvio verso il Registan.

Sono le 21 è tutto chiuso, trovo una guardia e mi dice che devo tornare la mattina dalle 11…ma come mi avevano detto che si poteva entrare dopo le 21? Così per pura fortuna ritrovo la guardia del pomeriggio, gli dico che sarei dovuto riparte l’indomani, arrivato dall’Italia apposta… vabbè mosso a compassione mi accompagna insieme a altri due ragazzi (guarda caso italiani) per un ingresso in privato all’interno della madrasa di Ulugh Beg, per capirci quella a sinistra nelle foto del Registan. Spettacolo impressionante la notte e con la fortuna della prova luci in corso…solo le immagini possono descriverlo.

Per oggi può bastare…. Prendo un taxi e torno in ostello!!

4 agosto

Oggi si cammina!

Dopo colazione e una lunga chiacchierata che va dalla fotografia allo stato comunista, con un russo dell’ostello conosciuto ieri, si parte. Stavolta subito un taxi per raggiungere nuovamente la zona del Registan.

Piccola nota carina sui taxi: non c’è bisogno che ne aspettate uno vuoto…basta che siete più o meno di strada e a discrezione dell’autista salite, è così che lungo la poca strada da fare da 3 ci ritroviamo in 6!! Forse il bimbo l’autista non lo aveva visto…. fatto sta che tutti a bordo e via.

Nuovamente al Registan perché ieri nella piazza non sono riuscito a fermarmi, faccio il biglietto e…. miracolosamente sono nuovamente sulla balconata di un’altra medressa, la medressa Tilla-Kari , da qui riesco a vedere tutta la piazza.

Si continua verso l’antica Samarcanda, Marakanda, un sito di 2,2kmq abbandonato alle intemperie. Si passa prima nel bazar Siob, un classico bazar al coperto molto grande,

Poi si continua per un km fino al museo di Afrosiab. Il museo è pieno soprattutto di reperti trovati nell’area archeologica, ma è famoso per un affresco del VII secolo raffigurante il re Varkhuman che riceve dignitari stranieri in sella ad elefanti e cammelli, affresco che spesso si trova nei libri di scuola.

Proseguendo oltre Afrosiab si arriva (altri 800m dopo sotto il sole) alla tomba del profeta Daniele. La particolarità di questa tomba è che il sarcofago che custodisce il corpo del profeta è lungo 18m!!!

Questo perché si racconta che il corpo del profeta cresca di un cm all’anno.

Da qui si arriva con altri 600-700 m all’osservatorio del nipote di Tamerlano: Ulugbek.

Non è rimasto molto, solo il piano interrato dei 3 di cui era composto l’edificio, è comunque possibile vedere solo parte del quadrante di 30m rinvenuta agli inizi del 1900.

Si torna al centro con il taxi per proseguire verso la tomba di Tamerlano. Piccola notizia storica: Tamerlano non doveva essere sepolto qui, ma siccome quando morì improvvisamente di polmonite in Kazakistan era inverno e non si poteva raggiungere Shakhrisabz fu sepolto nel mausoleo di Gur-e-Amir.

Insieme a lui sepolti Ulugbek, i figli e un consigliere.

Da qui si prosegue per la statua enorme di Tamerlano che segna il confine tra la città vecchia e quella nuova costruita dai russi.

Per oggi basta, si rientra, dato che il mio ostello è qui vicino. Doccia e poi a cena in un posto tipico.

5 agosto

Oggi gita fuori porta: Shakhrisabz, la città di Tamerlano. Mi sono messo d’accordo con il ragazzo tassista-guida dell’altro giorno e alle 9 è davanti al mio ostello.

Per arrivare ci vogliono 1h e mezza sono almeno 90 km. Le strade sono abbastanza buone, ma ci sono spesso mucche e animali in libertà, si deve oltrepassare un passo di montagna e si ha una bella idea del territorio nonché della vita nei paesini sperduti al di fuori delle città.

Shakhrisabz è una bella cittadina, ovviamente la parte che interessa ai turisti è tutta concentrata nell’enorme piazza moderna che tanto ha fatto discutere per la bruttezza ,tanto che l’UNESCO ha messo questo luogo nei monumenti in pericolo.

In effetti al colpo d’occhio non è che renda molto, un piazzale asettico, con intorno delle casette basse. Comunque si parte dal palazzo Ak-Saray, il palazzo estivo di Tamerlano, rimasto in pratica diviso in due, è veramente enorme solo il portale rimasto è alto 38m!

Fa molto caldo e non c’è la minima ombra… Proseguo verso sud si incontra il caravanserraglio di Koba, restaurato e modernizzato che è diventato un ristorante!,

si arriva al Dorus Siyadat dove si trova la tomba di Jehangir, primogenito di Tamerlano morto a 22anni, la cripta di Tamerlano molto spoglia e il complesso termina con la moschea di Khazarati-Imom con una parte antistante (avian) sorretta da grandi colonne in legno. Qui si sta anche bene perché vi sono alberi secolari che fanno ombra ovunque.

Si arriva infine alla maestosa moschea del venerdì Kok-Gumbaz fatta da Ulugbek, il suo nome significa “cupola azzurra”, non ci vuole molta fantasia:

Di fronte le altre cupoline sono il Dorut Tilyovat, cimitero degli antenati di Tamerlano.

La calda gita a Shakhrisabz termina qua dopo un’oretta e mezza…ne è valsa la pena…? Dato che ho tempo per vedere tutto forse sì, altrimenti tra tassista (la mashrukta la sconsiglio visto le strade e il tempo per arrivare), il caldo, il tempo impiegato (3h viaggio e 1,5h visita) non so se ne vale la pena.

Comunque al ritorno ci fermiamo in un “ristorante” casareccio sui monti immerso nel verde. Si mangia distesi su un basso cuscino in una specie di baldacchino.

Si mangia quasi tutto con le mani ed è tutto veramente buono! Si torna a Samarcanda. Costo totale pranzo con birra e bevande varie 13€ in due… abbiamo esagerato.

Riposo e doccia in ostello e dopo le 5 si riparte.

Mi manca di vedere il complesso Shah-i-Zinda.

Il complesso Shah-i-Zinda comprende dei mausolei e altri edifici rituali dei secoli IX-XIV e XIX. Il nome Shah-i-Zinda ( significa “Il re vivente”) ed è collegato con la leggenda che Kusam Ibn Abbas, il cugino del profeta Maometto sia stato sepolto lì. Che fosse venuto a Samarcanda con l’invasione araba nel VII secolo a predicare l’Islam. Le leggende popolari narrano che egli, dopo essere stato decapitato per la sua fede, prese la propria testa e andò nel pozzo profondo (il Giardino del Paradiso), dove vi sta ancora vivendo.

Il complesso è formato da almeno una ventina di mausolei uno appiccicato all’altro, tutti decorati e ricchi di mosaici bellissimi. Non troppo affollato è veramente bellissimo!!!

Mi fermo a cena in un ristorante tipico al centro e poi come ultimo desiderio entrare nel Registan la notte con le luci per una panoramica fotografica….

https://www.360cities.net/image/registan

6-7 agosto

Si riparte… direzione Bukhara, classica terza tappa del viaggio Uzbeko.

In prima mattina si prende il treno per il quale vanno fieri i: famoso Afrosiab, che per percorrere la tratta di oltre 250km impiega 1,5h con anche una fermata intermedia.

Il percorso è tutto identico, cambia solo la vegetazione in funzione della presenza d’acqua, devo dire che nonostante il caldo i fiumi sono tutti abbastanza ricchi di acqua.

Bukhara è la città più sacra dell’Asia centrale, con edifici millenari ed è quasi tutta concentrata intorno al centro storico dove si ammassano i turisti. È ricca di madrase e minareti, moschee e bazar.

Il mio hotel sta proprio nel centro, piazza Lyabi-Hauz, piazza che si sviluppa intorno alla grande vasca centrale e confinata da madrase e palazzi.

Partendo da qua si trova la mosche Maghok-i-Attar e più avanti i bazar dei cambiavalute, dei cappellani e dei gioiellieri ( Taki-Sarrafon , Taki-Telpak Furushon e Taki-Zargaron).

Proseguendo ancora a est si giunge al luogo più bello e suggestivo il Minareto Kalon alto 48m tutto intarsiato veramente stupendo e la moschea Kalon e  anche la medressa di Mir-i-Arab tutte vicine.

Continuando ancora ad est si arriva all’Ark, la città reale la costruzione più antica fu abitata dal V secolo. Con davanti una moderna torre per osservare la città dall’alto.

Ancora verso est oltrepassata la piazza c’è la meravigliosa moschea di Bolo-Hauz con il suo aivan di pilastri in legno altissimi, bella la sera soprattutto.

Si continua ancora ad est col Mausoleo di Chashma Ayub (Giobbe) e la sua fonte di guarigione dove bere l’acqua! il mausoleo di Ismail Samani, il mercato ancora ad est ed infine c’è la porta della città, l’unica rimasta e anche ridotta malino con le vere vecchie mura.

In pratica dalla piazza centrale i luoghi più suggestivi sono ad est, fatta esclusione per il Char Minar una medressa con 4 minareti piccola in mezzo ad un dedalo di viuzze.

Molti edifici abbandonati, molti in restauro, uscendo dal percorso classico ti ritrovi immerso in vicoli di fango e polvere, con gente locale e bimbi che giocano. Forse la città più vera dove vedere come si vive realmente lontano da ricostruzioni sfarzose o moderne lontano dalla verità passata.

Ho camminato tantissimo in questi giorni e con il caldo preferisco, invece di ritirarmi in hotel,  andare a rilassarmi in un bel hammam 😉

Domani si riparte, direzione Khiva. Buona notte!

8 agosto

Si riparte, sempre in treno, ormai le facce cominciano anche ad assomigliarsi, il percorso classico è questo. Nel treno ci sono 2 ragazzi fiorentini, quelli del Registan per capirci, due ragazze Vicentine conosciute all’ostello di Samarcanda, un turco che avevo conosciuto a Bukhara. Nel mio vagone viaggio proprio con il turco, altri due italiani mai visti, alcuni spagnoli e 5 afgani, 2 donne e 3 ragazzi.

Mi siedo con il turco, Murciel, lavora e vive da anni in Germania, davanti a noi le ragazze afgane, parliamo in inglese per quasi tutte e 5 le ore del viaggio. Tutti loro lavorano in Germania, è incredibile come sia aperta la loro mentalità, come incredibilmente siano lontane da quel mondo che si vede e si sente in TV, quando chiedo se l’Afghanistan sia pericoloso senza un istante di esitazione mi rispondono di sì, incredibile, davanti a me ho tutte persone così socievoli eppure non si capisce perché ci siano ancora tanti problemi.

Arrivati prendiamo una mashrukta tutti insieme, tutti a Khiva!

Khiva è un fortino, un agglomerato di minareti, moschee, madrase e case racchiuse tra alte mura con 4 porte centrate nei quattro lati.

Una vera città vecchia con un concentrato di monumenti storici

Su tutto la moschea di Juma con le colonne in legno, il bellissimo mausoleo di Pahlavon Mahmud, l’incompiuto Minareto Kalta Minor.

9 agosto

Tappa di trasferimento, mi sveglio a Khiva, devo però organizzare i prossimi 2 giorni e sinceramente di vedere altre città non ho fantasia, così camminando mi capita davanti una foto di alcuni relitti arrugginiti in mezzo al deserto….ok trovata la destinazione!
Il luogo però è lontanissimo, quasi 400km solo  andata senza treno o altro, si trova a Muynaq in pratica l’ultima cittadina (se così si può chiamare) del nord Uzbekistan. Mi comincio ad informare sul luogo e così capisco un po’di cose:
In pratica il lago Aral o Aral Sea non più di 50anni fa’ era il 4° lago più grande al mondo, dopo l’opera di deviazione dei suoi due affluenti per coltivare i campi di cotone ha cominciato inesorabilmente a ritirarsi tanto che la città di Muynaq che era uno dei principali porti pescherecci del lago ora si trova ad oltre 150km dal lago!!!! Il lago non si vede neanche col cannocchiale, come se mettessimo l’ombrellone a Roma ed il mare sta a Perugia!!
Tutta la flotta, ormai inutilizzabile, è rimasta letteralmente all’asciutto…ed è rimasta così, solo alcune barche adesso sono state avvicinate e raggruppate come un vero e proprio cimitero. Il luogo chiamato infatti è noto come Graveyard of boats.
Ok bisogna trovare come fare a raggiungerlo. Inanzi tutto vado nella vicina Urganch che è molto più grande di Khiva e partendo da lì risparmio una quarantina di km all’andata e al ritorno. Nel frattempo incontro il mio amico turco che invece è in cerca di un biglietto aereo per la capitale ed a Urganch c’è l’aeroporto…. tutti a Urganch!!

Il mio amico turco è quello davanti in discussione con l’autista!!!

Prima cosa agenzia di viaggi….non esistono, l’unico consiglio che ci danno è di andare al bazar dove sono i tassisti…se vabbè lasciamo stare, così ho un idea chiedo direttamente in alcuni hotel se organizzano qualcosa e girando mi imbatto in un grande hotel veramente lussuoso (il mio amico in caccia del biglietto è andato in aeroporto direttamente nel frattempo) entro chiedo alle hostess… niente nessuno organizza, però una delle due che fortunatamente parla pure inglese mi dice che suo fratello potrebbe accompagnarmi per 60€!!!

Unico problema non parla una parola di inglese, sai che viaggio oltre 10 ore sulle sgarrupate strade uzbeche senza dirci una parola!!! Però dato che lei non lavora domani e non essendoci mai stata si offre volontaria per venire insieme a noi!!! Perfetto vado nell’hotel che avevo prenotato prima su internet…(questo comunque costerebbe troppo) e l’appuntamento è per il 10 alle 8 di mattina!! Perfetto siamo apposto, il mio amico ha il biglietto, io il mio viaggio. Dobbiamo solo perdere tempo, così giriamo per questa grande città in stile russo con grandi strade e palazzi squadrati che offre veramente poco ai turisti, l’unica cosa che non manca il bazar caratteristico.

Giriamo fino alle 18, poi entriamo in un caffè per passare l’ultima ora insieme dato che lui per le otto deve essere in aeroporto…il volo è per stasera. Nel caratteristico caffè c’è una nonnina che sta facendo i ravioli a mano e noi rimaniamo incantati, durante il tempo del nostro caffè ha riempito due teglie di tortelloni ripieni!

È il momento dei saluti, posso dire di aver conosciuto proprio una bella persona, veramente in gamba, speriamo di rivederci!

Con un pizzico di tristezza torno in hotel, preparo la macchina fotografica per l’indomani e mi butto sotto la doccia. Esco per cena e poi a ninna, domani giornata pesante!

10 agosto

Sono le 8 ed ad aspettarti sotto l’hotel…..non c’è nessuno!!!! Mi sono fidato ciecamente ed ho preso la “sola”….pensavo…. invece arriva un msg Wup che sono in ritardo causa metano…Tutto ok!

Con una ventina di minuti di ritardo si parte, la strada è lunghissima, non ci sono autostrade anzi non ci sono neanche belle strade tranne alcuni tratti a due corsie e poi a sapere come guidano qui tutto vorresti fare tranne un viaggio di 740 km tutto in un fiato (a breve metterò video).

Per strada c’è di tutto, pulmini carichi di persone, animali, carretti, crateri e dossi, ma soprattutto dal finestrino si vede la natura.

Altra curiosità: qui nonostante il caldo estivo, le strade piene di dossi e nonostante la benzina costi un quarto che in Italia, le auto vanno a metano!!! Con un altissimo rischio di scoppio. L’auto dove sono va proprio a metano, così quando bisogna fare rifornimento che è uno dei momenti più pericolosi i passeggeri scendono, vanno all’uscita della stazione dove spesso c’è una sala d’attesa con un bar e aspettano che arrivi il guidatore. In tanti hanno l’auto a gas e anche per entrare non possono esserci più di una auto nelle vicinanze della pompa.

tutti in fila.

La parte ovest dell’Uzbekistan è una regione autonoma chiamata Karakalplakstan.

Il Karakalpakstan è suddivisa in 14 distretti, si estende per circa 160.000 km² coprendo la piana di Corasmia, altrimenti conosciuta come Khorezm. La capitale è Nukus.

Il lago d’Aral sta proprio in questa regione.

piano piano si arriva!

A Muynaq è veramente quasi tutto surreale. Una città molto più grande di come pensavo, completamente in costruzione, ma veramente non c’è un metro senza cantiere aperto…dopo quasi 100km di nulla totale!!! Sul monumento all’ingresso campeggia ancora il pesce simbolo del porto peschereccio che fu.

Arrivati zona lago l’aspetto è ancora più desolante. Potrebbe essere la spiaggia più grande del mondo se pensiamo a dove sta il lago, forse questa foto riesce a dare un’idea.

Tutta la flotta o quasi è in mostra forse come monito o forse ormai più che rassegnata.

Poi le più belle, quelle più grandi e ormai troppo delicate da spostare stanno disperse in questa area enorme.

Tra viaggio e foto in mezzo alle barche sono ormai le 14,45 i miei accompagnatori sono già dentro una yurta ad ordinare, io poco dopo mi aggiungo.

Verso le 16 si ritorna, ne è valsa la pena? 10 ore tra andata e ritorno, 65€ spese pranzo incluso, una giornata indimenticabile, strana, che mi ha fatto vedere l’anima cupa di un paese e anche tutta una terra grezza in continuo cambiamento, sì ne è valsa la pena, ho conosciuto altre 2 persone amichevoli e sorprendentemente gentili nonostante non li avessi mai visti con cui posso rimanere in contatto… Forse lo spirito di un viaggio è proprio questo, scoprire l’anima della nazione e ci sto riuscendo. Diverse ore a parlare, la loro curiosità nel chiedermi dell’Italia e dell’Europa, loro che sono stati solo in Russia… Lo rifarei subito.

Arrivo alle 21, doccia e due passi per la città, trovo uno splendido locale di dolci con caffè, pausa obbligata prima di riposare…

11 agosto

Altra giornata di spostamento, breve però devo solo arrivare vicino al confine turkmeno dove domani con una guida e altri 5 ragazzi inizierò un breve tour in Turkmenistan. Mi vorrei svegliare con calma,invece anche oggi avrò dormito sì e no 6 ore… Perdo tempo, aggiorno il sito, guardo le foto, faccio colazione, piccolo giro e alle 11,30 check out. Il taxi non tarda a passare, decido di fermarmi nuovamente a Khiva dove c’è un po’ di tutto, per i 40km spendo 5€… Passo la giornata qui girando liberamente. Verso sera mi avvio all’hotel vicino al punto di ritrovo, domani alle 8:00 ci si incontra.

12 – 13 agosto 

Tutti puntuali all’incontro. Per il Turkmenistan purtroppo l’ingresso è abbastanza complicato, non si può entrare liberamente se non con auto e visto di passaggio oppure con agenzia e lettera d’invito. Non solo, bisogna anche muoversi con un certo anticipo visto che i tempi sono di 5 settimane. Il nostro gruppo è composto da due italiani, un francese e 8 giapponesi. L’italiano è un grande giramondo, ormai non ha più residenza in Italia praticamente ma vive viaggiando, medico lavora solo online con i pazienti è il veterano del gruppo nonché guida alla frontiera perché parla praticamente tutto, il francese è un ragazzo giovane, altrettanto patito per i viaggi e di fotografia; con entrambi ho legato immediatamente. I giapponesi tutti stra-gentili, riservati, curiosi, bella gente.

Dopo un’oretta di viaggio si arriva al confine, l’autista che ci ha portato fino a qui non può entrare, la guida turkmena ci aspetta oltre …siamo soli. Controllo bagagli, passaporto, timbro di uscita e siamo nella zona neutra, (alla fine farò un breve paragrafo per registrazioni, carte, cambio ecc) da qui si prende un pulmino che ci porta dopo un km al confine del Turkmenistan. La cosa positiva giusta o meno, è che essendo considerati ospiti, in quanto turisti, abbiamo la precedenza su tutti gli altri, vecchi o giovani che siano. Prima cosa controllo passaporti e lettera di invito. Poi c’è da compilare un questionario con data, punto d’ingresso, moneta che abbiamo dietro e le classiche cose da dichiarare”no”. Poi controllo bagagli, scansione dita e fotografia…in pratica dopo un’ora e mezza ancora dobbiamo uscire.

L’aiuto di Andrea, l’italiano parlante russo è notevole.

Comunque tutto bene, siamo in Turkmenistan, troviamo la guida e si parte verso Kunya-Urgench.

Kunya-Urgench è uno dei tre siti UNESCO del Turkmenistan. Buona parte dei monumenti presenti sono  completamente o parzialmente collassati. Ad oggi il sito contiene tre piccoli mausolei del dodicesimo secolo più quello maggiormente elaborato del quattordicesimo secolo dedicato a Turabek-Khanum, restaurato nel 1990. Il simbolo del luogo è il Minareto di Kutlug-Timur (undicesimo secolo) che, con i suoi sessanta metri di altezza, fu il minareto in mattoni più alto fino alla costruzione di quello di Jam. È degno di nota anche il mausoleo di Il-Arslan, il più antico monumento ancora in piedi: una cupola conica composta da dodici facce, che ospita la tomba del nonno di Muhammad II of Khwarezm morto nel 1172. Più a nord si trova una vasta necropoli medioevale.

La visita dura circa un’ora e mezza, percorriamo tutta la passeggiata in un verso e troviamo i nostri fuoristrada ad attenderci alla fine, ci hanno diviso in 4 gruppi e io sto con gli europei.

Si è comunque fatto tardi e dobbiamo mangiare, ci portano in ristorante tipico. Il menù è quello Uzbeko fondamentalmente,la qualità leggermente meno, anche se la zuppa di carne e quella di ceci sono particolarmente buone.

Sono quasi le 3,30 e dobbiamo percorrere la lunghissima strada che ci divide dalla prossima meta, forse il posto più famoso qui: la porta dell’Inferno. Per arrivare dobbiamo subirci per oltre un’ora il “massaggio turkmeno”, in pratica sarebbe lo sballottamento all’interno della macchina sulle strade sconnesse, oltre ad almeno altre 3h di strada abbastanza normale.

Si arriva vicino al campo base verso il tramonto, l’impressione iniziale è veramente strana, una distesa di sabbia e piante desertiche, del cratere non c’è la minima presenza.

Saliamo sulle dune con il pickup e poi scendiamo lungo un sentiero che porta ad un enorme distesa pianeggiante… è lì che si trova! Un enorme foro nel terreno praticamente invisibile ad altezza umana fino a che non si arriva in prossimità, dopo di che compare questa enorme voragine che emana fiamme e calore. Il giorno non è bellissimo, impressiona ma non rende quanto la sera….la notte da il meglio di sé.

La storia del luogo.

La porta dell’inferno: si tratta di una voragine di origine artificiale nel mezzo del deserto del Karakum causata da un incidente nel 1971 quando una perforazione effettuata con lo scopo di cercare petrolio ha fatto crollare il terreno e aperto una via di fuga al gas naturale che è stato incendiato volontariamente per evitare conseguenze ambientali peggiori. Da allora il cratere brucia ininterrottamente, tanto che i locali gli hanno dato il nome di “porta dell’Inferno” ed ha una superficie totale di 5.350 m².Il cratere è situato vicino al piccolo villaggio di Derweze. Per una curiosa coincidenza Derweze, anche nota come Darvaza, significa “porta” in lingua turkmena. Conta circa 350 abitanti, per la maggior parte della tribù Teke che mantengono uno stile di vita seminomade.

Cena tutti insieme sotto una copertura a non più di 300m dal cratere e poi tutti a fare foto. Intorno a noi sono accampati alcuni equipaggi della Mongol Rally, ci sono anche diversi italiani con cui scambiamo informazioni e curiosità. Verso mezzanotte ancora siamo intorno alla bocca di fuoco per poi andare a ninna nella yurta. Si dorme veramente bene, però all’alba con il mio amico ormai Jean-Baptiste ci alziamo praticamente insieme senza avere messo sveglia o altro e si riparte.

Colazione presto, il sole è alto, c’è molta strada da fare, stavolta si passa per Daşoguz ci risparmiamo la parte peggiore, quella del massaggio per intenderci.

Daşoguz, precedentemente Tashauz o Tašauz, è una città del Turkmenistan settentrionale. Si trova nell’oasi occidentale di Khorezm (Khwārezm). Capoluogo della provincia omonima è attraversata dal canale di Shavat, che prende l’acqua dal vicino Amu Darya (antico fiume Oxus)e divide la città in sezioni settentrionali e meridionali.

Da qui si torna al confine, per uscire abbiamo sempre la precedenza e la burocrazia meno rigida, nonostante tutti i fogli da compilare, lo scanner bagagli ecc.

Diciamo che uscire dal Turkmenistan e rientrare in Uzbekistan stavolta ci impegna una sola ora.

Si torna in Uzbekistan e fondamentalmente si torna a casa, con Andrea e Jean pranziamo assieme e poi tra oggi e domani tutti per la propria strada, chi torna a casa, chi continua il suo viaggio per l’Uzbekistan al contrario del mio, cioè scendendo da ovest ad est e chi continua il suo viaggio per il mondo.

Come sempre le mie conclusioni:

Mi è piaciuto? Sì, tantissimo, i posti,le persone locali, le persone conosciute, ma soprattutto “mi” sono piaciuto. L’Uzbekistan è bello, però è anche vero che città come Taschkent sono tutte ricostruite, Samarcanda al di fuori della bellissima parte storica, che comunque vale il viaggio da sola, poi è dispersiva e anonima; discorso diverso per Bukhara forse la città più vera e ancora più schietta dove si respira veramente l’aria che fu…ma con l’impressione che con tutte le nuove costruzioni in crescita tra qualche anno sia notevolmente diversa. C’è poi Khiva, una perla dentro le mura che però a me ha dato l’idea di un museo e che lascio in terza posizione dopo Bukhara e Samarcanda, poi c’è la natura, grezza, severa e maltrattata, la parte nord dell’Aral è impressionante per capire quanto l’uomo posso influire su tutto. Al primo posto metto la gente, ecco perché amo questi viaggi, le persone sono incredibilmente amichevoli, disponibili, curiosi, ti fermano per sapere da dove vieni e cominciano a domandarti di tutto, ti invitano a pranzo, ti danno la mano, i bambini salutano e vogliono foto ma non sono mai in cerca di qualcosa. Soprattutto questo viaggio ha cambiato me, forse per la prima volta ho la consapevolezza di sapermi districare in tante situazioni, ho conosciuto persone ovunque, ho inviti in Giappone, Turchia, Germania, Uzbekistan, Francia, Pakistan e altri posti, sono riuscito a organizzare un viaggio con volo di andata e ritorno e due treni in una terra dove in pochi parlano inglese ma tutti vogliono aiutarti e anche se non direttamente magari hanno un amico o un fratello che fa al caso tuo, con un autista addirittura mi è capitato anche di fare la fuga da un posto di blocco scappando a tutto gas (lì me la sono fatta sotto…).

Forse il Mondo e le persone non sono così come vediamo alla TV, forse bisognerebbe far vedere anche il bello delle cose, farà meno notizia, ma fa benissimo all’anima.

Torno a casa con la voglia di ripartire, ed infatti ripartirò non appena arrivato per un’altra avventura, stavolta con me il mio essere speciale!

Un ringraziamento speciale al mio spacciatore di biglietti aerei, Rachele di Vicotours, sempre carina e precisa per ogni richiesta!! 😉

https://www.instagram.com/flaviodmt76/

Se volete lasciate un commento, per la privacy ci sono due caselle da compilare ma sono invisibili a tutti.

info utili:

Il visto: non c’è più ma ormai lo sanno tutti.

La registrazione: entro 3 giorni, dopo 3 e poi basta….molto semplicemente vai in un hotel e al checkout ti danno un tagliandino sia che stai lì per una settimana che un giorno eccoti registrato, se si sta ogni giorno in un hotel diverso alla fine avrete tanti tagliandini quanti hotel avete soggiornato, al momento di uscire dal paese li consegnate…ma all’uscita nessuno vi chiederà niente! Se soggiornate in una casa privata dovrebbe essere il padrone a registrarvi… lì è più complesso.

Soldi: gli ATM ci sono anche tantissimi, però funzionano al 98% con Visa, se come me avete Mastercard solo l’Osaka Bank vi salverà oppure in molti ATM c’è la possibilità di cambiare i soldi in Som, con la scusa della carta Mastercard anche tanti hotel  e ristoranti ci marciano…… anche qui leggende di conservare tutte le ricevute ufficiali di cambio per limitare il mercato nero…a me nessuno ha chiesto mai nulla

Polizia: ho sempre portato dietro il passaporto, nessuno me lo ha mai chiesto, però la polizia è ovunque, soprattutto per i turisti, veramente gentilissimi non mi avrà chiesto i documenti ma mi ha trovato taxi, danno info, poi se ti serve un favore a tutto c’è una soluzione.

Sicurezza: sorvoliamo…penso che si può girare da soli a qualsiasi ora in qualsiasi posto.

WiFi: in ogni hotel anche se whatsapp per le chiamate è mooooooolto lento. Nei posti tipo ristoranti o altro difficilmente si trova o non lo danno.

Israele – Palestina aprile/2019

24 aprile, day 1

Non so a chi sia capitato di arrivare la sera prima a casa, prendere una valigia, preparala, poi ricevere una telefonata, prendere un’altra valigia, andare in aeroporto la mattina successiva senza sapere se riuscire a partire, poi imbarcarsi al volo verso una di quelle mete che se ne sente spesso parlare ma che non poi se ne conosce veramente poco.

La destinazione è Israele.

Il volo atterra alle 18 locali (+1 rispetto all’Italia), in cerca di un ATM per prelevare qualche Sheqel e poi taxi e via, hotel prenotato al volo direttamente dall’aeroporto. La sera piccolo giro di ambientamento e poi a ninna. La città non è grandissima ma è veramente strana, case vecchie sono circondate da palazzi alti e moderni, la gente è “prepotente” se decide di passare non importa se stai in mezzo, le auto suonano in continuazione, i monopattini sfrecciano ovunque, però non c’è mai alcuna sensazione di pericolo, anzi c’è aria di festa, qui è Shabbat shalom e poi venerdì e sabato è la loro Pasqua. Cena veloce e si rientra… domani si comincia sul serio.

25 aprile, day 2

Si parte la mattina con una bella corsette sul lungomare di Tel Aviv, c’è una pista ciclabile e pedonale lungo tutta la spiaggia fino a Giaffa, ci sono ristoranti, tanti spazi verdi e spazi attrezzati per grandi e piccoli.

Dopo una doccia si comincia a fare il turista, la temperatura è ideale per camminare….si parte. Prima sosta il mercato! Affollamento al massimo, bancarelle ovunque, in vendita qualsiasi prodotto: cibo, vestiti, spezie, pesce, anelli e collane, frutta fresca e secca…insomma il classico mercato….

 

E’ giovedì e domani inizia la Pasqua ebraica, qui fanno scorta di cibo, in giro c’è aria di festa. Tel Aviv non ha molto da vedere, è una città giovane dove si fatica a trovare persone anziane in giro, soprattutto la sera è piena di locali e ragazzi, tante abitazioni sono in costruzione e il ri-modernamento è totale, probabilmente se tornassi tra una decina d’anni il nuovo avrà seppellito tutte le abitazioni vecchie, i prezzi sono alti…molto alti, come mi ha detto una persona del luogo tra poco si pagherà anche l’aria, qualsiasi cosa è molto cara anche il più classico frullato del mercato.

 

La parte più suggestiva ed antica è Giaffa con il suo porticciolo.

Anche qui c’è la parte del mercato, dove negozi più moderni si affiancano a botteghe “dell’usato” e prodotti tipici.

Intanto si è fatta sera…..cena di quelle tipiche, di quelle che mi piacciono e poi si rientra…. a piedi, almeno 20km oggi sono stati percorsi.

26 aprile, day 3

Giornata di trekking, si parte per la riserva di En Gedi e poi per il Mar Morto. Le strade sono buone e le autostrade gratis, lungo il percorso ci sono numerosi controlli, sia della polizia per eccessi di velocità che posti di blocco con militari.

Dopo circa 2 ore da Tel Aviv si arriva a En Gedi.

En Gedi è una riserva naturale ricca di sorgenti e quindi aree verdi in mezzo alle rocce del deserto, accanto al Mar Morto già in questo periodo è molto caldo, all’interno inoltre non è consentito neanche mangiare (in teoria…). Tra le varie sorgenti la più importante è quella di David che, come per tante, altre lungo il suo cammino crea varie cascate le quali ,visto il caldo, sono prese d’assalto dai visitatori. Ci sono numerosi percorsi all’interno della riserva, essendo venerdì quelli più facili o quelli che portano alle cascate più famose sono molto affollati.

Non mancano comunque percorsi più difficili dove arrampicarsi o per rimanere più soli, inoltre più si sale più la vista verso il Mar Morto si apre ed è bella.

Inoltre in alcuni tratti è anche possibile camminare nel fiume ed è molto rinfrescante. La visita al parco porta via più di mezza giornata sicuramente, da evitare sicuramente nei mesi estivi e …. nei giorni di festa …. 🙁

Tappa successiva il rilassante Mar Morto. Ci sono alcune spiagge libere, però per circa 50ILS (12,5€) è possibile andare in uno stabilimento attrezzato che fornisce di seggiolini, trasporto andata ritorno per le spiagge……ma soprattutto una doccia al termine del bagno!!

Piccolo incipit sul Mar Morto: è morto! non c’è vita dentro, è salato ed è un lago!…. vabbè in altre parole…. è propriamente un lago situato nel Vicino Oriente tra Israele, la Giordania e la Cisgiordania nel deserto della Giudea, parte della regione storico-geografica della Palestina.
Esso si trova nella depressione più profonda della Terra, generatasi nei millenni per effetto dell’evaporazione delle sue acque non compensate da quelle degli immissari, che è anche causa della sua alta salinità.
Attualmente il livello dell’acqua del bacino superiore (settentrionale) è a circa 415 m sotto il livello del mare ed il divario continua ad aumentare, dato che il livello continua a scendere, ponendo anche il problema della sua scomparsa nel medio-lungo termine.

Il Mare quindi è salato!! Ma così salato che solo chi c’ha messo piede può immaginare quanto, impensabile pensare di tornare a casa dopo essersi immersi (immersi poi è una parola grossa… si galleggia che è una meraviglia e poi non provate a mettere la testa nell’acqua se non avete acqua dolce nelle immediate vicinanze…… fidatevi l’ho sperimentato, non si aprono più gli occhi).

Purtroppo in questo periodo chiude quasi tutto alle 17…. quindi non rimane che rientrare dopo un bel trattamento di fanghi e sale. Domani altra giornata caotica e impegnativa…

27 aprile, day 4

Partenza presto, oggi è sabato l’ultimo giorno di Pesach la destinazione è Gerusalemme, ma prima c’è l’intenzione di andare a Betlemme e per arrivare nei territori Palestinesi bisogna lasciare l’auto (se c’è una cosa difficile in Israele è parcheggiare, o meglio i parcheggi ci sarebbero pure, però non ci sono le colonnine per pagare, bisogna avere un’app con carte di credito israeliana….insomma per i turisti è veramente problematico, bisogna girare per cercare un parcheggio custodito a pagamento e passa la paura), una volta lasciata l’auto per oltrepassare il confine si prende l’autobus oppure ci si affida ad un taxi che sotto compenso ci pensa lui a trovare i controlli meno difficili da superare e magari riesce pure ad organizzare anche un tour nella città. Scelta la seconda ipotesi prima di visitare Gerusalemme si parte per Betlemme.

Betlemme

La città non ha niente di particolarmente affascinante, l’attrazione principale è la Chiesa della Natività che grazie all’autista del taxi ,insieme ad altri italiani portati qui allo stesso modo, riusciamo a visitare soltanto anche un po di fila per entrare in quella che è la caverna dove nacque Cristo, la chiesa è divisa al suo interno in varie zone, c’è la parte Armena, quella ortodossa, quella cristiana…

Dopo la chiesa visita veloce nella piazza e in alcuni vicoletti poi direzione barriera di separazione Israelo-Palestinese.
La barriera di separazione israeliana (in ebraico: גדר ההפרדה, o חומת ההפרדה, od anche גדר הביטחון, rispettivamente “barriera di separazione”, “muro di separazione”; in arabo: جدار إسرائيلي عازل‎, “barriera di separazione israeliana”) è un sistema di barriere fisiche costruito da Israele in Cisgiordania a partire dalla primavera del 2002 sotto il nome di chiusura di sicurezza (o security fence in inglese). Israele lo considera una barriera contro il terrorismo mentre i palestinesi la chiamano segregazione razziale o muro dell’apartheid. La barriera, il cui tracciato di 730 km è controverso ed è stato ridisegnato più volte particolarmente a causa di pressioni internazionali, consiste per tutta la sua lunghezza in una alternanza di muro e reticolato, con porte elettroniche.
Questa barriera è chiamata muro salva-vita da un lato, muro della vergogna o muro dell’annessione dall’altro. Alcuni parlano anche di muro dell’Apartheid. I palestinesi si riferiscono spesso a questa barriera usando l’espressione araba jidār al-faṣl al-ʿunṣūrī, che può significare tanto muro di separazione razziale, quanto muro di separazione razzista.
Il nome ufficiale che lo Stato di Israele dà a tale muro è, comunque, chiusura di sicurezza israeliana o barriera anti-terrorista o, ancora, muraglia di protezione. Dalla parte Palestinese il muro è stato preso e decorato da murales da parte di numerosi artisti, forse il più famoso è Banksy che ha lasciato varie decorazioni.

 

Il viaggio a Betlemme termina qua purtroppo….si torna in Israele

Gerusalemme

La città è stracolma di persone, raggiunta la porta di Damasco si entra nella città vecchia e ci si ritrova in un marasma totale, dentro c’è chi vende frutta, bancarelle improbabili per il luogo, negozi fissi e ambulanti, piccole camionette che vorrebbero passare ovunque nonostante la densità sia di almeno 10 persone al metro quadro, pellegrini, turisti, religiosi, chi fa la via crucis (via Dolorosa) e si ferma in gruppo sotto le stazioni creando ingorghi assurdi, guardie ovunque che cercano di mantenere l’ordine.

Il luogo comunque è magico, aggirando la folla mi ritrovo davanti alla chiesa dell’Ecce Homo, in pratica all’inizio della via Crucis, poco più avanti c’è la prigione di Cristo e dei due ladroni, entrando all’interno stranamente ci sono pochissime persone, però nonostante io non sia un fanatico religioso questi posti ti entrano nell’anima, magari perché ne abbiamo sempre sentito parlare ed una volta così a contatto riaffiorano vecchi ricordi e sensazioni, non lo so però per qualche istante resto paralizzato…

La via Dolorosa è ancora pienissima di persone, cosi si devia verso il Western Wall o più comunemente Muro del Pianto. Qui per entrare bisogna superare l’ispezione ed i metal detector.

Per quanto io abbia visto questo luogo tante volte in immagini una volta vicino è diverso da come mentalmente ricostruito, c’è una piccola discesetta prima di arrivare, così dopo aver messo la papalina come tutti vado a fare la mia preghiera in uno dei posti più famosi al mondo.

Il muro è enorme, alto, in ogni fessura pieno di foglietti ripiegati, levigato da milioni di mani nel corso degli anni. C’è il divieto di fare foto, usare telefonini ecc essendo ancora Shabbath.

Il muro separa la parte ebrea dalla parte musulmana della città, il bello di Gerusalemme forse è proprio questo: l’incrocio di varie religioni in un chilometro quadrato di grandezza, c’è la parte Musulmana, quella Armena, quella Cristiana e quella Ebrea; così mentre la gente prega rivolta verso il muro, nella parte dietro il Muezzin dal megafono intona i canti in arabo che si propagano su tutta l’area… una cosa da vivere per essere descritta.

Si prosegue per quello che è l’altro luogo principale dei questo luogo, la chiesa del Santo Sepolcro.

Ripresa la via Dolorosa e seguendola fino al termine si giunge al Santo sepolcro il luogo dove Cristo fu cocifisso e successivamente sepolto.

Anticamente il calvario era fuori le mura su una collina e più in basso c’era poi il sepolcro, ora la chiesa ingloba entrambi questi luoghi al suo interno ed ovviamente è quasi al centro della città.

Appena si entra nella chiesa alla destra ci sono delle ripide scale da salire per raggiungere l’altare dove ci sono i resti della collina ed è indicato il punto dove si dice fosse piantata la croce nel terreno, una volta riscesi c’è una grande pietra dove fu posto il corpo di Gesù una volta tolto dalla croce ed ancora più a sinistra c’è l’edicola con all’interno il santo sepolcro.

La giornata continua ancora tra le vie fino a sera, fino a che non c’è più la folla; nonostante le tantissime persone mai ho avuto sensazione di pericolo,  il posto è veramente magico, impregnato di storia, un luogo fuori dal tempo, un luogo da visitare.

Si rientra, domani ultimo giorno.

28 aprile, day 5

Riconsegnata l’auto e fatta colazione si gira per Tel Aviv in quelle zone non ancora viste, con pranzo sulla spiaggia e pomeriggio sdraiati al sole di un aprile non così caldo.

Mi mancherà questa breve ed improvvisata vacanza, come mi manca la mia guida… ti voglio bene!

Al prossimo viaggio.

 

 

Cammino di Santiago marzo-aprile/2018

27/3/2018

Tutto pronto, borsa fatta, siamo intorno ai 10Kg, purtroppo il clima non si prevede dei migliori e quindi sono costretto a caricare un mix di 4 stagioni di indumenti. Ci siamo, domani si parte.


28/3/2018

Oggi non si cammina, si vola. Sveglia alle 4,11 e alle 4,30 si parte direzione Fiumicino. Aereo alle 7:40 puntuale ed alle 10:20 sono a Madrid.

Bella giornata. Mangio qualcosa nell’attesa del bus delle 13,45 che mi porterà ad Astroga la mia città di partenza, non sarà tutto il “Camino” per me ma ho bisogno di fermarmi e mettere ordine alla mia vita, non so quanto questo viaggio possa aiutarmi, ma è una cosa che volevo fare da tempo e spesso per come siamo fatti se la vita non ti dà dei ceffoni per svegliarti non abbiamo mai il coraggio di decidersi. Adesso ho deciso finalmente di partire, ma quanto io sia pronto fisicamente e mentalmente per questa avventura non lo so ancora.

Dopo molto girovagare trovo la piazzola dove partirà il mio autobus. Grazie all’aiuto di una signora capisco che il bus che ho preso in realtà mi porterà solamente alla stazione fuori Madrid dove poi prenderò quello diretto per Astorga. Il viaggio di oltre 3 ore passa rapidamente grazie anche alla TV che ogni posto ha a sua disposizione….il mio film “the Martian”.

Arrivo ad Astorga e mi reco all’Albergue dove mi sitemano con dei signori Finlandesi loquaci, un pò attempati, sono alla loro 3a parte di cammino e forse l’ultima, sono partiti da S.Jean PDP e ogni anno fanno parte del percorso francese. Mi chiedono se ho intenzione di arrivare a Santiago e perchè sono in viaggio. Uno di loro quando capisce il mio periodo incasinato mi fà: “you are here…the life is somewhere” probabilmente ha ragione, i problemi sono altrove, spero qui di trovare la serenità per analizzarli nei lunghi momenti solitari, quello che infatti qui si capisce subito è che il tempo non ha molta importanza. In questo poi la Spagna è la terra ideale, le giornate nonostante ancora sia Marzo sono lunghe, ricordo che non c’è fuso orario diverso dall’Italia nonostante sia molto più a Ovest, gli Spagnoli poi mangiano alle 22:30 ed oltre quindi c’è sempre movimento e non c’è mai la sensazione di essere in ritardo.

Caffè ed alle 21,30 si comincia a pianificare la prima tappa, alle 22:00 già dormo.

 


29/3/2018

Si parte….a piedi finalmente!! Fa freddo, i primi km non sono impegnativi, ho stabilito per i  giorni a mia disposizione di mantenere una media di 28Km giornalieri. Ne percorro 20 di chilometri e mi fermo a mangiare un bel bocadillo al prosciutto. Provo a scrivere il mio taccuino da viaggio ma ho le mani così irrigidite da non scrivere con la consueta scioltezza. Fisicamente sto bene, le gambe vanno, ma lo zaino piano piano sta diventando un macigno. Durante la marcia ho fatto alcune centinaia di metri con un americano di Yellowstone simpatico e loquace, ma non aveva il mio passo, si ferma inoltre a fotografare qualsiasi rudere dicendo che in America non ci sono cose vecchie, in effetti come dargli torto. Ovviamente in questi primi paesini minuscoli i pellegrini sono trattati bene essendo l’unica fonte di reddito o quasi. Pranzo a Rabadal del Camino, dopo questa mattinata cominciata prima dell’alba anche un sasso sarebbe buono, ma il bocadillo lo è veramente e pure la birretta.

Fine della tappa a Foncebadon dopo altre 2 ore di passeggiata, nevica! l’ostello parrocchiale è chiuso, mi fermo ad uno vicino che con 18€ dà pernotto, cena e colazione. Doccia, bucato e mi riposo fino alle 16. Nevica abbastanza bene e fa molto freddo, metto orologio e telefono a caricare. Caffè, le previsioni non promettono nulla di buono, dicono che prima delle 8:00 difficilmente si potrà riprendere il cammino. Nell’attesa dopo lunga riflessione ho comprato la nuova TV sui siti on-line, tutte le altre riflessioni filosofiche esistenziali sono rinviate a data da definire…ci sarà tempo.

Cena con zuppa, pesce ed insalata. Vicino a me c’è un belga con il quale ho parlato a lungo di birra d’abbazia e mi ha consigliato un bellissimo convento dove fanno birra artigianale in edizione limitata.

Sono le 21:45 tutti a nanna, fuori nevica ancora!


30/3/2018

Sveglia presto, sono le 6:30. E’ tutto bianco , c’è vento forte e nevica. Mi lavo, preparo la borsa. Oggi scarponi, lascio le mie belle scarpe da trail-running più che collaudate e mi devo mettere questi scarponi, sono usati ma mai per percorsi di oltre 25-30km.

Colazione con fette biscottate, marmellata, biscotti, succo di frutta, latte e caffè. Sono pronto alle 7:22.

Ancora è buio il sole sorge tardi qui ed il tempo non aiuta. Poco importa entro le 8:00 siamo già quasi tutti fuori. Buen Camino!

Quanta neve a terra e quanta ancora scende, partiamo in gruppo, ma il sentiero è troppo innevato e dobbiamo deviare seguendo la strada asfaltata che dopo lo spazzaneve è praticabile. Sono attrezzato per il freddo, anzi oggi lo zaino è anche un pò più leggero. La tradizione vuole che alla Cruz de Hierro si getti un peso portato da casa, io come molti il peso lo abbiamo portato da casa ma non si può gettare, magari si potesse, è un peso interiore, perciò mi limito a lanciare un peso portato da 2 giorni. Camminare a questi ritmi e con questi paesaggi però rilassa, forse è solo un caso o forse perchè la Cruz sta nel punto più alto e poi si comincia a scendere e quindi in effetti la fatica diminuisce, sarà il sasso o la discesa, ma un pò meglio mi sento. Ascolto mia figlia tramite Wup e mi scalda il cuore…dopo due giorni effettivamente mi sento meglio. Dopo una ventina di chilometri arrivo a Molinaseca, pranzo con il solito panino, stavolta salame piccante e formaggio e una cerveza. E’ l’una si riparte destinazione Ponferrada.

A Ponferrada incontro Melanie, una ragazza argentina con un’allegria incredibile ed una storia simile alla mia, in realtà ci siamo già visti ad Astorga appena partiti il primo giorno, però lei cammina veloce e dopo pochi metri già era sparita in lontananza. Ci fermiamo all’ostello parrocchiale e dormiamo in una stanza dove c’è anche un polacco che vive e lavora in Norvegia dopo che ha perso tutto per un investimento sbagliato. Con Melanie e due spagnoli andiamo in giro per Ponferrada, visitiamo la città ed il castello. Ceniamo tutti insieme.

Domani altri 29km in programma.

 


31/03/2018

Da Ponferrada partiamo alle 7:30, siamo io, Melanie (Argentina), Loraine (americana di NY), Vicente e Vicente Jr due spagnoli (sembra l’inizio di una barzelletta…).

La cosa bella del camino però è che ognuno ha il suo passo, non c’è problema nel lasciare il gruppo o aggregarsi ad altri. Così dopo poco rimaniamo io e Melanie, per tutti la metà “dovrebbe” essere Pereje. Ci fermiamo dopo 10Km a colazione con la classica frittata di patate e caffè, poi continuiamo fino a Villafranca de Bierzo, pranzo e spesa per la cena. A Pereje arriviamo solo noi però il nostro gruppetto si è sbriciolato nel tragitto.Oltre 29Km in totale ma cominciamo ad avere alcuni acciacchi, io almeno ho un fastidio alla caviglia.

Prepariamo la cena e a tarda ora arriva un coreano. La sua storia ha dell’incredibile: incidentato prima di partire (lui da SJPDP) ha una protesi all’anca per uno scontro in moto, va così piano che sui Pirenei non equipaggiato a dovere ha rischiato il congelamento delle mani, così ha tutte vesciche sugli arti e intorno alle labbra (e ne è passato di tempo per lui dai Pirenei), ha perso il telefonino in una caduta e riesce a camminare ad una velocità massima di 2,5- 3 Km/h. Gli offriamo la nostra pasta e lui in cambio mette il dolce. Certo che se il coreano è riuscito a fare oltre 450Km così ridotto tutti possiamo fare qualcosa di grande, forse è soltanto la forza del Camino. A letto presto.


01/04/2018

Oggi è Pasqua, anche se in questi paesi minuscoli non c’è alcuna aria di festa. Si parte abbastanza tardi sono le 8:00. Tappa difficile 25km con la salita finale a O’Cebreiro di 9Km ed un bel dislivello. Ancora una volta siamo io e la ragazza argentina, abbiamo scherzato molto durante il viaggio sicuramente ottima compagnia. Oggi però non va, comincio ad avvertire dolori ai tendini della tibia del piede destro e la salita nella neve e fango che porta a O’Cebreiro è la mazzata finale. Sono le 15,30 quando arriviamo.

Qui per via della festività e della neve c’è tanta gente, e dopo vari giorni di solitudine a cui mi stavo abituando mi trovo in una confusione turistica. Doccia e riposo, giriamo un pò per il piccolo paesino  e ceniamo con un ottimo polipo alla gallega. Si va a nanna il piede è da buttare e mancano ancora oltre 170 Km a Santiago….sono preoccupato!


02/04/2018

Oggi sarà dura, alle 8:00 colazione al bar con pane bruscato e marmellata e latte macchiato. Poi si parte…va male, i tendini a freddo fanno un male cane, nel senso che sembra un cane che morde ad ogni passo, Melanie continua con il suo passo, io preferisco rallentare, uso i bastoncini che fin’ora avevo portato e mai utilizzato (grave errore, lo zaino pesa e i bastoncini sarebbero stati d’aiuto anche prima), inoltre nevica ancora e poi a mano a mano che si scende la neve si trasforma in acqua gelida. Dopo 22 km arrivo a Tricastela, decido che per oggi basta così, domani devo partire presto e recuperare qualcosa, anche se i tendini fanno male anzi malissimo, dovrei riuscire a fare almeno 35 km per riportarmi in media. L’altra gamba tiene per il momento, arrivo all’albergue di Tricastela, pago i soliti 6€ e poi con il ghiaccio preso al bar vicino mi distendo sul letto. Sono veramente abbattuto ho paura che la situazione può solo che peggiorare e sono ancora a oltre 145 km  dal traguardo. Se domani non va dovrò prendere l’autobus o il taxi,  non ho neanche voglia di pensare alla cena.

Decido dopo un’ora di riposo invece di ripartire, non mi bastano i 22 km inoltre la ragazza tedesca sotto al mio letto ha deciso che non ha tempo di lavarsi ed emana un odorino veramente particolare, forse è la spinta che mi ci voleva. Mi rivesto, zaino al volo e si riparte, direzione Calvor, prendendo il cammino più corto anziché quello più panoramico, sono comunque altri 14 km!!! per arrivare a qualcosa dove posso trovare un letto. Vado, piove a dirotto, il tratto però è bellissimo, fiumi, boschi, mucche al pascolo.

Dal gps che ho nel mio orologio dovevano essere 13 km  circa invece dopo 15 non si vede nulla oltre alla campagna, ho trovato un negozietto e preso il ghiaccio, ma l’albergue del pellegrino non si vede, impreco per quasi tutti i passi che ho fatto, ne tiro giù parecchie perchè ho esagerato, la gamba fa malissimo e non so quando arrivo.

Chiedo informazioni, manca circa un km quando finalmente arrivo a Calvor. Dio esiste!!!

Nonostante le imprecazioni chi trovo nell’albergue con me? tre ragazze di Santiago…. del Cile, mi vedono in difficoltà dopo i quasi 40 km e con mio stupore una delle tre ragazze (anche molto carina) decide di occuparsi di me perchè è dottoressa e anche agopunturista! Mi dice che al ritorno dalla cena comincerà a punzecchiarmi, si chiama Emilia ed è fantastica.

Non avevo mai fatto l’agopuntura fino ad oggi, ma posso dire che funziona.

Piccola nota: lo zaino ormai non lo sento quasi più, fa parte di me anzi è tutto il mio mondo, ogni giorno stringo un pò la cinghia sembro quello di “into the wild”. Dio esiste e sta a Santigo..del Cile.


03/04/2018

L’agopuntura funziona il problema è che bisogna ripartire e dopo qualche chilometro non fa male solo il destro, ma per quanto l’ho sforzato ora comincia a far male anche il sinistro, visto che ieri ho fatto molti chilometri parto insieme alle cilene verso le 8:30. Ci fermiamo dopo 20 km per pranzo, zuppa, ghiaccio e Oki, il dolore non passa. Dopo altri 10 km si arriva a Portomarin, sono esausto, i piedi sono arrivati, altra seduta di agopuntura. Si cena con riso, cereali, pesce in scatola, dopo cena caffè e poi a nanna, ma si dorme molto male con i tendini delle caviglie che non sopportano neanche il sacco a pelo appoggiato sopra.

 

 

 

 


04/04/2018

Oggi devo fare almeno 32 km, faccio stretching, le cilene decidono di fermarsi a Palas de Rei come suggeriscono le guide…io devo continuare, peccato sono di nuovo solo. Emilia però mi ha insegnato tanto, viaggerà per quasi 3 mesi in Europa, ha perso tempo per me nonostante non mi avesse mai incontrato prima d’ora, con le altre raccoglie tutta la plastica che incontra nel suo pellegrinare, forse la gente buona c’è basta solo cercarla.

Sono arrivato a Casanova, per ora siamo solo in 3 (io e due giovani tedesche che parlano solo fra loro), mi lavo e ceno con pollo e patate presi prima di arrivare. Al dolore dei piedi ormai mi sono abituato, la mia testardaggine vincerà. A letto presto domani altri 40 km in modo che per l’ultima tappa ne resteranno solamente 20. Good night!


05/04/2018

Parto presto, sono le 07:30.

Attraverso Melide e nella piazza principale un taxi si accosta al marciapiede proprio mentre passo io, sembra arrivato per me e per una decina di secondi mi fermo in meditazione, anzi faccio pure qualche passo verso di esso… ma poi desisto mi giro e continuo. Ho preso l’ibruprofene, che qui penso sia la medicina che va per la maggiore, banane, cioccolata e acqua. Mi fermo per pranzo dopo 20 km, prendo una bella minestra di lenticchie. Le gambe forse per gli antidolorifici o per rassegnazione al dolore sembrano dare meno fastidio. Arrivo fino a Santa Irene, ho percorso più di 44 km, domani per Santiago ne mancano solo 23.

All’albergue per la prima volta comincio a incontrare famiglie con bambini, l’effetto degli ultimi 100 km si comincia ad avvertire, nonostante il periodo.

Per cena panino imbottito e birra.


06/04/2018

Ci siamo, oggi si arriva, sveglia alle7:00, lavata veloce e zaino, si riparte… ma prima l’ennesima lezione del Camino: “mai giudicare”!

Parlo con un signore che ieri un pò puzzolente ha impiegato 2 ore prima di andare a farsi la doccia restando nel dormitorio a leggere sulla brandina. Sembra un derelitto, zoppica ma più per la veneranda età che per acciacchi vari. E’ partito da Burgos (se fossi partito io da Burgos ora sarei senza gambe) ha una storia complicata dietro ma un sorriso enorme, ha una guida che ogni giorno lo aiuta durante il suo viaggio e ha deciso che sarebbe arrivato a Santiago nonostante tutto. Parla 3 lingue benissimo ed è francese. E’ proprio vero che tutti abbiamo la nostra storia e non dobbiamo fidarci delle apparenze, se qualcuno poi prende un bus, un taxi o cerca aiuto probabilmente c’è un motivo ed in molte situazioni lo avremmo fatto anche noi. E’ ora di andare sono le 7:40 e Santiago ci aspetta.

Le gambe vanno e piove ancora, in 10 giorni avrà piovuto 6, 2 volte neve e 2 volte sole.

Mi fermo dopo 5 km per colazione e dopo altri 7-8 km per un caffè, oggi c’è gente ed il percorso non è bello. Ci sono tutti, da chi ha percorso 800 km a chi sta facendo la scampagnata con zainetti così piccoli che non c’entra neanche una bottiglia d’acqua, che quando li guardi pensi: ” così non vale!”, poi pensi al tuo di zaino che ormai è diventato un amico e pensi che è stato un compagno ideale, che in ogni momento ti è stato accanto e ti ha fatto sentire sempre la sua presenza, a volte è stato pesante ma spesso è stato d’aiuto.

Santiago si avvicina, la pioggia toglie molto panorama dalla vista. Arrivo verso l’una, passo per la Cattedrale e poi vado a ritirare la Compostela o meglio il certificato di distanza. Per oggi ho prenotato un hotel, il primo di tutto il viaggio, avevo deciso di lasciarmi un giorno per visitare la città partendo il giorno seguente. Bagno bollente e quasi mi addormento nella vasca. Pranzo al volo alle 17 e poi alle 19 tutti a messa.

La messa è una sorta di giornata mondiale, ci sono tutti , da tutti i continenti, grandi e piccoli, acciaccati e turisti dell’ultima ora, ma quello che tutti si chiedono è se ci sarà il botafumeiro.

Io penso che il botafumeiro c’è sempre, perché ormai basta pagare alcune centinaia di euro (di solito in colletta) e magia…. il botafumeiro svolazza per tutto il transetto. Comunque è uno spettacolo piacevole e vedere questo proiettile con la scia di fumo sfrecciare da un lato all’altro è rilassante.

Il mio viaggio termina qui, il primo in solitaria ed il bello è stato proprio questo.

   


Le mie conclusioni

Ognuno ha una motivazione personale per compiere un pellegrinaggio, probabilmente la stragrande maggioranza dei pellegrini non ha alcuna intenzione di effettuare un Cammino sacro, però forse abbiamo tutti bisogno di una pausa. Ecco forse la parte magica del Cammino è proprio quella di isolamento, di trovare il tempo per te, se ci pensate ogni tappa che sembra infinita ci porta, in situazioni quotidiane, spesso a tratti più brevi di quelli che facciamo per fare la spesa o andare al centro commerciale, a piedi e nella natura invece hai tutto il tempo per te. Io sono partito da solo portando con me tante questioni aperte, ovviamente molte sono rimaste tali, però forse meno pesanti ed un po’ più sviscerate. Ho scelto inoltre un periodo non proprio favorevole, ho incontrato freddo e neve, tanta pioggia, però ho capito che è in questi periodi che si incontrano le persone più autentiche, quelli che non vogliono fare la vacanza low cost estiva o magari andare a rimorchio, ma quelli partono perché vogliono o sentono che è giunto il momento. Io che ho fatto solo parte del percorso, gli ultimi 300 km, ho notato la differenza tra i primi 200 e gli ultimi, e non c’è paragone, la magia della solitarietá che c’è nel passeggiare in pochi è meravigliosa. Fatelo, fatelo da soli, non c’è pericolo nel percorso, parlate con tutti e non giudicate, anzi parlare a persone che possono darti consigli veri perché disinteressati non vi capiterà facilmente.

Buen Camino a tutti e buona vita!

https://www.instagram.com/flaviodmt76

www.youtube.com/watch?v=4UbdawsdokY&t=25s

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25/6/2018 Si parte

Eccoci, oggi si entra nel mondo del blog (mancavo solo io…un vero pioniere!!!) Comunque questo sito è un mio promemoria e un diario, spero che qualcuno leggendolo possa trarne ispirazione, curiosità, domande, oppure possa solamente dire “se lo ha fatto sto … perchè no?” Tra qualche giorno si parte con la prima avventura, ma bisogna imparare anche a usare questo mezzo e per ora sono all’abc!!!